Impennata dell’euroscetticismo in Serbia: il sondaggio Gallup

Secondo quanto rivelano i dati di un recente sondaggio condotto da Gallup, solo il 40% dei serbi ritiene che il Paese beneficerà dell’adesione all’Unione europea: la percentuale appare altrettanto bassa in Montenegro (49%), sebbene l’84% dei kosovari e l’80% degli albanesi dichiarano di voler aderire all’Unione.

In linea di massima, il risultato del sondaggio rivela che i paesi più ricchi della regione e quelli più avanzati nel percorso di adesione hanno assistito ad un forte calo dell’entusiasmo per l’ingresso nell’UE. Al contrario, in quelli con il PIL più basso pro capite, per i quali l’adesione rappresenta una prospettiva lontana, i cittadini manifestano un maggiore entusiasmo nei confronti dell’integrazione europea.

In Albania e in Kosovo, “due delle aree più povere della regione, caratterizzate da tassi di disoccupazione elevati, i residenti tendono a considerare l’appartenenza come un mezzo per migliorare il proprio standard di vita e stimolare la crescita del lavoro”, scrivono gli analisti di Gallup.

L’Albania e il Kosovo hanno il PIL più basso pro capite nella regione, rispettivamente corrispondente a soli 4.543 e 3.796 dollari nel 2015. La Serbia (5.235 dollari) e il Montenegro (5.826 dollari) si trovano all’estremità opposta dello spettro. Un altro fattore è rappresentato probabilmente dall’isolamento relativo dei due paesi, in una regione etnicamente principalmente slava, il che li spinge a guardare alla più ampia comunità internazionale in cerca di sostegno. In Kosovo, ad esempio, il premier Isa Mustafa ha recentemente espresso forti riserve in merito al progetto di un mercato comune regionale evidenziando che il Kosovo non desidera “esperienze passate in nuovi imballaggi”.

Tutti i governi della regione stanno puntando all’adesione all’UE, ma i loro progressi variano molto, dal Montenegro, che già ha aperto numerosi capitoli negoziali, al Kosovo, che non è ancora stato in grado di presentare la propria candidatura. Il lungo cammino verso l’adesione solleva molte perplessità, anche in considerazione dell’allontanamento delle priorità dell’UE rispetto alla prospettiva dell’allargamento. Nel corso del vertice tenutosi a Trieste il 12 luglio, i leader dell’UE hanno cercato di rassicurare i politici regionali in merito al fatto che l’adesione è ancora nel loro futuro, senza però rilasciare nuove dichiarazioni sulle scadenze temporali del progetto.

All’interno dei Balcani occidentali, quelli che ritengono che l’adesione rappresenterebbe un beneficio per il proprio paese costituiscono ancora la maggioranza a tutti i livelli; anche in Serbia si osserva un margine stretto rispetto a coloro che ritengono che l’adesione potrebbe danneggiare il paese (34%), mentre un ulteriore 17% si dichiarato indeciso.

Un precedente sondaggio, condotto nel 2016 dall’Istituto per gli Affari europei di Belgrado, aveva rilevato che il 52% dei cittadini serbi riteneva che la Serbia dovesse proseguire il percorso di integrazione anche dopo la Brexit.

Il quadro che emerge in seguito al sondaggio in Serbia è probabilmente determinato dall’intreccio di fattori storici, in particolare di quelli legati all’indipendenza del Kosovo, riconosciuto da tutti, eccetto cinque, gli Stati membri dell’UE.

“Una parte di questo scetticismo sembra essere guidata da storiche rimostranze associate al bombardamento NATO della Serbia del 1999 per impedire la pulizia etnica degli albanesi kosovari. L’aspettativa dominante tra i paesi dell’UE, secondo cui la Serbia dovrebbe riconoscere l’indipendenza del Kosovo prima di entrare nel blocco, esaspera probabilmente questo risentimento”.

Inoltre, la Serbia, in misura maggiore rispetto agli altri paesi dei Balcani occidentali, è divisa tra coloro che sostengono l’adesione all’UE e coloro che invece guardano a Mosca. Il sondaggio Gallup ha rilevato che il 54% dei serbi (la più alta percentuale nella regione) approva la leadership russa degli ultimi due anni (rispetto a solo il 28% a favore della leadership dell’UE). Tale orientamento viene a delinearsi nonostante il forte impegno profuso dai politici serbi nell’adesione all’UE, che Aleksandar Vucic ha reso priorità del suo mandato come primo ministro nel 2014, anche a rischio di mettere in pericolo i legami tradizionali con la Russia. Anche, Ana Brnabic, subentrata a Vucic nella carica, ha indicato come obiettivo primario del suo governo il percorso di adesione all’UE.

Tuttavia, anche a livello più alto del governo, compaiono segnali di frustrazione: in seguito ad un incontro con il Primo Ministro greco Alexis Tsipras il 13 luglio, Vucic ha invitato l’Unione europea a fissare un calendario per l’adesione della Serbia. Con diversi capitoli negoziali attualmente in corso di apertura, Belgrado spera nell’adesione entro il 2020, anche se l’aspettativa può essere eccessivamente ottimista.

I serbi degli altri paesi del Balcani occidentali tendono ad essere anche meno sicuri dei vantaggi dell’adesione all’UE, rispetto ad altri gruppi etnici. In Bosnia-Erzegovina e Montenegro, entrambi abitati da minoranze serbe sostanziali, rispettivamente il 38% e il 32% dei serbi ritengono che l’adesione all’UE potrebbe essere di beneficio per il proprio paese, rispetto al 59% e al 49% del totale dei cittadini.

(Intellinews, 14.07.2017)

http://www.intellinews.com/euroscepticism-grows-in-richer-western-balkans-countries-125370/?source=serbia

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