Forum Italia-Serbia: una sfida soprattutto per le imprese italiane

Il Forum di Trieste del 24 maggio ha dimostrato il cambio di passo radicale dell’orientamento italiano verso i Balcani e in particolare verso la Serbia.

Family Picture del Summit: in basso sinistra il Ministro delle Costruzioni e delle Infrastrutture Goran Vesić, la Ministra dell’Energia e delle Risorse Minerarie Dubravka Djedović Handanovič, il Ministro della Agricoltura Aleksandar Martinović, il Ministro del Commercio Tomislav Momirovič, la Ministra dell’Ecologia Irena Vujović, il Primo Ministro Miloš Vučević, il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il Ministro dell’Ambiente Gilberto Picchetto Fratin, la senatrice Sandra Savino; in alto, da sinistra: il direttore dell’Agenzia di Sviluppo di Serbia Žarko Milićević, il direttore di FINEST Alessandro Minon, l’amministratrice di SACE Alessandra Ricci, il Direttore Cooperazione Internazionale di CDP Paolo Lombardo, il Presidente di SIMEST Pasquale Salzano, l’amministratice delegata di SIMEST Regina Corradini D’Arienzo,, il Presidente di Agenzia ICE Matteo Zoppas, l’Ambasciatore d’Italia in Serbia Luca Gori.

Al “Forum Imprenditoriale Italia-Serbia” i protagonisti sono stati in realtà gli attori politici di entrambi i paesi e in particolare il governo italiano, che con la stipula degli accordi siglati da Cassa Depositi e Prestiti, SACE e Simest ha dato concretezza alla sua strategia di attenzione verso i Balcani occidentali: finanziamenti reali e non solo esortazioni e auspici come per troppi anni si è fatto.

L’Italia ha messo sul piatto linee di credito fino a 500 milioni di euro. SACE ha garantito fino a 400 milioni, di cui 200  milioni destinati al Ministero delle Finanze serbo per sostenere i piani di sviluppo del paese e rafforzare la presenza italiana nei settori dei trasporti, del turismo, delle telecomunicazioni, dell’IT e dell’energia, mentre 200 milioni andranno a favore di Telekom Srbija per favorire la collaborazione con imprese italiane in quanto fornitrici di strumentazioni ICT e di contenuti audiovisivi.

L’accordo di finanziamento tra CDP e EPS è stato siglato da Paolo Lombardo, Dir. Cooperazione Internazionale di CDP e Dusan Zivkovic, direttore generale ad interim dell’EPS.

A 100 milioni di euro ammonta la linea di credito di CDP per ElektroPrivredna Srbije (l’ente elettrico di Stato) al fine di sostenere il processo di decarbonizzazione di un ente statale che produce gran parte della sua energia da carbone di bassa qualità in impianti ad alto impatto ambientale: il più importante investimento dello Stato italiano in una società statale serba degli ultimi due decenni.

La dinamica presenza del gruppo CDP nel paese, con le sedi e i rappresentanti locali della capogruppo, di Simest e di SACE, per certi versi sta proprio compensando il declino della presenza imprenditoriale italiana in Serbia. I dati sono sotto gli occhi di tutti: nei primi cinque mesi del 2024 sono state aperte 39 entità commerciali nel paese, di cui solo 24 società a responsabilità limitata, seguite da cinque uffici di rappresentanza e da 9 attività libero professionali. Certo, si tratta di dati meramente quantitativi, in ogni caso inferiori al trend dello scorso anno, quando furono aperte 105 imprese, risultato a sua volta inferiore a quello registrato nel 2022, quando furono registrate 131 attività.

Di fronte all’oggettivo calo di interesse delle imprese italiane a investire in Serbia, l’attuale governo italiano ha compreso che la rilevanza del sistema paese in Serbia e nei Balcani non poteva solo essere delegata alle scelte dei singoli imprenditori. Così, in pochi mesi il gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha aperto sedi e intavolato negoziati che hanno portato agli accordi siglati il 24 maggio. L’Italia ha ripreso a essere, dopo anni di assenza, un interlocutore attivo del tessuto economico di quest’area d’Europa, potendosi ora sedere al tavolo degli altri attori dello sviluppo socio-economico della regione: da EBRD a BEI, dalla statunitense USAID alla tedesca Kreditanstalt für Wiederaufbau e alla francese AFD. Interlocutore non più solo in termini politici, ma come finanziatore titolato a indicare e incentivare alcune linee di evoluzione socio-economica, in Serbia come in Albania e in altri paesi della regione. Si tratta di un indubbio successo politico per l’Italia, segno di un’evoluzione della strategia nella regione: prima, a inizio anni duemila, paese donatore, poi promotore di investimenti strategici (banche, assicurazioni, automobilistico), oggi investitore diretto con meccanismo “policy-based”, ovvero guidato da condizionalità di erogazione legate alla progressiva liberalizzazione del settore energetico in Serbia, da realizzarsi anche attraverso concessioni e gare d’appalto nel settore delle rinnovabili che potranno generare opportunità importanti per le imprese italiane.

Gli imprenditori italiani all’estero sono adusi a lamentare l’assenza del supporto delle agenzie nazionali, l’essere costretti a fare tutto da soli, la mancanza di strumenti di finanza agevolata o la sordità dei rappresentanti istituzionali alle loro istanze. Affermazioni che oggi, per quanto riguarda la Serbia e i Balcani, sono prive di fondamento. Sta agli imprenditori italiani strutturarsi per cogliere le opportunità messe a loro disposizione, opportunità che per essere colte richiedono un salto di qualità in termini di strategie e di competenze.

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