Già il 6 aprile la Serbia aveva allertato la Macedonia sul rischio terrorismo

Oltre un mese prima la Serbia aveva avvertito la Macedonia sui rischi di un attacco terroristico ma il governo macedone aveva considerato l’allerta infondato.

“Una fonte governativa serba dichiara a Blic che “La Serbia aveva avvertito con lettere ufficiali lo Stato Maggiore dell’esercito come anche i servizi di sicurezza macedoni del rischio incombente ma essi non presero in considerazione i nostri avvisi”, ha dichiarato la fonte di alto livello pregando di rimanere anonima.

Il presidente serbo Tomislav Nikolic ha inviato un telegramma al suo omologo macedone Djordje Ivanov in cui si dichiara “estremamente scosso dallo spargimento di sangue a Kumanovo a causa di terroristi fanatici”, affermando che la Macedonia potrù sempre contare “sulla fraterna assistenza della Serbia”.

La Serbia ha deciso di mettere in regime di massima allerta tutte le sue forze di difesa, la polizia, l’esercito e i servizi di sicurezza, affinché i terroristi non possano infiltrarsi nel paese. A tal proposito il confine tra Serbia e Macedonia è stato temporaneamente chiuso. Dai vertici del governo fanno sapere che sono entrati nel paese esattamente 447 persone dalla Macedonia, che, a seguito degli scontri di Kumanovo, si sono insediati nella valle del Presevo da loro parenti.

“Tutte le fabbriche di materiale bellico hanno ricevuto l’ordine di provvedere l’equipaggiamento necessario, soprattutto veicoli corazzati, ma anche armi e munizioni, per le necessità dell’esercito e della polizia. E’ stato ordinato l’acquisto urgente di giubbotti antiproiettile per tutto il personale militare e di polizia impegnato al confine. Soprattutto, i tre servizi di sicurezza, la BIA, la VBA e la VOA, collaboreranno strettamente sul confine tra Serbia e Macedonia per evitare ogni infiltrazione di terroristi. Siamo pronti per ogni evenienza”, dichiara la fonte governativa, la quale afferma che i terroristi intendevano entrare in Serbia attraverso i villaggi Lipkovo e Lojanovo, prossimi a Kumanovo. “Essi intendevano entrare in Serbia dal villaggio di  Miratovac, ma il dispiegamento di forze trovato al confine li ha fatti ripiegare in attesa del momento propizio per infiltrarsi”, rivela la fonte.

(Blic, 11.05.2015)

 

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