Governo serbo può soddisfare entro giugno le richieste di Marta Kos?

La commissaria europea per l’allargamento Marta Kos ha sottolineato che la Serbia deve rispettare una serie di criteri rigorosi per continuare a beneficiare dei fondi del Piano di crescita per i Balcani occidentali. I nostri interlocutori, tuttavia, ritengono che l’attuale governo sia incapace e non disposto ad avviare i cambiamenti sistemici richiesti, poiché ciò segnerebbe l’inizio della fine del loro modo di governare.

Innanzitutto, Kos ha evidenziato che è di fondamentale importanza che la Serbia allinei pienamente la propria legislazione in materia di giustizia alle raccomandazioni della Commissione di Venezia, così da garantire una reale indipendenza del sistema giudiziario dall’influenza politica. Inoltre, la commissaria ha precisato che alle autorità serbe viene richiesto di sospendere l’applicazione di tutte le norme legislative in contrasto con gli standard europei e che minano lo stato di diritto.

Per quanto riguarda i processi democratici, Kos ha chiarito che l’erogazione delle tranche dipende direttamente dallo svolgimento di elezioni libere e corrette, nonché dalla cessazione della repressione nei confronti degli attivisti civici e dei partecipanti alle proteste. Particolare enfasi è stata posta sulla libertà dei media: al regime viene richiesta una riforma approfondita del Regolatore dei media elettronici (REM), affinché questo organismo recuperi professionalità e indipendenza. Infine, la commissaria ha ricordato che la Serbia deve dimostrare progressi continui e misurabili nell’allineamento della propria politica estera alle decisioni dell’Unione europea, in particolare per quanto riguarda l’introduzione di misure restrittive nei confronti della Russia.

Poiché la Serbia è in significativo ritardo nell’attuazione delle riforme previste per il 2024, nel giugno 2026 scade il termine ultimo fissato dalla Commissione europea per adempiere agli obblighi arretrati. Si pone dunque la questione: esiste la volontà politica e vi sono possibilità reali che l’attuale governo soddisfi tali richieste entro giugno?

Il giornalista Nedim Sejdinović ha dichiarato a Danas che il regime difficilmente sarà disposto a soddisfare queste richieste, poiché il “buio mediatico”, insieme all’apparato repressivo e alla criminalità organizzata, rappresenta uno dei suoi pilastri fondamentali. “Probabilmente tenteranno ancora una volta di simulare qualcosa, di guadagnare tempo, di mettere in scena i soliti “giochi di prestigio”, ma è fondamentale che la comunità mediatica e le associazioni rappresentative dei giornalisti e dei media non partecipino a un’altra farsa del regime. Sanno bene come stanno le cose, ormai da tempo“, afferma. Aleksandar Vučić rinuncerà anche a somme ben più consistenti di quelle previste dal Piano di crescita pur di mantenere il potere. “Lui e i suoi collaboratori sono economicamente al sicuro per cinque o sei generazioni, e certamente non sono interessati a come questo tipo di sanzioni inciderà sui cittadini“, conclude Sejdinović.

L’analista Đorđe Vukadinović afferma che esiste un serio dubbio sul fatto che questo governo sia in grado di soddisfare tali condizioni in qualsiasi momento. Aggiunge che, per quanto riguarda la scadenza di giugno, è evidente che ciò è impossibile anche qualora vi fosse la volontà politica – che egli considera già di per sé molto discutibile – figuriamoci una loro attuazione sostanziale che comporti cambiamenti significativi. “Queste richieste sono molto ragionevoli e costituiscono davvero una precondizione per avere elezioni almeno relativamente libere e accettabili. Non bisogna illudersi che le condizioni possano essere perfette, ma questo è necessario affinché le elezioni si distinguano almeno in parte dalle scene viste alle recenti elezioni locali e negli anni precedenti“, osserva. Secondo lui, tuttavia, se Bruxelles e Marta Kos volessero realmente produrre cambiamenti, “e non solo ottenere un alibi davanti ai propri elettori e al Parlamento europeo”, dovrebbero insistere sull’attuazione sostanziale delle condizioni relative allo stato di diritto e alla libertà dei media.

L’avvocato Nikola Lakić ritiene che la Serbia non abbia mai avuto un sistema giudiziario realmente indipendente, aggiungendo che il potere esecutivo ha sempre esercitato un’influenza sia sui tribunali sia sulla procura. Sottolinea inoltre che le cosiddette “leggi di Mrdić” servono proprio a garantire il controllo della procura da parte dell’esecutivo e di alcuni membri interni alla stessa procura fedeli ad Aleksandar Vučić. “Proprio l’Unione europea insiste sul rispetto di standard che dovrebbero garantire alla Serbia un sistema giudiziario autonomo e indipendente, separato dal potere esecutivo e dalla sua influenza. È del tutto normale che l’UE richieda il rispetto di determinati standard che un Paese candidato, in questo caso la Serbia, deve soddisfare per diventare membro o per usufruire dei suoi fondi“, afferma. Secondo lui, l’attuale maggioranza parlamentare può approvare qualsiasi legge: il problema non è se sia possibile modificare la legislazione per allinearla agli standard dell’UE, ma se Aleksandar Vučić voglia farlo. “Con una magistratura indipendente, i suoi ministri, i sindaci e tutti i suoi stretti collaboratori potrebbero finire nel mirino della procura e, come già accade in teoria, potrebbero alla fine essere anche condannati per gravi reati“, conclude Lakić.

(Danas, 22. 04.2026)
https://www.danas.rs/vesti/politika/zahtevi-marte-kos/

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