Freedom House: Il leader della Serbia è un maestro nel creare nuove realtà

I media in Serbia hanno sempre più difficoltà nel fare il loro lavoro e i giornalisti sono spesso chiamati “traditori” e “mercenari stranieri”. In questo campo, il Presidente serbo Aleksandar Vucic e il Governo serbo stanno seguendo le orme dell’Ungheria, ha dichiarato Freedom House.

La libertà dei media si è deteriorata in tutto il mondo negli ultimi dieci anni, secondo il rapporto “Libertà e media: la spirale che cade” di Freedom House.

Quando si tratta della Serbia, come indicato nella relazione, il presidente Aleksandar Vucic e la sua amministrazione hanno avuto, come l’Ungheria, un grande successo nel mitigare il giornalismo critico: “Lui e Viktor Orban sono riusciti a consolidare la proprietà dei media nelle mani dei loro amici”.

Freedom House afferma che il lavoro quotidiano dei giornalisti in Serbia è impedito da numerose intimidazioni e molestie.

Spesso la Serbia in questo rapporto viene citata assieme all’Ungheria, così viene detto: “Vucic e i suoi alleati devono ancora consolidare il loro controllo sui media serbi, ma stanno sicuramente seguendo la procedura di Orban. Entrambi i paesi sono passati da liberi a parzialmente liberi nell’ultimo rapporto di Freedom House sulla libertà nel mondo”.

Il rapporto rileva che alcune recenti privatizzazioni hanno fatto diversi trasferimenti ai proprietari che sono più che amichevoli con il Partito del progresso serbo al potere.

“Sono emerse anche acquisizioni individuali di persone vicine al governo. Alla fine del 2018, il fratello del supremo funzionario di SNS acquistò due canali televisivi nazionali. Egli ora detiene anche tre portali web, una stazione radio e nove canali via cavo”, dichiara Freedom House.

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Tuttavia, in Serbia, ancora più preoccupante è la forma di pressione finanziaria e le molestie da parte delle autorità fiscali.

Nel rapporto si ricorda il caso del quotidiano di Vranje, il quale ha avuto problemi con gli ispettori finanziari proprio dopo ave pubblicato un’intervista con l’ex capo dell’Amministrazione fiscale.

“Alla fine il proprietario annunciò che il giornale non era più in grado di resistere alle forti pression e, così smise di funzionare. Nel 2018, il sito web Juzne Vesti, noto per i suoi critici report della situazione nella Serbia meridionale, è stato oggetto di un’indagine fiscale durata cinque mesi in cinque anni”, ricorda Freedom House.

Si sostiene che la Serbia abbia minato la libertà di stampa e abbia politicizzato la manipolazione della legge. Freedom House afferma che la Serbia abbia depenalizzato la diffamazione di menzogne, mad che le leggi sui media del paese sono in linea con gli obblighi internazionali. Tuttavia, in pratica non è così.

Secondo questo rapporto, la Serbia non ha la capacità di attuare leggi dei media ben formulate. L’ente normativo per i media elettronici operativamente non è funzionale, aggiunge Freedom House.

“REM non è riuscito ad impedire il predominio del partito dominante nell’ambiente dei media, durante le campagne elettorali. Nel mese di febbraio 2019, non è riuscito ad agire quando due canali televisivi hanno mandato in onda un video per deridere il leader dell’opposizione, e che in primis era apparso sul canale YouTube del partito SNS, anche se le leggi serbe proibiscono di fare pubblicità politica al di fuori delle elezioni”, dice il rapporto.

“I governi democratici e i finanziatori dei media devono impegnarsi attivamente per fermare questo deterioramento e preservare il buon giornalismo. Sia in Ungheria che in Serbia, il reinserimento dovrebbe essere strategico: il sostegno finanziario e i programmi di sovvenzioni dovrebbero dare priorità alla resilienza a lungo termine, non solo per premiare le soluzioni più piccole e creative. Le fondazioni private, che decidono di supportare i media in questi paesi, devono consultare fonti locali per impedire che i loro fondi finiscano con i controlli statali “, consiglia Freedom House.

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