Gelo tra Serbia e USA e Ue

Non si sa se l’incontro tra Aleksandar Vucic, l’ambasciatore statunitense Kyle Scott e il capo della Delegazione Ue in Serbia Michael Davenport, durante il quale non vi sono stati sorrisi di circostanza, sia riuscito a ridurre le incomprensioni tra Belgrado, Washington e Brussels. 

Di certo l’incontro è stato molto difficile e franco. La richiesta di incontro è avvenuta da parte dei rappresentanti diplomatici di USA e Ue e è stato fatto trapelare che non vi sonos tati sorrisi di circostanza. Quello che si sono detti i tre rimane un mistero ma dopo l’incontro è stato pubblicato un comunicato per i media in tutto simile a quelli ordinariamente presentati quando un rappresentante diplomatico occidentale incontra un esponente del governo serbo. 

Negli ultimi giorni non sembra ci sia stato qualcosa di inusuale o allarmante sull’asse Washington-Brussels-Belgrado. Eppure qualcosa è accaduto perché Politika ha saputo che Aleksandar Vucic aveva annullato il giorno prima degli incotri bilaterali con Scott e Davemport. Questo passo ha evidenziato un significativo raffreddamento dei rapporti tra la Serbia e i suoi partner occidentali. 

Secondo fonti riservato Aleksandar Vucic ha atteso a washington un incontro con il vice assistente Segretario di Stato Hoyt Brian Yee e con l’influente ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Samantha Power, mentre il 21 giugno ha in agenda un incontro a Brussels con Federica Mogherini. 

L’incontro con Scott e Davemport si è tenuto dopo che per giorni i tabloid vicini al governo hanno accusato i due ambasciatori di essere dietro la radicalizzazione delle proteste contro il progetto Belgrado sull’acqua e la liquidazione della Radio Televisione di Vojvodina. Dall’atra parte il leader del partito radicale Vojislav Seselj ha accusato Scott di voler condizionare il governo e ha lanciato la parola d’ordine “Eliminate Scott” cui Vucic ha risposto affermando che non consente a nessuno di fare tali affermazioni.

Resta inoltre aperta la questione dell’inizio dei negoziati con l’Ue sul capitolo 23, mentre in Germania si afferma chiaramente che l’ambizione serba di aderire all’Unione europea deve spingere a riconsiderare la tutela degli interessi nazionali serbi in Kosovo e Metohija e in Repubblica serba di Bosnia.

Sul lato diplomatico si registra anche l’azione della Russia, che per bocca del suo ambasciatore a Belgrado Cepurin ha ricordato la Serbia è un affidabile partner della Federazione russa e che la leadership del Cremlino sera molto in un ulteriore rafforzamento della partnership, quando entro cui si inserirà la visita del primo ministro Dimitri Medvedev il prossimo autunno.

In questo quadro il quotidiano Blic ha intervistato James Ker-Lindsey, senior fellow per i Balcani occidentali alla London School of Economics (leggi una sua intervista esclusiva al Serbian Monitor qui), il quale ha affermato di non aspettarsi particolari conseguenze dalle ultime tensioni poiché “L’Occidente ha fiducia in Vucic e nessuno intende roesciare il suo governo, non vedo alcuna ragione per questo. Essenziale è salvaguardare la stabilità della regione tenuto conto di tutte le tensioni che attraversano l’Europa. Non mi aspetto dunque nessuna conseguenza significativa al di là di qualche scaramuccia. Quel che invece preoccupa è che Vucic non è stato ancora in grado di formare il nuovo governo: nei paesi dell’Unione un nuovo governo arriva dopo una settimana mentre in Serbia ancora non è pronto dopo sei settimane dalle elezioni. Dunque è possibile che sia questo uno dei motivi che ha portato ad annullare gli incontri con i rappresentanti diplomatici di USA e Ue”. 

(Politika, Blic, 14.06.2016)

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