Grande interesse per il lavoro da casa

Gli emendamenti alla legge sul lavoro recentemente adottati consentono di lavorare da casa o da remoto, anche solo per alcune ore della giornata, in caso di accordo in merito tra lavoratori e datori di lavoro. In questo caso vi sono gli stessi diritti dei colleghi che lavorano a tempo pieno, compresi i contributi pensionistici e assistenziali.

Il lavoro da casa è quando il datore di lavoro fornisce al lavoratore tutti gli strumenti per poter lavorare dalla sua abitazione mentre si parla di lavoro in remoto quando esso si svolge in un luogo non collegato alla residenza del lavoratore o alla sede dell’azienda. Si tratta della modalità più diffusa nei settori dell’information technology, della finanza, della consulenza, del design e dell’architettura. In una impresa IT che opera in più di 40 paesi è consigliato che i dipendenti lavori da casa almeno un giorno a settimana. “Alcune ricerche mostrano che la produttività aumenta anche del 30% all’inizio ma è importante mantenere il controllo e la misurabilità dei risultati affinché tale produttività resti stabile”, dichiara Dragan Stokic, direttore della “Atos IT solutions” per il sud est Europa.

Ai lavoratori da casa o da remoto vengono riconosciute le ore extra e il lavoro notturno, così come le ferie e i permessi pagati. “Il datore di lavoro non deve avere più chissà quali uffici, dato che molte attività possonoe ssere effettuate da casa mentre il lavoratore non ha più lo stress di andare e tornare dal lavoro”, dichiara Nebojsa Miletic dell’Unione dei datori di lavoro. L’opzione è particolarmente indicata per i lavoratori che vivono lontano dalla sede aziandale, o che hanno invalidità o devono curare genitori soli. Chi lavoro con un tempo ridotto ha tuttavia diritto alla pensione alle stesse condizioni di chi lavora a tempo pieno “Questo significa che un anno a tempo ridotto corrisponde a un anno di contributi a tempo pieno ma i contributi sono significativamente ridotti”, sottolinea Snezana Boskovic del ministero del lavoro.

Nel caso non vengano rispettati i diritti di questi lavoratori sono previste multe per le imprese comprese tra gli 800.000 e i 2 milioni di dinari e comprese tra 300.000 e 500.000 dinari per i professionisti.

(RTS, 21.08.2014)

 

Anche in Serbia  lavoratori

 

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