Economia in crescita, ma adesione UE lontana: l’analisi di Christopher Dembik

“La Serbia non dovrebbe pensare a raggiungere l’UE, perché si tratta di un obiettivo molto lontano. Quello su cui avete la necessità di concentrarvi è risolvere gradualmente la situazione economica, e ridurre le disuguaglianze. Ma credo che siate sulla buona strada. L’economia è in crescita, e anche se il governo ha compiuto progressi, c’è ancora margine di miglioramento, soprattutto nelle imprese pubbliche. La Serbia ha bisogno che la popolazione giovane e istruita rimanga nel paese, invogliata da privilegi e buoni stipendi, perché sarà la forza trainante delle attività economiche nel periodo successivo.

La Serbia dovrebbe anche capire che non diventerà un membro dell’Unione europea al più presto. Dopo la Brexit, nessuno è disposto a allargare l’Unione, perché vari movimenti populisti stanno crescendo in tutta Europa e nessuno di loro desidera nuovi arrivati. Questo, tuttavia, non significa che non si debba continuare con le riforme. Bisogna proseguire in direzione delle riforme, non per l’UE, ma per se stessi”, sostiene Christopher Dembik, Capo del Dipartimento Macro Analisi presso Saxo Bank.

Negli ultimi 17 anni, la Serbia ha cercato di sviluppare l’economia e il sistema giudiziario, in linea con l’acquis dell’UE. Che tipo di prospettive abbiamo, se non saremo autorizzati ad entrare nell’Unione?

Bisogna attirare il maggior numero di investitori stranieri possibile. Avete una grande opportunità con la Cina, che è stata sempre pronta ad investire nei Balcani nel quadro della realizzazione della propria strategia legata alla Nuova Via della Seta. Inoltre, è necessario diversificare le fonti di investimento. E’ positivo che gli investimenti provengano dalla Cina, ma si dovrebbe guardare anche agli investitori mediorientali. Investitori da Arabia Saudita e Qatar, che hanno investito molto in Francia, Germania e Gran Bretagna, sono ancora alla ricerca di opportunità di investimento e sono disposti ad assumere il rischio.

Il vostro Primo Ministro ha suggerito una sorta di unione con i paesi dei Balcani, e penso che abbia un senso. Non mi aspetto che ne derivino enormi benefici, ma è un passo nella buona direzione. Si sta ancora negoziando con l’UE e un giorno la Serbia diventerà un membro, ma, finché questo non accade, si dovrebbe provare anche altre cose. Non si dovrebbe mai dipendere da un solo partner, anche se si tratta dell’Unione europea.

L’anno scorso, la Serbia ha avuto una crescita economica del 2,8%, e quest’anno si prevede ulteriore crescita. Crede che la Serbia sia in grado di raggiungere un tasso di crescita equivalente a quello nell’UE, come è stato promesso?

Questo è un grande sogno. Qualche tempo fa ho incontrato l’ex Ministro delle Finanze polacco degli anni ’90. Mi ha detto che, allora, il paese sognava di raggiungere l’UE e la Germania, e che la base per quel sogno era la previsione a 20 anni degli indicatori economici della Polonia. Purtroppo, dopo 20 anni, sono ancora molto indietro rispetto alla Germania. Non saggio pensare di mettersi al passo con l’Unione europea. Quello che dovete fare è risolvere la situazione economica gradualmente, e ridurre le disuguaglianze. Ma credo siate sulla buona strada. L’economia è in crescita. Non sono ottimista nella misura in cui lo è il vostro governo, che ritiene che il PIL crescerà del 3,2%, ma credo che un 3% sia fattibile e che il PIL continuerà a crescere negli anni a venire. Il governo ha implementato molte riforme, ma c’è ancora spazio riforme più piccole, di facile implementazione.

Avete bisogno che i giovani, le persone istruite rimangano nel paese, fornendo loro privilegi e buoni stipendi, perché saranno la forza trainante delle attività economiche nel periodo successivo.

Cosa deve fare l’economia serba per aumentare la sua competitività?

La Serbia ha fatto progressi nella lista Doing Business ed ora occupa una buona posizione. La prima cosa da fare è quella di attirare gli investitori stranieri perché la Serbia non può diventare competitiva in questo momento. Ci vuole tempo per raggiungere questo obiettivo. Ha bisogno di investimenti nell’innovazione e nella ricerca, e tali investimenti necessitano di tempo per avere effetti sulla crescita economica. In primo luogo, è necessario rendere più facile il clima per gli investitori. La cosa più urgente è quella di attrarre capitali nel paese, da cui si genererà nuovo valore, e poi si può intraprendere il cammino verso nuovi mercati.

Esiste un rischio che la Serbia cada nella stessa trappola dei paesi emergenti, raggiungendo un certo livello di progresso per poi bloccarsi?

C’è una tale rischio, ma sono ottimista circa la vostra situazione, perché avete molte riforme da implementare.

Quali?

Prima di tutto, è necessario affrontare i problemi del settore pubblico inefficiente e delle imprese statali. Non è stato fatto molto per quanto riguarda questi aspetti. Avere cosiddette società zombie non è positivo per le attività economiche. Sottraggono capitale che potrebbe essere investito in aziende private in salute. È necessario investire nell’innovazione. Questo è più facile a dirsi che a farsi, ma penso che lo Stato ha bisogno di essere in prima linea nello spendere soldi per l’innovazione. Se lo Stato assume il rischio più grande, le aziende private prenderanno esempio. Inoltre, è necessario investire nella formazione. C’è bisogno di più giovani abili in matematica, fisica e informatica. Hanno bisogno di adattarsi alle esigenze del mercato del lavoro. Non abbiamo bisogno di più psicologi o anche di economisti. Abbiamo bisogno di ingegneri, di persone che creano nuovo valore. Questo è un problema anche di molti paesi sviluppati. Abbiamo un alto tenore di vita, ma, allo stesso tempo, non abbiamo più nulla da creare.

(New Economy, 29.04.2017)

http://novaekonomija.rs/artikli/srbija-ne%C4%87e-skoro-u-eu

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