Einstein e io: anche in serbo il best seller di Gabriella Greison

Fisica, narratrice, attrice, divulgatrice, Gabriella Greison è una donna dalle molteplici passioni.

Tra le più intense, quelle per la vita e l’opera di Marie Curie e Mileva Maric, la scienziata serba prima moglie di Albert Einstein. In questo colloquio con Biagio Carrano, “la rockstar della fisica in Italia” presenta la traduzione in serbo di “Einstein e io”, uscito da pochi giorni da Akademska Knjiga, il libro dedicato ai ventitrè anni di amore, studio e sfide che hanno unito le vite del più grande scienziato del Novecento e della geniale fisica serba. 

Nel libro racconto la storia di Mileva, e racconto come è nata la relatività di Einstein. Non mi interessano le discussioni su chi dei due ha contribuito e quanto alle teorie della relatività, ristretta e generale. Mileva era una mente matematica eccelsa, e viveva con Einstein quando lui l’ha creata, punto. Io racconto gli anni insieme, dal 1896 al 1919, cioè fino al divorzio. Lei aveva un sogno: voleva diventare una fisica, ma la società maschilista del tempo glielo ha impedito. e’ questo il cuore di tutta la mia storia”.

Lo spettacolo “Einstein & me” andrà in diretta streaming dall’Università Bicocca di Milano venerdì 3 luglio alle ore 18. Questo il link per assistere allo spettacolo: https://youtu.be/NPx9YFUSXh0

A fine Ottocento Mileva, una ragazza zoppa nata a Titel, un minuscolo villaggio del Banato, allora Impero Austro Ungarico e oggi Serbia, si mette in testa non solo di studiare, ma di diventare scienziata come Marie Curie. Un cinico potrebbe dire che ha fallito nel suo intento. E invece oggi la sua storia è più conosciuta che mai. Cosa rende tanto affascinante Mileva Maric?

“Mileva Maric è affascinante oggi perché il racconto della sua vita diventa per noi una forza. Oggi abbiamo di nuovo, rispetto alla fine dell’800, la consapevolezza. E questa consapevolezza ci è nata nel corso degli anni. Tanti anni. Tante vite sono dovute alternarsi prima di noi, prima che donne oggi possiamo dire di poterci realizzare in ogni campo, professionalmente. Oggi siamo in tanti, come alla fine dell’800, e tutti insieme abbattiamo i pregiudizi, i luoghi comuni, le frasi fatte, e così facendo cambiamo il mondo. Mileva ha dato a tutti l’esempio, è stata una combattente, e ha messo il primo sasso di una grande costruzione che adesso abbiamo il compito di ultimare”.

Cosa fece innamorare e cosa fece allontanare due giganti della fisica come Albert e Mileva?

“La voglia di restare bambini. E si resta bambini giocando con la matematica, la fisica, i numeri. A entrambi piaceva farlo. Erano due puri, e vedevano tutto con gli occhi della scienza. Questa cosa per noi è un grande insegnamento. Si allontanarono perché Einstein divenne Einstein e Mileva restò Mileva. Mileva restò Mileva perchè non potè esplodere nella professione, non le diedero la laurea. Non le permisero di fare un altro tentativo. Una donna con due figli dovete immaginarnarvela allora… Ha passato l’inferno. Per questo ho chiesto al Politecnico di Zurigo l’attribuzione di una laurea postuma a Mileva Maric, come segnale di un cambiamento. Per mostrare alle nuove generazioni che adesso i tempi sono cambiati.”

“Einstein e io” è pubblicato in Serbia da Akademska Knjiga. Mileva è un orgoglio nazionale, ma non vi sono piazze, strade centrali o banconote dedicate a lei. Forse la pubblicazione del libro potrebbe essere anche un’occasione per renderla ancora più presente nelle vite dei serbi?

Mileva con i suoi figli Hans Albert ed Eduard Einstein.

Speriamo! Mileva deve essere portata sul palmo della mano. Deve essere un orgoglio. E’ stata una combattente, una guerriera. Ha perso la sua battaglia. Ma noi oggi vinciamo la sua guerra. Per questo è necessario ricordarla e riraccontarla in chiave attuale. Come ho fatto io nel mio libro. Oggi io realizzo i miei sogni anche grazie a lei”.

Lei ha inventato un nuovo modo di presentare la scienza. Nei suoi spettacoli prendono vita non solo le biografie degli scienziati, ma anche i loro ragionamenti e le loro formule. In un certo senso, lei ha unito due dimensioni che si pensavano separate: l’astrazione della fisica e il coinvolgimento emotivo del teatro. Come nasce questa sua intuizione?

