Di Ana Vilenica, ricercatrice senior presso l’Istituto di Filosofia e Teoria Sociale, impegnata presso l’Università Södertörn in Svezia nel progetto SustainAction
La Serbia registra una delle aspettative di vita più basse d’Europa, con una popolazione che vive in media circa cinque anni in meno rispetto alla media UE. L’aria inquinata, l’ambiente degradato, l’aumento del rischio di povertà e la mortalità precoce stanno diventando i costi sociali dello sviluppo. L’estrattivismo predatorio nasce quando la ricerca del profitto attraverso lo sfruttamento estremo delle risorse naturali mina sistematicamente le condizioni che consentono la riproduzione della vita e la produzione futura, prosciugando sia la natura sia il lavoro umano.
Mentre si riducono i rischi per l’ottenimento del profitto, questi vengono al contempo scaricati sulla vita stessa. La morte è diventata una condizione necessaria del modello predatorio di sviluppo economico che privilegia il profitto – un modello che si sta sviluppando nella periferia europea a cui la Serbia appartiene. Città e paesi vengono uccisi e uccidono, come abbiamo visto nel caso del crollo della pensilina; si uccidono gli operai nei cantieri; si uccidono la natura e gli esseri viventi.
Ambiente compromesso ancora prima dell’apertura della miniera
I monti Homolje sono diventati uno degli epicentri dell’estrattivismo predatorio. È documentato che le attività di esplorazione della società canadese Dundee abbiano già danneggiato l’ambiente di Homolje ancora prima che la miniera vera e propria venisse aperta. La società conduce esplorazioni in questo sito dal 2005 e in questo periodo, attraverso modifiche e proroghe successive delle licenze esplorative, ha garantito una continuità di ricerca superiore ai 20 anni, sebbene la legge preveda che il periodo di esplorazione non debba superare gli otto anni per singola licenza.
In questo arco di tempo sono stati effettuati oltre 2.000 carotaggi esplorativi, il che costituisce di per sé un grave problema ambientale. A ciò si aggiunge la rapida costruzione di parchi eolici a Homolje, che sta portando a un disboscamento sconsiderato e alla distruzione degli habitat di specie animali e vegetali a causa dell’impiego di mezzi pesanti. Questa forma di violenza infrastrutturale è nota come eolo-estrattivismo, una sottocategoria dell’estrattivismo verde – quell’estrattivismo giustificato dalla necessità della cosiddetta transizione ecologica e dalla lotta ai cambiamenti climatici.
Ho visitato Homolje l’ultima volta a metà agosto, quando ho incontrato i guardiaparco dell’Esercito della Mlava (Mlavska vojska) per discutere della visita dei rappresentanti della Convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei dettagli naturali in Europa e della costruzione dei parchi eolici. La questione dell’impatto delle esplorazioni minerarie e della prevista miniera d’oro a Homolje è giunta all’attenzione della Convenzione di Berna, organismo del Consiglio d’Europa, attraverso un ricorso presentato nell’ottobre 2022. Il ricorso è stato promosso da Earth Thrive, i Custodi di Homolje (Čuvari Homolja), l’Esercito della Mlava ed Earth Law Center, che hanno segnalato la violazione da parte della Serbia degli obblighi previsti dalla Convenzione di Berna, in particolare per quanto riguarda la tutela degli habitat e degli ecosistemi acquatici dagli impatti delle esplorazioni minerarie.
La Convenzione di Berna aveva proposto di organizzare in Serbia un seminario per informare la popolazione sugli habitat delle specie protette e sulle ragioni per cui sia sconsigliato rilasciare licenze minerarie in tali aree, proposta che il Governo serbo ha ignorato, come riferito dai rappresentanti dell’Esercito della Mlava. In seguito, il caso è stato elevato al rango di cosiddetto “caso potenziale” – uno status superiore, ad esempio, a quello del progetto Jadar, per il quale è parimenti in corso una procedura – e si trova ora a un passo dal diventare un “caso aperto”.
Preoccupante situazione sul campo
I rappresentanti dei ricorrenti, del Ministero della Protezione dell’Ambiente, dell’Istituto per la Tutela della Natura, della Convenzione di Berna e della società Dundee hanno innanzitutto visitato la località in cui i guardiaparco avevano sorpreso a più riprese gli operai di Dundee a lavorare di notte, sebbene tali attività in quella zona siano vietate, principalmente per via della nidificazione degli uccelli. Dalla società hanno spiegato di essersi spostati da quel sito e che ora, per la manutenzione delle attrezzature, azionano i macchinari di notte per 15 minuti a intervalli regolari. Successivamente, si sono recati presso un’azienda agricola nel cui impianto di presa dell’acqua sia le analisi della società sia quelle indipendenti hanno rilevato la presenza di metalli pesanti. Il proprietario del fondo ha raccontato che la moglie è deceduta di recente per un tumore allo stomaco.
Inoltre, nelle zone circostanti, molti hanno segnalato casi di avvelenamento del bestiame. Hanno poi visitato il torrente Dumitru, nel quale l’azienda aveva scaricato fanghi di perforazione – un episodio qualificato come incidente dall’ispettore statale, nonostante sul posto siano stati rinvenuti tubi mimetizzati dotati di rubinetto. In seguito hanno ispezionato tre punti in cui l’Esercito della Mlava ha trovato tre nuove pompe che prelevavano acqua dal torrente, pur in mancanza delle necessarie autorizzazioni idriche. Le pompe erano state spostate dai torrenti del bacino del Pek all’altro lato della collina, sui corsi d’acqua che alimentano il fiume Crna Reka, appartenente al bacino della Mlava e nel frattempo prosciugatosi, fatto che costituisce di per sé un grave evento incidentale. Gli attivisti avevano filmato le pompe in funzione la sera precedente, mentre durante la visita i tubi risultavano scollegati e i locali pompe vuoti.
