Amb. Lo Cascio: “Dopo la pandemia, gli italiani in Serbia ripartano con nuovo slancio”

Anche in diplomazia la pandemia COVID-19 ha segnato un prima e un dopo. Alleanze si sono create o sono uscite rafforzate, contrapposizioni storiche e recenti si sono acuite, dentro e fuori i confini europei. Per la prima volta, la diffusione di una epidemia su scala globale ha suscitato, in qualche modo, anche risposte e strategie globali, con i principali attori geopolitici del pianeta impegnati ad affrontare le conseguenze del virus non solo dentro i propri confini, ma anche a sostenere paesi amici in tutti i continenti. Unione europea, Cina,  USA, Russia, Emirati, tra gli altri, hanno messo in pratica iniziative di aiuto su vari piani, spesso competendo esplicitamente per conquistare maggiori spazi di cooperazione e nel rafforzamento della loro immagine nei vari paesi.

L’Ambasciatore d’Italia in Serbia Carlo Lo Cascio (credits Zoran Petrovic /CorD)

Il caso dell’Italia, paesi tra i più colpiti, ha suscitato ovunque forti emozioni, in particolare in Serbia, dove è diffusa la persuasione di una storica affinità tra i due popoli. Sulle prospettive politiche ed economiche post COVID-19 della cooperazione tra i due paesi abbiamo posto una serie di domande all’Ambasciatore d’Italia in Serbia Carlo Lo Cascio. 

Per la prima volta dalla nascita della Repubblica non si sono tenute celebrazioni nazionali il 2 giugno nelle rappresentanza diplomatiche. E’ una decisione che porta all’attenzione di tutti i paesi del mondo il dramma che ha vissuto il nostro paese. Che messaggio intende lanciare al riguardo?

Si tratta di una decisione dall’alto valore simbolico, che abbiamo preso in segno di rispetto delle vittime dell’epidemia di coronavirus in Italia e nel mondo. Per questo, come tutti i miei colleghi della rete diplomatico-consolare italiana, ho diffuso un video messaggio in occasione della Festa della Repubblica, giorno in cui tutto il Paese si è voluto stringere idealmente attorno alle tante famiglie che hanno perso i loro cari. Il mio è stato anche un invito ad avere fiducia verso l’Italia e il futuro: per questo ho incoraggiato la comunità italiana in Serbia a ripartire con rinnovato slancio, creando nuove opportunità di collaborazione con Belgrado e promuovendo con ancora più energia il “Made in Italy” sul mercato serbo. L’Ambasciata, anche durante il periodo di emergenza, è rimasta sempre al fianco dei connazionali e degli imprenditori. Adesso è iniziata la “Fase 2”: continueremo a lavorare insieme, perché tutti noi dobbiamo contribuire alla ripresa economica e al rilancio dell’immagine dell’Italia, che nel mondo è sinonimo di arte e cultura, ma anche di dinamismo imprenditoriale e di ingegno industriale. 

Grazie al suo impegno, nei momenti più acuti della pandemia si è attivata una diplomazia della solidarietà tra Serbia e Italia. Potrebbe essere l’inizio di un nuovo canale di reciprocità tra i due paesi, affiancando i tradizionali ambiti politici, economici e culturali?

Vucic Lo Cascio

Il 25 aprile la Serbia ha inviato all’Italia quattro aerei carichi di aiuti sanitari.

La Serbia si è unita ai tanti Paesi partner e amici che hanno sostenuto l’Italia durante i momenti più difficili della crisi sanitaria. La donazione di materiale medico da parte della Serbia è stato un autentico gesto di amicizia, destinato a restare nella storia dei nostri rapporti bilaterali, per il quale sia il Presidente del Consiglio Conte sia il Ministro degli Esteri di Maio, a nome del popolo italiano, hanno espresso profonda gratitudine. Lei giustamente ha parlato di reciprocità: è stato proprio questo uno dei punti evidenziati dal Presidente Vucic quando il 25 aprile – in occasione della partenza dei voli umanitari dall’aeroporto di Belgrado – ha ricordato che l’Italia è sempre stata vicina alla Serbia nei momenti di maggiore difficoltà, in particolare nel 2014 dopo le catastrofiche inondazioni che avevano colpito il Paese. Il fatto che, oggi, la Serbia sia stata in grado – a sua volta – di aiutare, è per l’Italia motivo di particolare soddisfazione perché dimostra il grado di maturità del partenariato strategico tra i due Paesi, fondato su solidarietà, eguaglianza e rispetto reciproco.  

Nel corso dello stato di emergenza l’Ambasciata è venuta incontro i diversificati bisogni della comunità italiana in Serbia. La ripresa ora pone nuove sfide, a partire dalla continuità aziendale per alcune imprese a controllo italiano. Come si sta attrezzando la rappresentanza diplomatica per far fronte a questa nuova fase?

