Dove la Serbia cerca il suo secondo “unicorno” dopo Ominimo?

Quando Ominimo è diventata il primo “unicorno” serbo, raggiungendo una valutazione di 1,6 miliardi di dollari, l’importanza della notizia non risiedeva soltanto nella cifra. Per la prima volta, dalla Serbia è emersa un’azienda innovativa entrata nel ristretto club delle società private valutate oltre un miliardo di dollari, offrendo al settore tecnologico nazionale la prova che un prodotto scalabile a livello globale può nascere anche al di fuori dei principali hub delle startup.

Ominimo è un’eccezione o l’inizio di una nuova ondata di aziende capaci di compiere un salto analogo? Secondo gli esperti del settore, il secondo unicorno serbo difficilmente sarà una copia di Ominimo, ma potrebbe nascere seguendo un principio simile: partire da un’industria tradizionale, comprenderne a fondo le problematiche e applicare l’intelligenza artificiale (AI), i dati e modelli avanzati per trasformarla.

Esistono già candidati al titolo di secondo unicorno serbo? Sicuramente sì, ma fare nomi è, per sua natura, un esercizio delicato.

“Non citerò alcuna azienda, non perché non abbia dei candidati in mente, ma perché sarebbe scorretto sia nei confronti dei fondatori sia dei lettori. Per i fondatori significherebbe caricarsi di aspettative che non li aiuterebbero affatto nel loro lavoro, mentre qualsiasi nome fatto da un investitore verrebbe inevitabilmente interpretato come una raccomandazione, e non sarebbe corretto“, afferma Zoran Vasiljev, amministratore delegato e general partner del fondo Forty.5 Ventures.

Secondo lui, tuttavia, è già possibile delineare con una certa precisione il profilo del prossimo unicorno. Innanzitutto, probabilmente esiste già. “Non si trova in un garage: con ogni probabilità è tra un round di Serie A e uno di Serie B, genera ricavi reali e opera già al di fuori della Serbia.” In secondo luogo, è probabilmente registrato all’estero, mentre il suo team di ingegneri lavora a Belgrado, Novi Sad o Niš, proprio come nel caso di Ominimo.

Vasiljev aggiunge che, con ogni probabilità, l’azienda è stata fondata da persone che erano già “all’interno” del settore: o in una grande azienda internazionale o nella stessa industria che oggi intendono rivoluzionare. Si tratta quindi di imprenditori seriali o di professionisti con una lunga esperienza al loro primo progetto imprenditoriale, e non di studenti. Inoltre, sottolinea che per un team di questo tipo la Serbia non rappresenta il mercato di riferimento, bensì la base operativa. “Il mercato interno non rientra nel suo piano di crescita.“

Anche Kosta Andrić, amministratore delegato e partner di ICT Hub, evita di fare ipotesi sul nome del futuro unicorno, poiché, a suo avviso, il valore di un’azienda non dipende esclusivamente dalla qualità del prodotto. “Non farei nomi. Oggi lo status di unicorno dipende da molti fattori che vanno oltre la qualità del prodotto: il momento del mercato dei capitali, la velocità dell’espansione internazionale e la capacità dell’azienda di attrarre importanti round di investimento“, spiega Andrić.

Le nuove aziende non inventeranno necessariamente nuovi mercati

Secondo Andrić, più che il nome del prossimo unicorno conta il modello rappresentato da Ominimo. L’azienda non è nata dall’idea di sviluppare l’ennesimo prodotto tecnologico, bensì da una conoscenza approfondita del settore che intendeva trasformare.

“I fondatori non sono partiti con l’idea di creare semplicemente un’azienda. Per oltre dieci anni hanno costruito la loro carriera collaborando con le maggiori compagnie assicurative europee. Conoscevano a fondo il settore, i suoi processi e i suoi problemi, e solo successivamente hanno sfruttato la tecnologia per sviluppare una soluzione significativamente migliore. Tanto di cappello.” Proprio la combinazione tra competenze industriali e capacità tecnologiche potrebbe rappresentare il fattore decisivo per la prossima generazione di aziende di successo.

