Fuga di cervelli: come rendere possibile il ritorno dei giovani serbi

L’anno scorso, il Presidente dell’Accademia delle arti e delle scienze serbe (SANU), Vladimir Kostic, aveva sottolineato che la Serbia si classifica al primo posto nel mondo per la fuga di cervelli, secondo la relazione elaborata al World Economic Forum, aggiungendo che tra i dieci e i quindici anni potrebbe verificarsi un grave deficit di forza lavoro disponibile con istruzione superiore.

Ieri, ospiti del talk show di Olivera Kovacevic, presso la Radio Televisione della Serbia (RTS), ospiti accreditati, un professore della Facoltà di geologia, e il capo del team di esperti per il monitoraggio della riforma dell’istruzione superiore Vladica Cvetkovic, il Direttore della Ginnasio di Matematica Srdjan Ognjanovic, l’analista finanziaria di PJT Partners  a Londra Jovana Arsic, e il Presidente dell’Università Singidunum, il professor Milovan Stanisic, sono tornati a discutere l’argomento della fuga di cervelli.

Nel 2007 27.000 persone altamente istruite sono emigrate dalla Serbia. Solo sette anni dopo, questo numero è più che raddoppiato a 58.000. Inoltre, attualmente sono 45.000 laureati ad essere disoccupati. Quando ha presentato questi dati, il professor Cvetkovic ha osservato che possiamo dividere queste persone in due categorie: i laureati universitari che hanno un’educazione di qualità e la cui professione è richiesta, e quelli che hanno ricevuto una formazione superiore di qualità minore e più inclini a fare qualsiasi tipo di lavoro. Cvetkovic afferma inoltre che l’economia serba non ha una capacità abbastanza elevata per assumere tutti i laureati e assegnare loro posti di lavoro adeguati.

Riflettendo su quanto il numero crescente di università a conduzione privata con bassi criteri di apprendimento, non immuni alla vendita di diplomi, abbiano contribuito al suddetto problema, il professor Stanisic ha affermato che ciò influisce sino ad un certo punto, ma non è applicabile all’università da lui gestita perché i suoi diplomi vengono riconosciuti in tutto il mondo. Per quanto riguarda i paesi in cui i diplomati universitari emigrano, la Germania, gli Stati Uniti, il Canada e sempre più i paesi del Medio Oriente (Kuwait e Emirati Arabi Uniti) risultano essere in cima alla lista.

Srdjan Ognjanovic ha comunicato le esperienze dei suoi allievi riportando che diversi di loro, una volta laureatisi, si recano all’estero per proseguire la formazione e ottengono il riconoscimento del livello della propria preparazione dalle società straniere che di solito offrono loro posti di lavoro che altrimenti nessun datore di lavoro serbo potrebbe offrire. Ognjanovic osserva tuttavia che, nonostante le buone condizioni di lavoro all’estero, molti sono ancora quelli che manifestano l’intenzione di tornare a lavorare in Serbia per motivi patriottici o per altri motivi.

Giovane esperta finanziaria residente attualmente a Londra, Jovana Arsic, conferma questa tendenza e confessa di stare valutando il ritorno in Serbia, ma aggiunge che più tempo i giovani trascorrono all’estero, tanto più è difficile che decidano di tornare.

Quando gli è stato chiesto cosa dovrebbe fare lo Stato per arginare la fuga dei cervelli, motivando i giovani a rimanere e quelli che hanno lasciato a tornare, il professor Ognjanovic ha risposto che bisognerebbe prendere come esempio la Cina, paese che ha visto milioni di giovani cinesi tornare a lavorare dall’estero perché, con l’economia sull’orlo del boom, si sono visti promettere buoni posti di lavoro per contribuire a quella meraviglia economica.

Paragonando tale situazione a quella della Serbia, il professor Cvetkovic ha affermato che, per rivolgere un appello affinchè i giovani ben istruiti decidano di tornare, le autorità statali dovrebbero creare un ambiente che favorisca l’occupazione trasparente, e accuratamente selezionare insegnanti e professori che formino la forza lavoro futura.

Jovana Arsic ha sottolineato che il mercato del lavoro serbo è stato sovraccaricato e, in questo contesto, le aziende sono state libere di offrire le peggiori condizioni possibili a causa della manodopera disperatamente alla ricerca di un posto di lavoro.

In conclusione, il professor Ognjanovic ha affermato che non tutto è perduto, come dimostra il settore IT serbo, che ha disperatamente bisogno di un maggior numero di professionisti. Questo punto di vista è stato abbracciato anche dal Presidente dell’Università Singidunum, Milovan Stanisic, il quale ha dichiarato che è incoraggiante vedere che il numero di studenti stranieri a Singidunum è cresciuto esponenzialmente anno dopo anno.

(RTS, 25.05.2017)

http://www.rts.rs/page/tv/sr/story/20/rts-1/2745738/.html

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