I Balcani occidentali potrebbero beneficiare del ritorno della produzione in Europa

Gli economisti pensano che gli investitori che arrivano in Serbia cerchino manodopera a basso costo e sussidi statali, mentre il Paese avrebbe bisogno di quelli che apportano maggior valore aggiunto come il settore IT. I Paesi dei Balcani occidentali potrebbero beneficiare della tendenza al ritorno della produzione dall’Asia verso l’Europa, stima l’Istituto economico di Vienna, poiché questa tendenza potrebbe giovare ai Paesi della regione e portare a investimenti diretti di diversi miliardi di euro. Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo, si dovrebbe investire nel sistema educativo e nella costruzione di infrastrutture nei trasporti.

“A causa delle tendenze protezionistiche nel commercio mondiale, il ritorno della produzione dall’Asia nelle vicinanze dei vecchi Paesi industriali è stato avviato già lo scorso decennio”, ha affermato Branimir Jovanović, economista presso l’Istituto di Vienna, sottolineando che il ritorno della produzione si intensificherà in Europa dopo la pandemia.

“Costi salariali più bassi e tasse basse non giocano più un ruolo decisivo. Gli investitori stranieri sono principalmente alla ricerca di forza lavoro e di infrastrutture ben qualificate”, ha affermato Jovanovic. Secondo lui, ciò richiede maggiori spese per il sistema educativo, una maggiore attenzione all’istruzione duale e alla costruzione di infrastrutture di trasporto.

Gli economisti serbi non condividono però la sua opinione. Goran Radosavljevic afferma che gli investitori che attualmente vengono in Serbia cercano manodopera a basso costo, sussidi statali e una legislazione completamente dalla loro parte. E questo è difficile da cambiare, perché l’investitore dice che non verrà se non riceverà un sacco di soldi dallo Stato. Anche se tutti ne chiedono di più, prima o poi bisognerà finirla.

Per evitare che gli investitori vadano in Serbia solo a causa del basso reddito, lo stesso ritiene che bisognerebbe iniziare ad attrarre coloro che apportano un valore aggiunto più elevato, come il settore IT, che dà stipendi più alti. Sarebbe bello se una società del genere provenisse dalla Corea del Sud, idealmente una “Samsung”, e non solo che arrivassero fabbriche per cablaggi, anche se desiderabili, o compagnie minerarie dalla Cina. In questo modo secondo l’esperto il reddito aumenterebbe fino a uno stipendio medio di 900 euro.

Jovanovic aggiunge che il problema è che la Serbia sta attraversando la transizione lentamente. Naturalmente, gli investimenti che richiedono manodopera a basso costo verranno fatti prima, ma poi bisogna cambiare. Il momento in cui si possono scegliere gli investimenti è quando la disoccupazione scende a un livello accettabile, a una cifra o a circa il 10% di quello che c’è adesso. Quello è il momento in cui si dice che chi offre uno stipendio di 200 euro non può avere uno status preferenziale con lo Stato. Ora si danno enormi sussidi alle imprese estere dei settori principali che forniscono un basso valore aggiunto.

“Con questa struttura dell’economia, la paga media può essere 600 euro. Non possiamo fare affidamento per sempre sullo stipendio medio della società “EPS” e di altre tre società pubbliche. Questo ha un suo limite, così come ha un limite l’aumento del salario minimo. Abbiamo ora bisogno di una crescita organica. È necessario che venga qui una casa automobilistica che dà valore aggiunto, e non solo i componenti. In Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia, ciò ha contribuito a portare gli stipendi da 500 a 1.000 euro”.

http://www.politika.rs/sr/clanak/480685/Da-li-zapadni-Balkan-moze-da-profitira-od-vracanja-proizvodnje-iz-Azije

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