Le notizie sull’aumento delle tasse universitarie suscitano ogni anno reazioni negative nell’opinione pubblica, motivo per cui le facoltà preferirebbero che i media non ne parlassero, anche se i giornalisti continuano a sottolineare che si tratta di un’informazione di interesse pubblico e decisiva per molte famiglie nella scelta degli studi delle future matricole.
Quest’anno, tuttavia, la notizia dell’aumento delle rette in un numero limitato di facoltà dell’Università di Belgrado ha attirato in particolare l’attenzione dei tabloid, che hanno attribuito la responsabilità dell’aumento dei prezzi al rettore Vladan Đokić. “Ecco come il rettore si prende cura degli interessi degli studenti” è uno dei titoli comparsi sui media vicini al governo, che accusano “il politico Đokić e i suoi collaboratori” di continuare a distruggere il sistema educativo in Serbia “dopo un anno di disordini e blocchi”. Seguendo la logica dei tabloid, la stessa “responsabilità” dovrebbe essere attribuita anche ai rettori “vicini al Partito Progressivo Serbo”, dal momento che alcune facoltà appartenenti ad altre università pubbliche hanno anch’esse annunciato aumenti delle tasse universitarie per il prossimo anno accademico.
La verità è che le amministrazioni universitarie non hanno alcuna competenza nel decidere il costo degli studi per gli studenti autofinanziati, poiché tale decisione spetta esclusivamente ai consigli degli istituti di istruzione superiore.
Lo Stato ha di fatto lasciato questa decisione alle facoltà, proteggendosi così dall’impopolarità presso l’opinione pubblica. Per i ministri competenti è stato quindi più conveniente sostenere in linea di principio le richieste degli studenti di non aumentare le tasse universitarie e raccomandarlo agli istituti di istruzione superiore, piuttosto che risolvere, in qualità di fondatore (e principale finanziatore, come sottolinea spesso l’attuale ministro dell’Istruzione), i problemi di finanziamento dell’istruzione universitaria pubblica.
Non è un segreto che la mancanza di fondi per il funzionamento delle facoltà sia stata compensata attraverso le tasse universitarie e che alcune facoltà abbiano utilizzato tali entrate per aumentare gli stipendi dei dipendenti, mentre il costo veniva sostenuto dagli studenti e dalle loro famiglie.
È noto anche che le facoltà più richieste al momento delle iscrizioni sono le più costose, mentre quelle meno attrattive, che faticano ad attirare studenti pur avendo costi oggettivi, mantengono da decenni le rette più basse.
Le facoltà più ricche, quasi senza eccezione, aumentano ogni anno i prezzi di diverse migliaia di dinari, giustificando la decisione con l’inflazione.
Alle critiche sulle tasse universitarie elevate, le facoltà hanno risposto sostenendo che per gli studenti più meritevoli esiste un numero sufficiente di posti finanziati dallo Stato e che i costi sostenuti dagli universitari sono molto inferiori a quelli reali.
È un dato di fatto che l’istruzione, anche quella universitaria, abbia un costo; la vera questione è chi e in quale misura debba sostenerlo.
In tutta questa vicenda bisogna ricordare che sono stati proprio gli studenti, attraverso i blocchi delle facoltà, a ottenere che lo Stato rimborsasse il 50 per cento delle tasse universitarie agli studenti autofinanziati, nonché un aumento dei fondi destinati all’istruzione superiore. Allo stesso tempo, il governo ha consentito alle facoltà di aumentare ogni anno le rette fino al tasso medio di inflazione, possibilità di cui alcune hanno approfittato ora.
Che nel bilancio pubblico ci siano fondi a sufficienza lo dimostra anche l’intenzione del governo di cofinanziare università straniere, il cui arrivo viene fortemente promosso, invece di rafforzare il sistema universitario nazionale e garantire studi gratuiti, se davvero l’obiettivo è aumentare il numero dei laureati e fermare l’emigrazione dei giovani verso Paesi dove l’università non si paga.
(Danas, 21.05.2026)
https://www.danas.rs/vesti/drustvo/obrazovanje-pa-i-visoko-kosta-samo-je-pitanje-ko-placa-ceh/
