I datori di lavoro serbi insoddisfatti dei loro dipendenti

Una ricerca evidenzia che i datori di lavoro in Serbia considerano i loro lavoratori non sufficientemente coinvolti, non efficaci e poco responsabili.

I datori di lavoro pretendono troppo o i lavoratori serbi vivono già in una fase di cambiamento delle modalità lavorative? A tale domande non hanno una precisa risposta né gli imprenditori nè i sindacati.

Nell’ultima ricerca dell’Associazione dei datori di lavoro della Serbia solo il 36% dei rispondenti ha dichiarato che i loro lavoratori completano tutte le incombenze loro assegnate. I dirigenti affermano che spesso si evitano o si postpongono gli impegni, le pause durano troppo a lungo, il lavoro è visto come una costrizione.

Come mai allora questi lavoratori svogliati se lavorano in Germania, Francia Svezia o altri paesi europei diventano dei lavoratori eccezionali? Dragoljub Rajic, presidente dell’’Associazione dei datori di lavoro, afferma che non è vero che tutti i lavoratori emigrati sono eccezionali e che arrivano in Serbia solo gli esempi positivi. “Si parla di chi ha avuto successo ma non delle migliaia che non si sono adattati e son tornati indietro”.

“Il problema è nel nostro sistema perché gli stipendi pubblici sono ancora del 20% più alti di quelli privati per cui molti dipendenti privati vorrebbero lavorare la metà e guadagnare il 25% in più. Viviamo in un sistema post comunista e chi non è soddisfatto del sistema se ne va all’estero”.

Ranka Savic, segretaria dell’Associazione dei Sindacati Liberi e Indipendenti, non accetta queste accuse e ritiene che semmai i lavoratori siano non motivati. “Per essere produttivi i lavoratori devono avere dirigenti competenti e professionali, che sanno organizzare il lavoro, stimolarli e creare un atmosfera familaire sul posto di lavoro, dove le persone si sentono al loro agio. Bisogna sentirsi parte di una squadra dove si è apprezzati e rispettati. Pessime privatizzazioni e dirigenti che non hanno idea della produzione hanno contribuito a ingigantire il problema. Nessuno va a lavorare felice se il salario è basso o viene pagato con settimane di ritardo. Il mio messaggio agli imprenditori è quello di pagare gli stipendi in tempo, incoraggiare i dipendenti e rispettarli ed essi saranno più efficienti, per loro stessi e per la loro azienda”, dice la Savic, la quale ricorda che è difficile essere entusiasti se si lavora su due turni per salari tra i 12.000 e i 18.000 dinari netti al mese.

“Nei megamarket si lavora fino a 10 ore senza straordinari pagati. Alcune imprese hanno ottenuti sgravi fiscali fino a 9.000 euro per dipendente e pagano un salario mensile di 200 euro netti. In Slovenia lo stesso dipendente prende 1.000 euro e in Serbia dovrebbe essere contento prendendo 5 volte meno”

(Gdeinvestirati.com, 22.07.2013)

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