I lavoratori della “Leonardo” aspettano ancora una risposta

Il destino dei circa 60 lavoratori della fabbrica italiana di calzature “Leonardo” a Subotica, che sono stati licenziati dal giorno alla notte senza nessun preavviso, è ancora incerto.

Il proprietario, Antonio Brotini, ha contattato i lavoratori ma non ha dato loro risposte chiare su che cosa accadrà con la produzione e se ci sarà un ritorno al lavoro in tempi brevi.

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“Non ho niente di nuovo da dirvi. Stiamo aspettando un accordo con il proprietario. Ci ha chiamato venerdì, come promesso, ma non poteva dirci nulla. Ieri dovevamo sentirci di nuovo, ma non è successo e stiamo ancora aspettando”, ha detto al giornale “Blic” Irena Tenodi, presidentessa del sindacato nella fabbrica “Leonardo”.

I lavoratori hanno scoperto di non aver più un lavoro solo quando una di loro è andata dal medico. I medici l’hanno respinta spiegando che la sua tessera sanitaria non era valida. Gli impiegati nello stabilimento per la produzione di parti di calzature, hanno allora scoperto che tutti erano stati licenziati il ​​5 giugno, anche se nessuno glielo aveva comunicato.

Secondo la Tenodi, tutti sapevano che c’erano problemi di produzione in Italia e a Subotica, ma sono rimasti scioccati dal modo in cui sono stati licenziati.

“Tutto è stato fatto al di fuori della legge, siamo stati rimossi dal “RFZO e dal PIO” (ufficio del lavoro e fondo pensionistico), dal 6 giugno non serviamo più e siamo rimasti per strada. Nessuno di noi ha firmato alcun documento, non abbiamo ricevuto il trattamento di fine rapporto, assolutamente nulla. Gli stipendi per marzo ci sono stati pagati, ma non le spese di viaggio e questa è l’ultima cosa che ci è stata versata”.

Al momento, i lavoratori stanno cercando di raggiungere un accordo sugli stipendi non pagati e altri debiti attraverso una trattativa. Hanno un termine legale di 60 giorni per presentare ricorso, mentre il proprietario è obbligato 30 giorni dopo averli licenziati a pagare i loro stipendi. In caso contrario si passerà alle vie legali.

“Fino a gennaio 2020 gli stipendi venivano pagati correttamente, poi lo stipendio di gennaio è arrivato in tre rate. Avevano annunciato un ritardo anche per quello di febbraio e ci aspettavamo che la situazione si stabilizzasse da marzo. Tuttavia, l’epidemia ha sconvolto tutto e parte dei lavoratori, insieme al direttore, si sono trasferiti in un’altra società” hanno riferito i lavoratori, aggiungendo che il proprietario deve loro un totale di 100.000 euro, e in tale importo ci sarebbero gli stipendi di aprile, le spese di viaggio, i lavori precedenti e il TFR pari a 10.000 dinari all’anno di servizio.

https://www.blic.rs/biznis/vesti/mogu-samo-jedno-da-vam-kazem-javio-se-gazda-leonarda-koji-je-radnicima-krisom-podelio/j9dnhsr

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