Elezioni presidenziali: dal risveglio politico alla delusione dei giovani serbi

Le elezioni in Serbia sono in genere abbastanza movimentate, e sono di solito accompagnate da accuse di frode elettorale, o di minacce indirizzate ai candidati dell’opposizione.

Ma qualunque sia il risultato delle elezioni, un elemento rimane invariato: relativamente pochi giovani serbi esercitano il proprio diritto di voto.

Le elezioni presidenziali di domenica hanno segnato un momento diverso. I giovani si sono recati alle urne in massa, per lo più ispirati dalla candidatura, presentata inizialmente come uno scherzo satirico durante le elezioni locali nel 2016, di Ljubisa Preletacevic “Beli”. Beli, interpretato da uno studente di 25 anni, Luka Maksimovic, rappresenta un personaggio politico fittizio corrotto e populista che promette le cose più scandalosamente impossibili solo per ottenere voti. Beli afferma di essere puro e innocente allo stesso tempo, cosa che dovrebbe essere evidenziata dal soprannome (che significa “bianco” in serbo) e dal fatto che indossa sempre un vestito bianco. I suoi giovani sostenitori sono stati felici che qualcuno finalmente abbia deriso gli egocentrici e corrotti politici locali, e il suo scherzo ha portato il personaggio di Luka Maksimovic a diventare un candidato presidenziale ufficiale. La speranza era che la sua vittoria potesse determinare un rovesciamento di tutto il sistema.

Eppure né Maksimovic, né i giovani serbi che sono stati finalmente galvanizzati dal voto, né il principale candidato dell’opposizione, Sasa Jankovic, sono stati in grado di impedire la vittoria del Primo Ministro conservatore Aleksandar Vucic. Vucic, un tempo un nazionalista dalla linea dura ma ora centrista pro-europeo, è stato accusato di corruzione e autocrazia durante la sua permanenza al potere. L’opposizione in Serbia è allo sbando da anni, ed non è riuscita a compattarsi dietro il nome di un candidato unico, permettendo così a Vucic ed al suo Partito Progressista Serbo di vincere con il 55% dei voti.

Il principale candidato dell’opposizione, Sasa Jankovic, ha totalizzato il 16,2% dei voti, ed è stato in gran parte sostenuto da un certo numero di intellettuali di spicco e giovani stanchi del governo di Vucic. Jankovic ha ferocemente criticato Vucic durante la sua campagna.

Vucic, dal canto suo, assumerà la carica, in gran parte cerimoniale, di Presidente per i prossimi cinque anni, mentre il suo Partito Progressista Serbo rimarrà al timone del governo. Questo significa che vi saranno grandi cambiamenti in Serbia, dove un salario medio è ancora pari a circa £320 al mese, per le persone che riescono a trovare un lavoro (in base ai dati delle Nazioni Unite, il tasso ufficiale di disoccupazione è al 19,7%, mentre la disoccupazione giovanile è al 44,2%). La corruzione è ancora ampiamente diffusa e il governo ha recentemente sponsorizzato programmi di investimento, come il progetto Belgrado Waterfront, suscitando un’ondata di proteste di piazza.

Ho chiesto ad alcuni giovani elettori, incontrati al termine della notte delle elezioni e la mattina successiva di esprimere le proprie sensazioni circa i risultati delle elezioni. Una di loro, Jovana, studentessa diciottenne, ha votato per Vucic e ha dichiarato di sentirsi “molto, molto felice che la Serbia ha un vero presidente”.

Quando le ho chiesto meglio cosa intendesse, mi ha risposto: “Sono troppo eccitata per parlare ora, mi aspetto che sarà lui a fare in modo che la Serbia prosegua sulla via del progresso intrapresa”.

Anche Srdjan Radjenovic, ingegnere edile di 30 anni, ha votato per Vucic.

“Ci si aspettava la sua vittoria, ma sono soprattutto contento che abbia vinto con una percentuale così chiara e convincente. Darà seguito ai cambiamenti cui abbiamo assistito di recente, ma mi aspetto anche molto, molto di più da lui. Vucic e il suo partito sono semplicemente e chiaramente superiori agli altri candidati”.

