Finite le elezioni, torna la “Rio Tinto”

La “Rio Tinto” vorrebbe riaprire le trattative sul progetto “Jadar Lithium”, ha affermato in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti, il CEO e presidente della società Simon Thompson. Lo stesso ha aggiunto che il progetto “del valore di 2,4 miliardi di dollari era stato bloccato prima delle recenti elezioni nel Paese”, ma che l’azienda non si è arresa.

“Ci auguriamo di poter discutere tutte le opzioni con il governo serbo ora che le elezioni sono terminate”, ha affermato, suggerendo che il progetto è stato interrotto per motivi politici, non per motivi di salute pubblica o protezione dell’ambiente. Sebbene la Premier Ana Brnabić avesse affermato prima delle elezioni che al progetto “Jadar” era stata messa la parola fine, solo pochi giorni dopo il voto, il Presidente Aleksandar Vučić, con la frase “la decisione di bandire la Rio Tinto è stata sbagliata”, ha iniziato lentamente a preparare l’opinione pubblica a un esito diverso.

Le organizzazioni ambientaliste avevano avvertito che, sebbene il piano territoriale per l’apertura della miniera di litio fosse stato ritirato, non vi era alcun segnale che la filiale della compagnia anglo-australiana, “Rio Sava Exploration”, si stesse ritirando. Al contrario, era proseguita la registrazione degli immobili acquistati ed erano arrivate nuove offerte ai locali.

“Tale affermazione del CEO giustifica in qualche modo chi dubitava che la decisione del Governo fosse definitiva. Tuttavia, su questo dovranno decidere il Ministero competente e il governo, che sono quelli che rilasciano i permessi. La mia aspettativa è che non ci saranno reazioni ufficiali da parte del governo mentre è tutto allo stato tecnico, e sarà rinviato a qualche momento successivo. In ogni caso, i cittadini dovrebbero ricevere informazioni dettagliate su ciò che si è fatto finora e ciò che si farà quando si prenderà la decisione finale su tale questione”, afferma Nemanja Nenadić di “Transparentnost Srbija”.

Dragan Dobrašinović del movimento “Uspravna Srbija” osserva che la “Rio Tinto” non può tornare in Serbia perché non l’ha mai lasciata e che la decisione del governo, presa sotto la pressione delle proteste dovute all’apertura della miniera a Jadar, era stata solo una copertura. Secondo Sava Manojlovic del movimento “Kreni-Promeni”, uno dei più importanti organizzatori della protesta contro l’apertura della miniera, è assurdo che la “Rio Tinto” annunci che avvierà dei negoziati per infrangere la legge con il governo serbo, che dovrebbe proteggere le stesse leggi.

“La Serbia è a un bivio. Uno è lo stato di diritto ed è ovvio che i cittadini si battono per quello. Abbiamo utilizzato il meccanismo legale dell’iniziativa popolare e proposto una soluzione giuridicamente rilevante. Vogliamo una discussione esperta e il rispetto delle parole degli esperti che dicono che non si faranno le miniere. Dietro le argomentazioni scientifiche ci sono oltre 60 accademici, professori e scienziati. Se il governo e la Rio Tinto aboliscono i nostri diritti costituzionali fondamentali nelle istituzioni, allora scenderemo in strada”.

https://www.danas.rs/vesti/ekonomija/scenario-na-koji-je-vucic-pripremao-javnost-se-polako-obistinjuje/

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