“Il prossimo unicorno probabilmente nascerà in un grande settore come la finanza, la sanità, la logistica, l’energia o la manifattura. Tuttavia, non sarà il settore a definirlo, bensì il fatto che i fondatori avranno una comprensione estremamente profonda del problema che stanno risolvendo e utilizzeranno l’AI per trasformare radicalmente il modo di fare impresa“, aggiunge.

Anche Vasiljev condivide questa visione. “Per quanto riguarda i settori, vedo tre bacini principali. Il primo è l’AI applicata ai settori regolamentati con grandi flussi finanziari, come assicurazioni, credito, logistica ed energia, dove la matematica rappresenta un vantaggio competitivo e non un semplice elemento decorativo. Il secondo comprende gli strumenti per sviluppatori e le infrastrutture per i dati. Il terzo è il gaming, il 3D in tempo reale e le simulazioni, ambiti nei quali esiste già una generazione di professionisti con esperienza nello sviluppo di prodotti globali e nelle exit di successo. Come possibile sorpresa aggiungerei la bioinformatica, i dati sanitari e l’hardware deep-tech.“

Secondo lui, uno degli effetti più importanti del primo unicorno potrebbe essere la nascita di una nuova generazione di fondatori. “Il secondo unicorno, di norma, nasce dalla ‘mafia’ del primo“, afferma, lasciando intendere che molte delle persone oggi impiegate in Ominimo potrebbero fondare, entro tre o quattro anni, le proprie aziende, con il vantaggio di sapere già come funziona un grande round di finanziamento e come affrontare il mercato globale.

L’idea che oggi le maggiori opportunità tecnologiche risiedano nella trasformazione delle industrie esistenti è sempre più diffusa tra gli investitori. Secondo Andrić, l’AI non creerà principalmente nuovi settori, ma rivoluzionerà quelli già esistenti. “Per questo credo che vedremo sempre più aziende prendere settori tradizionali e risolvere, attraverso l’AI, i dati e l’automazione, problemi che esistono da decenni. Molto spesso questa rappresenta un’opportunità di business ben più grande rispetto al tentativo di inventare una categoria di prodotto completamente nuova“, afferma.

Redditività delle startup in Serbia

Fonte: ricerca “Startup Scanner 2026”

Vasiljev ritiene che le industrie tradizionali abbiano oggi l’opportunità di accelerare la propria trasformazione collaborando con startup che comprendono a fondo i loro problemi, invece di impiegare anni per sviluppare internamente competenze tecnologiche. A suo giudizio, gli ingredienti fondamentali del successo sono una visione globale, una leadership esperta e un management che sappia già come costruire un’azienda destinata ai mercati internazionali.

Sviluppare una tecnologia completamente nuova da zero rappresenta, in teoria, un’altra possibile strada. Tuttavia, pur ritenendo che il Paese disponga di persone capaci di realizzare progetti di questo tipo, Vasiljev considera questo modello, almeno per il momento, più lento e più rischioso, poiché richiede maggiori capitali e tempi più lunghi per individuare un mercato.

La terza possibilità, forse la più importante, consiste nel fatto che l’azienda non si limiti a essere un fornitore tecnologico per un determinato settore, ma ne diventi essa stessa parte integrante. “Ominimo non ha venduto uno strumento alle compagnie assicurative: è entrata direttamente nel business delle assicurazioni. È molto più difficile e richiede un approccio diverso alla regolamentazione e al capitale, ma è proprio questo il motivo per cui si parla di valutazioni nell’ordine dei miliardi e non di poche decine di milioni”, conclude Vasiljev.

(Bloomberg Adria, 04.08.2026)
https://rs.bloombergadria.com/tehnologija/inovacije/110239/gde-srbija-trazi-svog-drugog-jednoroga-posle-ominima/news

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