I datori di lavoro serbi poco apprezzati

  Un terzo dei serbi lavorerebbe con un datore di lavoro straniero, mentre uno su quattro vorrebbe essere “il capo di se stesso” e un quinto preferirebbe un lavoro nella pubblica amministrazione.

Per ottenere un lavoro in Serbia serve avere esperienza di lavoro, competenze e capacità, fortuna e anche le giuste relazioni non sono da buttare, sebbene le “raccomandazioni” vengano poste al quarto posto dai serbi che hanno risposto alla domanda su cosa serva per trovare un posto di lavoro nel paese.

In base alla ricerca del portale “Poslovi.Infostud” realizzata in Serbia, Croazia e Bosnia Erzegovina per analizzare la situazione del mercato del alvoro in questi tre paesi, a dispetto dei pregiudizi la maggioranza degli intervistati non vorrebbe un posto di lavoro statale, semmai un terzo dei rispondenti vorrebbe lavorare in un’impresa straniera, un quarto vorrebbe lavorare da autonomo e  solo un quinto cerca un posto di lavoro statale. Gli intervistati erano nel 60% dei casi disoccupati, nel 30% occupati, nel 10% ancora studiano.

Il livello di interesse verso il posto di lavoro statale è il medesimo in tutte e tre le nazioni, mentre in Serbia solo il 9% degli intervistati vorrebbe lavorare per un datore di lavoro connazionale. Rispetto a quanto si pensa, al primo posto tra gli aspetti più qualificanti vi sono i rapporti interpersonali sul posto di lavoro (29%), seguito dal riconoscimento del lavoro svolto (24%) e solo al terzo posto i soldi.

Sulle liste dell’Ufficio nazionale per L’Impiego della Repubblica di Serbia (NSZ) sono iscritti 740.000 persone. Un terzo degli intervistati disoccupati lo è da un periodo compreso tra uno e tre anni, un altro terzo da meno di un anno, il 17% da oltre cinque anni.La percentuale di intervistati con il periodo di disoccupazione più breve si registra in Croazia, con il 27% registrato da meno di 3 mesi, percentuale che è al 14% in Serbia e al 15% in Bosnia. Il 70% degli intervistati cerca un qualsiasi lavoro, anche senza correlazione con il percorso di studi.

Per il 63% degli intervistati quando si accetta un lavoro gli aspetti più importanti sono la sicurezza dell’impiego, per il 68% il salario e per il 58% la possibilità di crescita professionale. A prescindere dalla crisi, due terzi degli intervistati vorrebbe cambiare lavoro, mentre un quinto non vorrebbe farlo. Come l’anno scorso, i serbi sono più intimoriti da un eventuale cambiamento lavorativo rispetto ai croati. La maggioranza degli intervistati sarebbe disposta a lavorare in forma volontaria se vi fosse poi la possibilità di essere assunti. La metà degli intervistati che ancora studia ritiene di poter trovare lavoro entro sei mesi dalla fine del percorso di formazione.

(Politika, 13.12.2015)

 

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