“Avevo la necessità di rendere al fisica un posto abitabile. E così ho creato i miei spettacoli teatrali, dei monologhi, per raccontare con storie le vite dei grandi della fisica. Raccontando anche i loro baratri, le loro paure, la gente si identifica, e si specchia in loro. Invece da sempre i libri di scuola ci hanno fatto vedere i grandi scienziati come immagini messe in alto, sul piedistallo, perfette. Non è mai stato così! Io racconto i loro difetti, le loro insofferenze, e come ne sono usciti. E cosi’ noi ci identifichiamo in loro”.

“La professoressa di slavistica all’Università di Padova Monica Fin mi propose di comprare i diritti di “Einstein e io non appena uscì in Italia e lo feci ad occhi chiusi. “Questo è un libro per Akadenska Knjiga”, disse Monica, e siccome io e lei abbiamo gusti simili non avevo dubbi.

Mileva Marić è una delle donne di scienza serbe a me più care. Akademska knjiga ha già pubblicato la biografia di Mileva scritta da Đorđe Krstić sulla base dei fatti storici. Dunque avevo già un personale ritratto di Mileva Marić. Quando ho letto per la prima volta il romanzo Einstein e io nella traduzione serba di Kristina Koprivšek mi sono emozionata. Ho ritrovato la personalità che avevo immaginato di Mileva nel romanzo di Gabriella Greison. Il sogno di Mileva nel libro è di diventare una scienziata, una matematica, una fisica. Il suo ideale era Marie Curie. Mileva Marić è stata la prima donna serba a entrare nel mondo della scienza e così ha aperto la strada a tante altre donne che avrebbero seguito ils uo esempio.

Sono infinitamente grata a Gabriella per aver scoperto chi era Mileva. Grazie al libro Einstein e io, abbiamo avuto l’opportunità di capire che la biografia di Mileva era qualcosa di diverso dalle varie biografie di Albert Einstein. Il mio auspicio è che ogni donna serba che voglia dedicarsi alla scienza legga il libro di Gabriella Greison. E, auspicabilmente, che lo facciano anche tanti uomini”. 

Boba Babic, proprietaria e direttrice editoriale della casa editrice Akademska Knjiga

Le pongo una piccola sfida alle sue abilità di divulgatrice: come spiegherebbe ai nostri lettori la correlazione quantistica?

“Due sistemi intrecciati che comunicano tra loro anche a distanza. Ma immersi nel mondo dell’infinitamente piccolo. La fisica quantistica racconta tutto. E il mio chiodo fisso. Il mio prossimo romanzo sarà sul Gatto di Schroedinger”.

Il ginnasio matematico di Belgrado è conosciuto in tutto il mondo e gli studenti serbi raccolgono sempre successi alle olimpiadi di matematica. Cosa proporrebbe, in Serbia come in Italia, per avvicinare sempre più giovani alla matematica e alla fisica? 

“Di venire tutti ai miei spettacoli teatrali (sul mio sito ci sono le date: www.GreisonAnatomy.com e presto ne faccio una anche in inglese a Trieste, che forse è il posto più vicino a voi, e poi a verrò anche in Serbia a presentare il libro!), e comprare i miei libri…”.

Lei racconta gli sforzi di grandi scienziati per vedere quello che gli altri non vedono, così da cambiare infine anche il nostro modo di vedere il mondo. Il governo di Serbia con il programma Serbia Creates punta a cambiare non solo l’immagine ma lo stesso modello economico del paese puntando sull’istruzione, sulla creatività e sull’innovazione. Cosa è per lei, da fisica e da artista, il cambiamento? 

“Ottima iniziativa. Il cambiamento è il valore più grande che diamo alla nostra esistenza. Per me il cambiamento è fondamentale per vivere. Io lo cerco continuamente, per crescere, per motivarmi, per nutrirmi di elettricità. E quando lo vedo anche nelle altre persone, gente coraggiosa che ha cambiato tutto, me ne innamoro. I grandi fisici del passato hanno vissuto tutti dei cambiamenti bellissimi”. 

Inseguire le proprie aspirazioni, realizzare la propria inclinazione, implica sempre il rischio di deragliamento, come spesso lo chiama lei. Cosa direbbe a chi si vede su un binario morto?

“Io per due volte nella mia vita ho deragliato, perché non stavo bene dove mi trovavo, e quindi ho sterzato di colpo e sono uscita dai binari. Non tutti riescono a sterzare. Invece è necessario avere la prontezza di farlo. Altrimenti si muore dentro. Non state dove e con chi non vi fa fiorire!”.

Biagio Carrano

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