Domani all’Istituto Italiano di Cultura la presentazione dell’edizione serba del libro “Con ventiquattromila baci”

Martedì 11 ottobre alle ore 18.00 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado di Belgrado si terrà la presentazione dell’edizione serba del libro “Con ventiquattromila baci. L’influenza della cultura di massa italiana in Jugoslavia (1955-1965)” di Francesca Rolandi, edito dalla casa editrice Geopoetika con la traduzione di Ivana Simić Ćorluka e Marija Ćojbašić. Prenderà parte alla serata l’autrice del libro Francesca Rolandi, la prof. Snežana Milinkovic della Facoltà di Filologia di Belgrado, la prof. Radina Vučetić e il prof. Milan Ristović della Facoltà di Filosofia di Belgrado, oltre a Roberto Cincotta, direttore dell’Istituto, e Jasna Novakov Sibinović, direttrice di Geopoetika.

La sistemazione provvisoria della questione confinaria, avvenuta con il Memorandum di Londra del 1954, fu la premessa per una fioritura di rapporti culturali tra Italia e Jugoslavia, due Paesi caratterizzati da diversi sistemi politici e fino ad allora divisi da un aspro scontro territoriale. In particolare, l’influenza della cultura di massa italiana nel Paese confinante rappresentò un filtro che permise il trasferimento di fenomeni culturali di matrice occidentale, rendendoli meno controversi e più accettabili agli occhi delle autorità jugoslave.

I crescenti contatti, resi possibili dall’apertura di quello che era stato uno dei confini più caldi del dopoguerra, contribuirono in modo determinante alla formazione di una cultura di massa jugoslava, specialmente in un decennio, come quello dal 1955-1965, di grande apertura per la Jugoslavia socialista. Fu così che il festival di Sanremo, le canzoni di Adriano Celentano e Rita Pavone, le coproduzioni cinematografiche, le trasmissioni Rai riprese dalla nascente televisione locale, oltre alla popolare pratica dello shopping a Trieste, permisero al pubblico jugoslavo di familiarizzare con l’Italia, fino a costruire un senso di vicinanza culturale, pur non privo di problematicità. Un’Italia immaginata che poco aveva a che fare con quella reale, ma che rispecchiava le aspettative che gli jugoslavi avevano per il proprio futuro e che collocavano temporaneamente al di là del confine.

Francesca Rolandi ha conseguito un dottorato di ricerca in Slavistica presso l’Università degli studi di Torino nel 2012 con una tesi che poi è stata pubblicata con il titolo “Con ventiquattromila baci. L’influenza della cultura di massa italiana in Jugoslavia (1955-1965)” dalla casa editrice Bononia University Press nel 2015. Nel corso dei suoi studi post- dottorato, ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli, il Centro per gli studi sul Sud Est Europa di Fiume, l’Università di Lubiana e presso l’Università della Columbia Britannica. I suoi principali interessi di ricerca spaziano dalla storia culturale e sociale dell’Alto Adriatico e dello spazio post-jugoslavo alla storia delle migrazioni e dei rifugiati e in Europa nel ventesimo secolo. Attualmente si occupa dell’attività di ricerca nell’ambito del progetto “Unlikely refuge? Refugees and citizens in East-Central Europe in the 20 th century“ del Consiglio Europeo della Ricerca presso l’Istituto di Masaryk e l’Archivio dell’Accademia delle scienze ceca.

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