Il Giappone alla conquista dei Balcani occidentali?

Il Giappone sta cercando di espandere la sua influenza sulla Serbia, secondo quanto riporta il Japan Times all’indomani del tour del Primo Ministro giapponese nell’Europa dell’Est.

E “il motivo reale dietro la visita di Shinzo Abe a Belgrado ha più a che fare con la stretta relazione, stabilita nel corso degli ultimi cinque anni, tra la Serbia e la Cina”, scrive Liubomir Topaloff dall’Università Meiji in un commento pubblicato sul sito web del giornale, citato da Beta. “Sebbene i dettagli riguardanti le rispettive strategie, sia della Cina che del Giappone, nei Balcani occidentali non siano ancora chiari, la regione è un potenziale campo di battaglia per una serie di attori globali: Cina, Giappone, UE e, possibilmente, Russia e Stati Uniti – cercano di estendere il loro soft power (e forse anche qualcosa di più)”.
Secondo l’articolo, “la speranza è che questa competizione possa rivelarsi vantaggiosa per la regione, ma rischia anche di destabilizzare i Balcani e di gettarli in un tumulto più grande”.
La motivazione reale alla base della visita di Abe a Belgrado avrebbe avuto più a che fare con lo stretto rapporto stabilito negli ultimi cinque anni tra Serbia e Cina, sostiene Topaloff, sottolineando che il paese è una parte significativa dell’iniziativa One Belt One Road promossa dal Presidente cinese Xi Jinping, “la moderna Via della Seta”.
“L’iniziativa prevede una rete dominata dalla Cina che raggiungerà e connetterà l’Asia, l’Europa, il Medio Oriente e persino parti dell’Africa, delle Americhe e dell’Australia in un complesso sistema di scambi commerciali, che, se realizzata, consentirebbe a Pechino di aumentare e diffondere il suo peso politico ed economico globale. Oltre al sostegno economico, Pechino sta riaffermando il suo sostegno politico a Belgrado, schierandosi dalla parte della Serbia contro l’UE e gli Stati Uniti, e rifiutando di riconoscere il Kosovo, ad esempio”, afferma l’articolo, originariamente pubblicato nel megazione online Diplomat online.
Tokyo, nel frattempo, è “disperata per contrastare il crescente soft power cinese aprendo la sua borsa ed estendendo il suo peso politico per un piccolo paese dei Balcani e spera di raggiungere questo obiettivo, aumentando il proprio ruolo diplomatico nella regione, e in particolare corteggiando la Serbia e gli altri stati balcanici occidentali più vicini alla sua parte”.
“In tale contesto, durante il suo soggiorno in Serbia, Abe ha proposto un'”Iniziativa per la cooperazione nei Balcani occidentali”, la quale prevede, tra le altre cose, che il Giappone nomini un ambasciatore speciale incaricato per i Balcani occidentali presso il Ministero degli Esteri. Abe ha offerto anche il suo sostegno alla Serbia per accelerare il processo di adesione all’UE”, scrive l’autore.
Sono più numerosi, intanto, i serbi che ora credono, continua, che l’adesione all’Unione europea farà male al Paese, e “solo un piccolo numero di sognatori crede che ciò accadrà entro il 2025”.
Il Primo Ministro giapponese, nel frattempo, sostiene l’accelerata adesione della Serbia all’UE. “Delle sei tappe di Abe in questo viaggio, la sua visita in Serbia merita un’attenzione particolare”, scrive Topaloff, e aggiunge:
“La Serbia è l’unico stato non membro dell’UE dell’ultimo tour di Abe e si distingue dal resto per una serie di motivi. Primo, perché, a differenza degli altri cinque paesi, che hanno ospitato le prime visite di un primo ministro giapponese, la Serbia è stata visitata prima, anche se 30 anni fa, quando la Jugoslavia era ancora una realtà. In questo senso, la visita di Abe a Belgrado non è stata come la sua visita agli altri cinque stati, ma più un tentativo di rivitalizzare le vecchie connessioni”.
(b92, 23.01.2018)

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