La vittoria di Vucic non ha reso tutti felici: lo storico Marko Todic, 26 anni, è uno dei tanti giovani profondamente delusi da questo risultato. “Speravo veramente in un cambiamento”. Marko racconta di avere la sensazione che la Serbia sia diventata un paese più corrotto dal momento in cui Vucic e il suo partito hanno conquistato il potere nel 2012, assegnando posti di lavoro a persone collegate con il partito. “Tanti giovani hanno lasciato il paese, e penso che la corruzione sia la ragione principale per questo”.

“Non mi piace per niente la direzione che ha preso la Serbia”, mi dice.

Nevena Sredojevic, studentessa di 25 anni, confessa che sta pensando di lasciare la Serbia, in quanto molto delusa dall’esito delle elezioni. Non sarà certo sola: circa 30.000 serbi si trasferiscono all’estero ogni anno. Soprattutto laureati, non in grado di trovare lavoro nel paese.

“Non so se è per paura o per qualcos’altro, ma la gente qui non vuole lottare per qualcosa di meglio. Questo mi fa sentire meno a casa e meno incline a rimanere qui”, rivela Nevena.

Anche Amar Mesic, attore ventiseienne, è tentato dall’idea di lasciare la Serbia, anche ha trovato emozionante che queste ultime elezioni abbiano suscitato qualcosa nei giovani, trascinandoli alle urne: “Ma ho bisogno di prendere il controllo della mia vita e guadagnarmi da vivere con quello per cui ho studiato. Sono un attore professionista e voglio lavorare come attore, ma è molto difficile qui. Quindi dovrò cercare lavoro altrove”.

Sonja, 28 anni, sperava anche i risultati delle elezioni potessero essere diversi.

“Beh, sto progettando di fare le valigie. Se le persone non hanno ancora capito che dovrebbero votare per cambiare la crisi in Serbia, niente potrà andare meglio nel prossimo futuro”.

Anche le speranze di Kristina Ivanović, graphic designer di 21 anni, ne sono risultate fiaccate. “E’ particolarmente doloroso perché queste sono state le prime elezioni per cui ero ottimista ed entusiasta. Mi aspettavo di più. Ora che Vucic ha vinto il 55% dei voti, non ci sarà un secondo turno. Ha appena vinto la presidenza in un unico round, il che significa che non ci sarà assolutamente alcun cambiamento ora, nulla”.

I risultati delle elezioni hanno dato al ventunenne Milan Stojković la sensazione di sentirsi intrappolato nel suo paese: “E’ diventato così difficile fare qualcosa della mia vita. E’ diventato così chiaro che questo paese non vuole peggiorare o migliorare, la gente vuole solo conservare lo status quo”.

A Mladenovac, piccola cittadina vicino a Belgrado, i sostenitori del giovane candidato satirico Beli hanno celebrato la sua “vittoria” di ieri sera, anche se ha perso la corsa presidenziale. Con il suo personaggio Beli, Luka Maksimovic è stato votato da più di 300.000 persone. Si tratta di circa il 9,4%, risultato abbastanza impressionante per un nuovo arrivato sulla scena contro i politici di carriera, soprattutto perché li sta solo sbeffeggiando. I suoi sostenitori, senza alcuna esperienza in politica, hanno organizzato una campagna che è andata dalla creazione di memi all’organizzazione di grandi eventi politici in città e villaggi serbi. I giovani hanno partecipato manifestando un interesse per la politica, a patto che questo implicasse il rovesciamento del sistema passivo e conservatore in cui la Serbia è impantanata.

“Beli leader di questo paese scioglierebbe il sistema corrotto. Questa sarà la vittoria di tutti”, ha dichiarato Luka Maksimovic il giorno precedente le elezioni.

I suoi sostenitori in genere non sono sembrati troppo delusi: sapevano che era altamente improbabile che avrebbe vinto.

27 anni, Jelena Jevric, mi dice: “E’ solo davvero importante che i giovani abbiano vissuto un risveglio politico in queste elezioni. La vittoria di Vucic potrebbe essere una sconfitta umiliante per noi, ma ora so che non potrò mai lasciare questo paese. C’è così tanto per cui continuare a lottare”.

(Vice Serbia, 03.04.2017)

https://www.vice.com/en_uk/article/many-young-serbs-are-planning-to-leave-their-country-after-last-nights-election-result

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