Il settore delle costruzioni, che negli ultimi anni è stato il motore della crescita economica della Serbia, quest’anno ha iniziato a vacillare, con previsioni secondo cui proprio il rallentamento delle attività edilizie contribuirà in misura significativa al modesto aumento del prodotto interno lordo. Alcuni dei problemi chiave di questo importante settore per l’economia nazionale emergono anche dal dato che quasi tre quarti delle imprese edili finanziano la propria attività con risorse proprie, mentre tra le aziende più redditizie dominano nettamente quelle straniere.
Le costruzioni si distinguono ormai da diversi anni come uno dei settori chiave per la crescita economica della Serbia, con una quota nel PIL compresa tra il 5,5% e il 6,4% e con una crescita del valore aggiunto lordo (VAL) dell’11% nel 2024. Secondo i dati della Camera di Commercio della Serbia, lo scorso anno il settore edile, con oltre 18.800 imprese, rappresentava quasi il 14% del numero totale delle società nel Paese.
Circa il 38% delle imprese era registrato per la costruzione di edifici, il 28% per lavori specializzati, quasi un quinto per attività di architettura e ingegneria, mentre il numero più basso (683 imprese) svolgeva attività nella produzione di prodotti in minerali non metallici. Oltre alle società, nel 2024 quasi 54.000 imprenditori individuali svolgevano attività nel settore edile.
Il numero degli addetti nelle costruzioni è cresciuto dal 2020 al 2024 a un tasso superiore al 4%, rappresentando lo scorso anno l’8% dell’occupazione registrata in Serbia. Gli operatori edili impiegavano quasi 186.000 persone, soprattutto nei lavori specializzati e nella costruzione di edifici.
Tuttavia, gli stipendi medi risultano sensibilmente più bassi proprio nelle attività che occupano più lavoratori. I dipendenti nei lavori specializzati e nella costruzione di edifici percepivano salari inferiori rispettivamente del 29% e del 17% rispetto alla media nazionale, mentre le retribuzioni di chi lavorava nella costruzione di altre strutture, nonché nelle attività di architettura e ingegneria, erano superiori dell’11% e del 5% alla media del Paese.
Lo scorso anno sono state rilasciate 30.437 autorizzazioni edilizie, un terzo in più rispetto al 2020, ma il 2,5% in meno rispetto al 2023. Il valore complessivo dei lavori eseguiti è aumentato dell’8,6% a prezzi correnti, mentre a prezzi costanti è stato registrato un aumento del 6% rispetto al 2023.
Diminuiscono anche export e import
Secondo i dati della Banca nazionale di Serbia (NBS), nel 2024 l’export di servizi edilizi ha raggiunto 294,1 milioni di euro, con una crescita annua superiore al 20%. Nello stesso tempo, l’import ammontava a 192,5 milioni di euro, con un incremento annuo di quasi il 17%, mentre il surplus commerciale ha raggiunto 101,6 milioni di euro. Guardando però al periodo 2020-2024, è evidente che l’attività commerciale con l’estero sta rallentando, con un calo medio dell’export superiore all’8%, mentre l’import si è ridotto in media dell’11%.
Degli investimenti complessivi nel settore delle costruzioni, pari a 921,9 milioni di euro, la quota maggiore è stata realizzata nella costruzione di altre strutture (311,1 milioni di euro), seguita dalle attività di architettura e ingegneria (298,7 milioni), dai lavori specializzati (141,7 milioni), dalla produzione di prodotti in minerali non metallici (98,6 milioni), mentre l’importo più basso, 71,8 milioni di euro, è stato registrato nella costruzione di edifici.
Nel quinquennio 2020–2024, l’afflusso netto totale di investimenti diretti esteri nelle attività edilizie è ammontato a 5,6 miliardi di euro. L’importo più elevato, pari a 1,8 miliardi di euro, è stato registrato proprio nel 2024 e rappresentava oltre il 35% degli investimenti esteri complessivi in Serbia lo scorso anno.
Quasi tre quarti delle imprese si finanziano con risorse proprie
Per risultati economici, le costruzioni sono state il terzo settore di maggior successo in Serbia nel 2024, dopo il commercio e l’industria manifatturiera, e le aziende del settore sono fortemente rappresentate anche nella lista delle prime cento imprese del 2024 pubblicata dall’Agenzia per i registri delle imprese (APR).
Tra le imprese edili con i profitti più elevati lo scorso anno spicca Belgrade Waterfront, con un utile di 7,5 miliardi di dinari, seguita da due società cinesi – China First Highway Engineering (4,4 miliardi) e China Railway International (3,34 miliardi) – e poi dal consorzio americano-turco Bechtel Enka (3,3 miliardi) e dall’azienda azera Azvirt, con 2,8 miliardi di dinari di profitto.
Secondo i risultati del sondaggio condotto dalla Camera di Commercio tra le imprese edili alla fine dello scorso anno, la quota maggiore degli investimenti in corso e pianificati per il 2025 riguarda opere e attrezzature edilizie, mentre la quota più bassa è destinata alla ricerca e sviluppo.
Durante l’anno precedente, quasi tre quarti delle imprese del settore hanno finanziato l’attività con risorse proprie, circa il 13% ha utilizzato prestiti, mentre gli incentivi di bilancio e altre fonti di finanziamento hanno avuto un peso trascurabile. Nel 2024, solo poco più del 6% delle imprese del settore ha usufruito di incentivi delle istituzioni statali o delle amministrazioni locali.
Fiducia nel clima economico ai minimi dalla pandemia
La fine dello scorso anno ha segnato un punto di svolta per il settore delle costruzioni. Le attività edilizie diminuiscono ininterrottamente dal quarto trimestre del 2024 e, secondo i dati dell’Istituto Nazionale della Statistica (RZS), nel secondo trimestre del 2025 erano inferiori di oltre il 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo il valore dei lavori sugli edifici ha registrato un aumento, mentre la realizzazione di strade, tubazioni e altre opere industriali ha subito un calo superiore al 26%
Quest’anno, i lavori edili hanno rallentato in tutto il Paese, ad eccezione di Belgrado, dove l’attività è cresciuta di oltre il 19% in tutti i segmenti, trainata dai progetti Belgrade Waterfront e Expo. Al contrario, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il valore dei lavori in Vojvodina si è quasi dimezzato, nel Sud e nell’Est della Serbia si è ridotto di un terzo, mentre in Šumadija e Serbia occidentale è calato di quasi il 9%.
Secondo il RZS, in base all’indicatore del sentiment economico, la fiducia nel clima imprenditoriale è ai livelli più bassi dal 2020, anno segnato dalla pandemia, mentre commercio, industria e costruzioni sono i tre settori in cui le incertezze rispetto a nuovi lavori e nuove assunzioni sono più evidenti.
Gli esperti sottolineano che i “metri quadrati si sciolgono” a causa della crisi economica, aggravata in Serbia anche da tensioni politiche, difficoltà di finanziamento, tassi di interesse, inflazione e burocrazia, nonché dalla carenza di manodopera. Si stima che circa 30.000 lavoratori edili abbiano lasciato il Paese e che sia difficile colmare questa lacuna con manodopera straniera, che secondo gli addetti ai lavori non è economica ma semplicemente l’unica disponibile.
(Biznis i Finansije, 24.11.2025)
https://bif.rs/2025/11/pad-gradjevinskih-aktivnosti-a-sada-nizbrdo/
