La Serbia è in crisi dei laureati di qualità

Il presidente dell’Accademia di scienze e arti della Serbia (SANU) Vladimir Kostic ha avvertito che la Serbia è in grave crisi di risorse di persone con un alto livello di formazione e che vi è una espansione della formazione universitaria di bassa qualità.

“Se la metà dei nati vivi viene iscritta all’università, e il 60% di quel numero completa i loro studi, questo significa che vi sono tra 15.000 e 20.000 laureati, il che non è sufficiente a soddisfare le esigenze di sviluppo dell’economia serba”, viene detto da Kostic per la televisione N1.

Egli ha aggiunto che la struttura dei laureati non corrisponde ai tempi tecnologici in cui viviamo, perché solo il 15% degli studenti ha una laurea in aree tecnologico-produttive, e solo il 3% è composto da laureati con formazione in campo veterinario e agricolo.

Kostic ha sottolineato che il numero delle persone con formazione universitaria che ha lasciato il paese è aumentato di 11 volte negli ultimi dieci anni, e che il tasso di rimpatrio è relativamente basso.”I giovani spesso lasciano il paese perché non è stato loro spiegato quali opzioni hanno nel loro paese”, viene detto da Kostic. “In Serbia, abbiamo creato l’idea che la vita bella è da qualche altra parte”, egli ha aggiunto, affermando che neanche all’estero tutti ottengono il loro lavoro dei sogni.

La Serbia, secondo lui, è entrata in una sorta di piacere del piagnisteo per colpa di circostanze e che purtroppo “l’estetica della disperazione” viene nutrita dai media e nei colloqui delle persone serie.

D’altra parte, considera Kostic, né lo Stato né il pubblico, né i media, nemmeno l’Università di Belgrado, stanno sottolineando il fatto che questa istituzione si trova sulla lista di Shanghai, ovvero non viene sufficientemente evidenziato agli studenti che si iscrivono in una delle 300 migliori università al mondo.

“Abbiamo costruito un sistema di convinzione che tutto sia meglio di quello che si vive. Si tratta di una distorsione nella mentalità e dell’autostima, che personalmente non capisco”, viene detto dal presidente della SANU.

(Beta, 10.032016)

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