Fiat in Serbia: un buon affare o… la frode del secolo?

Mentre molti esperti di economia hanno criticato per quasi un decennio la politica governativa di assegnare fino a 10.000 euro per ogni nuovo posto di lavoro creato da un investitore straniero, il settimanale NIN ha valutato che, entro la fine del 2018, cioè quando il contratto di dieci anni con Fiat giungerà alla sua scadenza, questa società italiana avrà ricevuto un totale di 150 milioni di euro dallo Stato serbo, ovvero 478.000 euro per ciascuno dei 2.405 dipendenti.

Dopo quasi tre settimane, i lavoratori di Fiat hanno interrotto il loro sciopero e hanno accettato l’aumento del loro salario non del 18%, come avevano richiesto, ma solo del 2,2% quest’anno e del 4,5% il prossimo anno, in linea con il tasso di inflazione del previsto. Considerando che per ogni 100 dinari di salario lordo 63 dinari vengono destinati alla copertura di tasse e contributi, si scopre che i lavoratori Fiat che percepiscono gli stipendi più bassi riceveranno ora solo 27.600 dinari (o poco meno di 230 euro). Il loro salario precedente era di 23.300 dinari.

Secondo i calcoli effettuati da NIN, lo stipendio netto medio di Fiat Chrysler Automobili Srbija (FCA) dello scorso anno è stato inferiore alla media serba, ossia circa 44.000 dinari (71.556 dinari lordi), ma questa media include anche gli stipendi ricevuti dalla direzione aziendale.

L’assistenza finanziaria totale concessa alla Fiat da parte dello Stato serbo, pari a 1,15 miliardi di dinari, comprende diverse cose. In qualità di proprietario di una quota del 33,33% della società, il governo serbo doveva fornire a fondazione un capitale di 101 milioni di euro in denaro o in attività.

Fiat ha inoltre ricevuto 302 milioni di euro attraverso varie sovvenzioni statali e altri 161 milioni di euro che il governo ha pagato per i servizi di utilità (quali misure per la manutenzione del tetto dello stabilimento, per la protezione ambientale, la costruzione di un parco fornitori, per il pagamento delle tasse locali ecc).

L’accordo segreto tra Fiat e la Serbia implica anche che il governo fornisca 75 milioni di euro per la “ristrutturazione della proprietà” e la Serbia è anche garante di un prestito concesso a Fiat per 169,5 milioni di euro dalla Banca europea per gli investimenti. Sulla base di ciò, Fiat ha risparmiato circa 50 milioni di EUR sui tassi di interesse del prestito, più un risparmio di 30 milioni di euro, perché Fiat è esente dal pagamento dell’imposta sul reddito per un importo del 15%, a differenza di altre società.

Inoltre, il governo ha generosamente abbandonato la sua parte nella distribuzione di profitti, il che significa fondamentalmente che la Fiat otterrà l’intero profitto generato. In base a quanto stabilito dall’accordo, lo Stato dovrà anche pagare almeno 20 milioni di euro per costruire un’autostrada da Kragujevac a Batocina. Secondo la Legge di bilancio del 2017, il governo deve costruire questo segmento di cinque chilometri entro il 2018, anno in cui scade anche il contratto con la Fiat.

La responsabilità per la clausola di segretezza del contratto cade sul governo serbo all’epoca in cui Mirko Cvetkovic ne era primo ministro e Boris Tadic presidente. I primi ministri che sono succeduti a Cvetkovic (Ivica Dacic, Aleksandar Vucic e Ana Brnabic), non sembrano molto ansiosi di esercitare pressioni sul presidente di Fiat Chrysler Automobili, Alfredo Altavilla, affinché pubblichi i dettagli dell’accordo.

Sebbene l’accordo rimanga riservato, è noto che i soldi che Fiat versa in tasse e contributi le vengono successivamente rimborsati dallo Stato serbo: questo, in effetti, significa che i contribuenti serbi stanno effettivamente pagando le tasse e i contributi sugli stipendi dei lavoratori Fiat.

NIN ha inoltre avuto accesso ai rapporti finanziari dell’azienda dal 2010 al 2016. Sulla base di tali relazioni, nel periodo osservato, Fiat ha ricevuto dal governo serbo oltre 130 milioni di euro sulla base di premi, sovvenzioni, donazioni e rimborsi tasse, più 302 milioni di euro pagati per conto di “sovvenzioni di capitale”.

Anche prima dello sciopero dei lavoratori, accadeva qualcosa di strano con gli stipendi in azienda. Anche se nel 2012 il numero di dipendenti in azienda è stato del 50% superiore all’anno precedente (1.798 e 1.167 rispettivamente), NIN ha calcolato che l’importo di pagamenti versati nei loro salari è salito solo tra il 7% e l’8%. Così, mentre il numero dei lavoratori è cresciuto, i loro stipendi sono stati ridotti. Fiat ha avuto il maggior numero di lavoratori nel 2013 (un totale di 3.668), anno in cui la produzione del nuovo modello della società Fiat 500L era al massimo. Stranamente, gli stipendi dei lavoratori dello stesso anno erano i più bassi.

