Giornalisti in Serbia: pressioni oltre i limiti

La debolezza economica dei media in Serbia implica che i giornalisti siano vulnerabili alla pressione sul proprio lavoro: è quanto suggerisce una nuova ricerca condotta nell’ambito di un progetto che coinvolge BIRN, l’Associazione dei giornalisti indipendenti della Serbia e la Fondazione Curuvija Slavko.

L’insostenibilità economica dei media serbi e la dipendenza dalle autorità per la pubblicità, combinata con una scarsa cultura professionale e con la mancanza di protezione e di sicurezza finanziaria per i giornalisti, consentirebbe ai politici di esercitare il controllo sugli organi di informazione. Secondo i risultati della ricerca, condotta dalla Fondazione Curuvija Slavko come parte di un progetto realizzato in collaborazione con BIRN e con l’Associazione dei Giornalisti Indipendenti della Serbia, la pressione di solito proviene da parte delle autorità e dei partiti politici, poi da editori, e infine dagli inserzionisti.
Il ramo esecutivo esercita gli effetti più tangibili sul lavoro dei giornalisti, suggerisce la ricerca. “Il Ministro chiama l’editor di gestione o il redattore del ‘Dnevnik’ [telegiornale quotidiano], o qualcuno del servizio di PR, non si sa mai chi, ma lo fanno senza sosta”, ha riferito un giornalista che lavora per l’emittente pubblica della Serbia, RTS. Un altro giornalista intervistato per la ricerca ha dichiarato che “l’ufficio [del Presidente] stabilisce chi non dovrebbe essere invitato come ospite”.
La ricerca è stata condotta attraverso un sondaggio online di 177 giornalisti e 10 interviste in profondità con dipendenti di vari media che hanno mostrato di essere esposti a forti pressioni dall’esterno o dall’interno. Di tutti i giornalisti intervistati, il 69% ha dichiarato di aver incontrato almeno una forma di pressione da parte delle autorità. Oltre la metà di essi, il 56%, ha raccontato di aver subito la pressione dei rappresentanti dei partiti politici.
La pressione editoriale è stata sperimentata dal 47%; il 41% ha subito pressioni dalla direzione, un terzo dagli inserzionisti e il 30% dai proprietari dei media.
Istituzioni e partiti ostacolano il lavoro dei giornalisti rifiutandosi di fornire loro informazioni, mentre i funzionari si tirano indietro davanti alle richieste di interviste e dichiarazioni, e esprimono disappunto per la copertura dei media, secondo il sondaggio.
I giornalisti hanno anche riferito forme di “discriminazione sistemica” nei confronti delle loro organizzazioni dei media, comprendenti la negazione di fondi pubblici e la mancata ricezione di inviti ad eventi pubblici. Oltre la metà dei giornalisti intervistati ha dichiarato che la propria corporazione o i suoi giornalisti sono stati denunciati pubblicamente dai funzionari.
Inoltre, i funzionari affermano che i mezzi di comunicazione pubblicano, cambiano, o trattengono alcune informazioni su di loro o sulle loro istituzioni o partiti, mentre quasi la metà dei giornalisti intervistati ha affrontato insulti aperti da parte di funzionari pubblici.
Le forme di controllo esercitate dalla redazione includono la revoca delle offerte di copertura di determinati argomenti e la richiesta di copertura degli argomenti senza giustificazione professionale. Circa un terzo degli intervistati ha riferito anche di casi di editori che hanno abbandonato articoli già finiti, oltre ad una distorsione del tono degli articoli e dei titoli per renderli all’occorenza positivi o negativi.
Sul versante delle pressioni gestionali, le segnalazioni più frequenti riguardano le richieste di trattamento preferenziale degli inserzionisti. I giornalisti hanno anche segnalato richieste di pubblicità occulta, attraverso la pubblicazione di contenuti promozionali mascherati da un articolo giornalistico.
Circa un terzo dei giornalisti intervistati ha riferito che la gestione interferisce con la selezione degli argomenti da trattare e sui compiti assegnati ai giornalisti.
Il management richiederebbe poi un trattamento preferenziale per determinati soggetti politici, la pubblicazione di alcune storie e interferirebbe con la selezione delle fonti, come hanno affermato i giornalisti intervistati.
Altre forme di pressione includono il licenziamento dei dipendenti e le richieste di sostenere determinate campagne elettorali, secondo il sondaggio.
I giornalisti hanno inoltre segnalato casi di inserzionisti che avrebbero minacciato di ritirare i propri annunci e di recedere dai propri obblighi finanziari.
(Filip Rudic, Balkan Insight, 13.02.2018)

This post is also available in: English

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

scroll to top
Altro... giornalismo, liberta di stampa
Yee
Yee: la Serbia può accelerare verso l’UE

giornalisti
Brnabic: in Serbia pochissimi giornalisti obiettivi

Chiudi