Hahn teme il sorgere del nazionalismo in Serbia

“Nel caso della Serbia, mi preoccupano le accese voci nazionaliste che si leveranno in occasione delle elezioni presidenziali, se considerate i nomi di alcuni candidati”: con queste parole il funzionario UE responsabile della politica di vicinato dell’organizzazione e dei negoziati per l’allargamento, Johannes Hahn, ha espresso il suo timore, aggiungendo però “confido nell’atteggiamento moderato e chiaramente europeista del Primo Ministro Vucic, che ha confermato la prospettiva europea quale obiettivo strategico della Serbia”.

Nel corso di un’intervista rilasciata al Vienna daily Standard, Hahn ha così risposto alla domanda relativa all’intenzione della Serbia di adeguare la propria politica estera alla decisione di imporre sanzioni alla Russia: “la Serbia sa che deve allineare la sua politica estera e di sicurezza a quella dell’UE prima dell’adesione. Ma esercitare una grande pressione ora sarebbe controproducente”. Inoltre, in relazione al dialogo in corso tra Belgrado e Pristina, Hahn si augura che l’accordo sulle telecomunicazioni raggiunto appena domenica scorsa sia il segnale dell’apertura di “una nuova dinamica.”

Per quanto riguarda il sostegno russo alla Repubblica serba (RS) – l’entità serba della Bosnia-Erzegovina – Hahn ha dichiarato: “il sostegno da parte della Russia – non solo alla Repubblica serba di Bosnia – è sottomesso finanziariamente. Questo ha certamente un effetto sulla efficacia di questa influenza. Per questo motivo che abbiamo deciso di agire con molta calma in vista del referendum (nella RS), al fine di non aggravare ulteriormente le tensioni. Ma, naturalmente, il problema non deve essere sottovalutato”. Hahn ha aggiunto che “l’obiettivo è assicurare il rispetto delle decisioni della Corte costituzionale di Bosnia-Erzegovina”.

“L’Accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA) entrerà in vigore non oltre il 1 febbraio del prossimo anno. Ed entro la fine dell’anno, la Bosnia-Erzegovina otterrà il questionario da noi. Questa è la prova del nove. Invece di fare un polverone intorno al referendum, vogliamo attirare l’attenzione della gente sullo sviluppo positivo del paese”.

Hahn ha sottolineato come la Bosnia-Erzegovina, al pari dell’Ucraina, sia stata per lui occasione di agevolare il coordinamento tra le grandi istituzioni finanziarie e l’UE: “in Bosnia-Erzegovina, grazie alla Banca mondiale, al Fondo monetario internazionale, alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, alla BEI e noi (UE) sono stati stanziati 900 milioni di euro. Stiamo distribuendo il denaro a livello federale (Bosnia-Erzegovina), in modo tale da dettare le condizioni. La Repubblica serba di Bosnia sta attraversando una fase di grave crisi economica, e risulta essere quindi dipendente dalle donazioni da livello federale. Credo che i russi stiano agendo in modo molto intelligente lì, ma siamo in grado di limitare le “manovre di disturbo”, mostrando che la regione dei Balcani occidentali si sta stabilizzando e sviluppando, il che dovrebbe rientrare anche nell’interesse della Russia”, ha concluso il funzionario UE.

(b92, 15.11.2016)

http://www.b92.net/eng/news/politics.php?yyyy=2016&mm=11&dd=15&nav_id=99690

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