Nel 2013, il governo serbo, con Ivica Dacic al suo comando, ha deciso di assegnare a Fiat 3.000 euro per conto di ogni Fiat 500L venduta, mentre prima di questo, il governo ha concesso 1.000 euro in sovvenzioni a quelle persone che hanno deciso di sostituire la loro vecchia Fiat Punto con la nuova vettura Fiat. Anche l’UE ha protestato contro questa iniziativa, ma il governo serbo si è giustificato affermando che la motivazione era rappresentata dal bisogno di “stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Se Fiat dovesse operare in questo modo in qualsiasi altro paese, dovrebbe pagare un’imposta sul profitto in quel paese. Nel 2013 Fiat Serbia ha generato un utile netto di 10 milioni di euro, l’anno successivo questo profitto è raddoppiato a 21 milioni di euro, mentre nel 2015 è stato di 17 milioni di euro. L’anno scorso l’utile netto dell’azienda ammontava a 17 milioni di euro. Quindi, negli ultimi quattro anni, il risultato netto è stato pari a 68 milioni di euro. Se Fiat avesse pagato l’imposta sul reddito, il bilancio serbo sarebbe stato più ricco di 10 milioni di euro. Inoltre, e secondo il relativo accordo, tutto il profitto che Fiat genera rimane in Fiat, dunque non un centesimo di esso va allo stato serbo.

Prezzi di trasferimento

Poiché lo sciopero ha accentuato la consapevolezza del pubblico sulla situazione in Fiat, sono sorti dubbi circa sul guadagno che Fiat trarrebbe dai cosiddetti prezzi di trasferimento. Sussistono sospetti che la Fiat dall’Italia o dalle filiali della società in altri paesi abbia venduto auto a Fiat Serbia a prezzi più elevati del solito, solo per vendere il modello finito 500L ad un prezzo inferiore rispetto a quello del mercato, mantenendo così il profitto fuori dalla Serbia. Le motivazioni di questa manovra non sarebbero chiare, in quanto Fiat non paga un’imposta sul reddito in Serbia.

Non sorprende che Alfredo Altavilla, Amministratore Delegato di FCA Serbia, abbia affermato che la fabbrica di Kragujevac “è un raro esempio di una cooperazione di successo tra settore pubblico e privato”.

L’esperto di economia, Dragovan Milicevic, ha analizzato lo stato patrimoniale di Fiat Serbia per il 2015 e ha calcolato che la società (che è, per altro, la quarta più grande società in Serbia secondo le sue entrate) ha pagato 14,3 milioni di euro nel bilancio serbo, ossia solo 0,12%, delle sue entrate aziendali. Lo stesso si può dire solo per un altro progetto finanziato dallo Stato, l’Air Serbia, che nel 2015 ha pagato solo il 0,27% delle proprie entrate al bilancio serbo. Tutto ciò significa, secondo Milicevic, che queste due società ottengono più dal bilancio statale di quanto effettivamente pagano. Ad esempio, l’Industria petrolifera della Serbia (NIS) ha versato sul bilancio serbo l’82,4% delle sue entrate per l’accisa sul carburante e altri prelievi.

“Se la Fiat si ritirasse dalla Serbia nel 2018, questo potrebbe essere considerato alla stregua di una frode, tenendo conto di ciò che la società ha ottenuto dallo stato serbo”, afferma Milojko Arsic, un professore presso la Facoltà di Economia. Inoltre, come accennato in precedenza, il governo serbo è garante di due prestiti, per 169,5 milioni di euro, che sono stati concessi alla Fiat dalla Banca europea per gli investimenti. L’ultima rata del primo prestito dovrebbe essere pagata entro il 31 dicembre 2019, mentre l’ultima rata del secondo prestito il 13 giugno 2021, il che significa che il governo serbo rimarrà garante di questi prestiti per due anni dopo la scadenza dell’accordo con Fiat.

Il ruolo dei politici

Il 29 settembre 2008, l’allora capo del gruppo parlamentare SNS, Djordje Milicevic, criticò il Presidente serbo Boris Tadic per aver firmato un accordo segreto. Tuttavia, ciò che i critici di Tadic sembrano dimenticare è che, solo due mesi fa, l’attuale Presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato a Kragujevac che “la Fiat contribuisce alla crescita del PIL nazionale del 3%” e che “partecipa all’esportazione complessiva della Serbia con una quota dell’8%”. Vucic ha anche lodato i funzionari che hanno “lanciato questo progetto” e ha aggiunto che “il governo farà molto lavoro per concludere un nuovo accordo con Fiat”.

Solo un mese dopo, i lavoratori dello stabilimento di Kragujevac sono entrati in sciopero, mentre il governo serbo li ha invitati a “mostrare un po’ di cura e preoccupazione per la Serbia”. Inoltre, la PM serba, Ana Brnabic, ha accusato i lavoratori di “avere cattive intenzioni”.

Ma cosa succede se le intenzioni di qualcun altro (di coloro i quali prendono le decisioni) sono ancora più malate?

(NIN, 01.08.2017)

http://www.nin.co.rs/

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