Esportazione carne: accordi con Cina poco realistici

Mentre gli allevatori di bestiame in Serbia lamentano un rapido esaurimento delle proprie mandrie, sulla carta sembra che ci sia un quantitativo sufficiente di carne da esportare.

Da un lato, lo stato ha rimosso tutti gli ostacoli amministrativi per le esportazioni di carne verso Cina, Turchia e Russia, mentre dall’altra gli allevatori di bestiame stanno sempre più rivolgendosi all’agricoltura. Di conseguenza, nulla è risultato dall’esportazione annunciata di carne in Cina. Gli esperti sostengono che la Serbia non ha abbastanza carne da esportare e che la situazione non cambierà per il meglio presto, perché semplicemente non c’è abbastanza bestiame.
La Serbia ha firmato accordi di libero scambio che prevedono esportazioni di carne in diversi paesi, compresa la Turchia. Le quote di esportazione per la Turchia raggiungono le 5.000 tonnellate di carne bovina all’anno, mentre nel caso della Cina, la quota sale a 500.000 tonnellate di carne di manzo e agnello.
L’agro-economista Milan Prostran non è troppo ottimista per quanto riguarda l’esportazione annunciata di carne in Cina, India e Turchia, sostenendo che si tratta di destinazioni eccessivamente lontane, geograficamente parlando, in considerazione delle quali i costi di trasporto da soli sarebbero esuberanti.
“Seguo gli sviluppi nel mercato cinese già da un po’ di tempo e l’unica cosa che abbiamo esportato sono state piccole quantità di semi, di alto valore”, chiarisce Prostran, aggiungendo: “La Cina è geograficamente molto lontana, e per di più, è il paese più popolato del mondo. Semplicemente non abbiamo abbastanza capacità per coprire la domanda da quando l’allevamento del nostro paese è in grave crisi. Ci vogliono almeno cinque anni di investimenti sostanziali nell’allevamento di bovini e suini per ripristinare la nostra capacità di esportazione e per tornare ai livelli del passato, quando esportavamo maiale in America o manzo nell’Unione europea”.
Prostran sottolinea che la Serbia produce 450.000 tonnellate all’anno, e l’accordo con la Cina, che ne prevede l’esportazione di 500.000, non è realistico. Il paese non raggiunge nemmeno la quota UE di 8.780 tonnellate, perché il massimo che è riuscito ad esportare è 1.500 tonnellate.
(Vecernje Novosti, 12.02.2018)

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