Durante l’emergenza, l’Ambasciata ha intensificato l’eccellente collaborazione da tempo avviata con le associazioni e gli enti che raggruppano la comunità imprenditoriale italiana. Ci siamo subito attivati per evitare un blocco del trasporto merci all’inizio della crisi, per poi proseguire con l’organizzazione del volo speciale di rimpatrio il 26 marzo e con interventi di assistenza diretta in favore delle numerose imprese italiane che ne hanno fatto richiesta, tanto sul lato commerciale quanto su quello istituzionale. Continueremo a rappresentare alle Autorità e agli interlocutori serbi i bisogni e le aspettative delle oltre 500 imprese italiane che in Serbia danno lavoro a più di 30.000 persone. Va riconosciuto al Governo serbo di aver già messo in campo un consistente pacchetto di risorse a sostegno del settore privato, in particolare delle PMI, e le previsioni sul calo del PIL nazionale sembrano essere migliori che in altri paesi della regione. Ci sono quindi le premesse per proseguire l’azione di promozione del ”Made in Italy” sul mercato serbo, nell’ottica di rafforzare gli scambi bilaterali, come pure di tutela degli investimenti diretti italiani, la cui crescita va a beneficio di entrambi i paesi. 

Ritiene che possa cambiare l’atteggiamento dell’Italia e dell’Unione europea nei confronti della Serbia a seguito dell’emergenza pandemica?

Credo che la risposta alla sua domanda sia una sola : il posto della Serbia è nell’Unione europea. Questa è la posizione dell’Italia ed è stata ribadita dal Presidente del Consiglio Conte in occasione del recente Vertice UE-Balcani Occidentali, organizzato in videoconferenza dalla Presidenza croata dell’UE proprio per mantenere la prospettiva europea dei Balcani Occidentali al centro dell’agenda politica dei 27, nonostante l’emergenza COVID-19. Confortano inoltre le affermazioni dei leader politici serbi che, anche nel corso di questi mesi difficili, hanno confermato che l’adesione all’UE rimane la priorità della politica estera di Belgrado. E’ vero c’è ancora molto da fare : per questo il negoziato di adesione della Serbia deve ora proseguire con sempre maggiore impegno da entrambe le parti. 

L’iconico Palazzo Albania a Belgrado illuminato con il Tricolore in solidarietà col popolo italiano.

Ritiene che cambieranno gli equilibri geopolitici nei Balcani a seguito della pandemia? Quanto e come crescerà il peso della Cina? I paesi Ue saranno più o meno coordinati? Gli USA continueranno a spingere per una soluzione negoziale per il Kosovo o saranno concentrati solo sulla ripartenza della loro economia?

La pandemia ha agito come acceleratore di alcune dinamiche geopolitiche già in atto, ma in pochi credono che sia di per sé sufficiente a modificarle. Le singole alleanze e le prorità di politica estera a livello globale non sembrano essere state messe in discussione. Lo dimostra l’attenzione al processo di integrazione europea a cui abbiamo appena fatto riferimento. È evidente che in un mondo con sempre maggiori tendenze multipolari il dibattito sulle scelte geopolitiche appaia molto vivace, l’emergere di nuovi attori in regioni dove tradizionalmente erano meno presenti sta perciò beneficiando di una certa risonanza. L’importante è riportare tutti questi sviluppi nell’alveo di un confronto costruttivo tra i vari attori, che è possibile solo favorendo il multilateralismo. Su questo sfondo, il dialogo tra Belgrado e Pristina rientra senza dubbio tra i processi che possono beneficiare del sostegno della comunità internazionale e in particolare del ruolo di facilitatore dell’Unione europea e dell’appoggio degli Stati Uniti. Non credo che verrà meno in alcun modo l’impegno dei paesi like minded su questo importante dossier. 

Dalla sua posizione di osservazione privilegiata, ritiene che la pandemia abbia ridotto o incrementato l’interesse di imprese e imprenditori verso la Serbia?

Insieme a tutto il ”Sistema Italia”, l’Ambasciata ha già ricevuto numerose richieste di informazioni da parte di imprese che intendono recarsi o tornare in Serbia al più presto. Le catene del valore tra i due Paesi sono già molto integrate, in particolare in alcuni settori come il tessile e l’automotive. In molti altri settori esiste un enorme potenziale per rafforzare collaborazioni che sono notevolmente cresciute negli ultimi anni, penso all’IT, all’energia e all’economia circolare. L’obiettivo strategico è quello di integrare il mercato serbo al mercato unico europeo a cui è già indissolubilmente legato, come dimostrano le cifre dell’interscambio commerciale tra Serbia e paesi UE. Il partenariato tra le aziende serbe e quelle italiane continuerà a fornire un importate contributo a questa graduale avvicinamento economico, che sta portando benefici alle aziende stesse e ai cittadini di entrambi i paesi. 

La pandemia metterà a dura prova l’Italia. Qual è il contributo che la politica estera può dare ad affrontare anni che si prospettano complicati?

La politica estera si è rivelata uno strumento fondamentale per la tutela dell’interesse nazionale nel corso della pandemia. Lo dimostrano i numerosi aiuti internazionali pervenuti in Italia da parte dei numerosi paesi amici e partner, mentre a livello di Unione europea si sta ora giocando una partita fondamentale per definire gli strumenti finanziari per sostenere la ripresa economica. Anche in questo caso è grazie alla politica estera se l’Italia può fare udire le propria voce e difendere le sue posizioni. Per favorire una rapida ripartenza dell’economia si potranno inoltre rafforzare i partenariati strategici esistenti, come quello con la Serbia, e favorire lo sviluppo di nuovi ambiti di collaborazione commerciale. In tutti questi aspetti la diplomazia italiana continuerà ad operare ad esclusivo servizio del Paese. 

Biagio Carrano

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