Hanno visitato anche il sito di Valja Saka a Homolje, che offre un quadro dell’impatto cumulativo delle attività di esplorazione mineraria e di altri megaprogetti. Oltre alle attività minerarie, un impatto fortemente distruttivo è causato dai parchi eolici di Crni Vrh e Jasikovo. Dietro entrambi i progetti figura Nikola Petrović, ex direttore generale di Elektromreža Srbije (EMS) e compare d’anello (kum) dell’attuale Presidente della Serbia. Petrović è entrato nel settore delle energie rinnovabili attraverso le piccole centrali idroelettriche, ambito nel quale deteneva partecipazioni in dieci progetti. A Homolje, come evidenziano gli abitanti del posto, commercia in concessioni territoriali, avendo già venduto il parco eolico di Crni Vrh a una società cinese.
Ho potuto constatare di persona la portata della distruzione durante una visita alla vetta più alta di Homolje, che è stata livellata per la costruzione del parco eolico di Jasikovo. Mentre salivamo verso la cima lungo le strade di accesso ampie circa sei metri – per la cui realizzazione è stato abbattuto il bosco ed eliminata la vegetazione – siamo stati costantemente investiti dalla polvere sollevata dai camion che lavorano intensamente alla costruzione delle infrastrutture. La visita si è conclusa con una tavola rotonda presso le sorgenti della Mlava, che anche in quei giorni si presentavano di nuovo torbide. Durante la mia permanenza abbiamo rinvenuto alla sorgente anche un airone morto. L’Esercito della Mlava sospetta che la causa sia ancora una volta la presenza di metalli pesanti, che potrebbero essere arrivati nel corso d’acqua attraverso la Crna Reka, un fiume sotterraneo, a seguito delle attività minerarie.
Un chiaro indicatore del comportamento dell’élite compradora in Serbia
I rappresentanti del Ministero della Protezione dell’Ambiente hanno accolto la delegazione della Convenzione di Berna in modo trasparente e conforme alle direttive UE, come riportato sul loro sito ufficiale. Tuttavia, durante la visita, i rappresentanti dell’Istituto per la Tutela della Natura hanno atteso la delegazione della Convenzione di Berna direttamente nei locali della società Dundee, secondo quanto riferito dai guardiaparco. Questa situazione è un chiaro indicatore del comportamento delle élite compradore in Serbia, che da un lato vogliono apparire collaborative nei confronti delle istituzioni internazionali, mentre dall’altro partecipano a progetti predatori.
L’estrattivismo minerario e l’eolo-estrattivismo a Homolje rientrano nel fenomeno dell’intersezione tra estrattivismo grigio e verde. In Serbia, le infrastrutture per la produzione di energia sono spesso strettamente collegate a quelle minerarie, in modo diretto o indiretto. Nel caso del parco eolico di Jasikovo a Homolje e dei carotaggi esplorativi di Dundee, le strade di accesso al parco eolico lasciano presagire questo collegamento con un tracciato che unisce i carotaggi esplorativi, come spiegato dai guardiaparco autorganizzati. Per questo motivo, oltre che per le attività minerarie già esistenti nella Serbia orientale, è necessario valutare gli effetti dei progetti grigi e verdi in modo cumulativo.
In tutto il mondo la tutela della natura diventa sempre più urgente a causa dei cambiamenti climatici e della rapida perdita di biodiversità. L’obiettivo dell’UE di tutelare il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030 ha avviato una serie di progetti di conservazione accelerata della natura che tuttavia non sono privi di contraddizioni: la protezione può essere accompagnata da nuove forme di controllo territoriale, mercificazione della natura ed esclusione delle comunità locali.
Contemporaneamente, in Serbia si assiste a un processo opposto di “de-conservazione”: i regimi di tutela esistenti vengono indeboliti o ridimensionati per far spazio a progetti minerari, energetici e infrastrutturali. La questione della tutela della natura non è solo una materia di conservazione di singole specie o paesaggi, ma una questione che riguarda le condizioni stesse per la riproduzione della vita, in contrapposizione a un modello di sviluppo in cui la vita, la salute e gli ecosistemi vengono trattati come mere risorse per l’ottenimento del profitto. Dall’operato della Convenzione di Berna l’Esercito della Mlava non si aspetta troppo.
Questo processo aiuta a sistematizzare le prove, un lavoro che viene portato avanti parallelamente all’azione diretta. Dopo la tavola rotonda, i rappresentanti della Convenzione di Berna hanno proposto l’istituzione di un gruppo di lavoro nel quale avrebbero svolto il ruolo di mediatori. Gli attivisti hanno rifiutato poiché, come hanno spiegato, una multinazionale non è un interlocutore con cui trattare. La responsabilità della situazione ricade sullo Stato serbo. Un dialogo con lo Stato potrà avvenire solo se il progetto verrà bloccato in modo permanente e se verrà impedito qualsiasi futuro rilascio di licenze minerarie, così da consentire la bonifica dei danni già causati.
(Radar, 02.09.2026)
https://radar.nova.rs/drustvo/crni-planovi-za-homolje-dandi-rudarenje/


