FT: “Vučić e Orban, potenti governanti di cui non si vede ancora la fine”

Più di tre decenni fa, i Paesi dell’Europa centrale e orientale avevano celebrato con orgoglio la liberazione dal regime comunista. Secondo il “Financial Times” ora quel risultato sembra in pericolo: da un lato, le pressioni russe sull’Ucraina e le richieste di rimodellamento dell’ordine di sicurezza europeo fanno preoccupare la regione per un’indipendenza conquistata a fatica, dall’altra parte, scrive il giornale, in alcuni Paesi si vede il crollo della democrazia, un degrado dello stato di diritto, corruzione radicata insieme al fiorire della criminalità organizzata, e un’ampia gamma di nazionalismi post-comunisti. Sembra che le elezioni del 3 aprile in Serbia e Ungheria dimostreranno che, almeno in questi due Paesi, tali tendenze maligne interne non scompariranno presto.

Secondo il “FT”, questi due Paesi hanno molto in comune, nonostante l’Ungheria sia nell’UE e nella NATO, e la Serbia no. Nel suo rapporto sulla libertà nel mondo per il 2021, la “Freedom House” ha classificato entrambi i Paesi come “parzialmente liberi”. Il Premier ungherese Viktor Orban e il Presidente serbo Aleksandar Vucic stanno perseguendo una forma di governo con mano ferma, intrisa di conservatorismo culturale, amicizia con la Russia e la Cina e un forte sostegno alla diaspora: ungheresi in Romania, Slovacchia e Ucraina e serbi in Kosovo e BiH.

Quando si tratta di questioni interne, poi la somiglianza tra Ungheria e Serbia è sorprendente. La cosa che potrebbe rivelarsi decisiva alle elezioni di aprile è che Orban e Vucic attirano dalla loro parte i media e la magistratura e utilizzano risorse statali per i loro partiti al governo. Indubbiamente, entrambi hanno un sostegno significativo dal popolo, ma solo per essere sicuri della vittoria, sottolinea il “FT”, “gireranno” le elezioni a loro favore prima di qualsiasi voto.

Si potrebbe pensare che ci sia in Serbia più lavoro da fare rispetto alla campagna per le elezioni parlamentari del 2020, che i partiti di opposizione hanno boicottato in un’inutile protesta, permettendo al partito di Vučić di ottenere più del 60% dei voti. Tuttavia, il giornale crede che l’opposizione non abbia alcuna possibilità di vincere una gara in cui Vučić domina i media, l’amministrazione statale e il settore pubblico.

Non tutto comunque fila liscio per Vučić, che dal 2014 detiene tutte le leve del potere, prima come Premier, poi come Presidente della Repubblica. Proprio perché le elezioni parlamentari sono una competizione a senso unico, la vera opposizione non ha l’opportunità di mostrarsi in parlamento, ma in proteste di piazza a volte molto grandi e anche violente. Dimostrazioni di questo tipo hanno costretto il governo il mese scorso ad abbandonare il progetto di estrazione del litio della società mineraria “Rio Tinto”. Se ci saranno cambiamenti politici in Serbia, le proteste civili potrebbero essere la loro principale fonte.

Photo credits: “ANDREJ ISAKOVIC / AFP”

FT: Vučić i Orban – moćni vladari čijoj se vlasti ne nazire kraj

This post is also available in: English

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

scroll to top