Dittmann: i punti cardine del processo di adesione per la Serbia

L’Ambasciatore tedesco a Belgrado, Axel Dittmann, chiarisce i legami tra adesione all’Unione Europea e processo di normalizzazione delle relazioni con Pristina, analizzando i progressi che la Serbia ha compiuto in relazione ai capitoli negoziali già aperti, gli sviluppi dello Stato di diritto, e le prospettive di apertura dei prossimi capitoli. 

“In relazione alla questione Kosovo, non ci sono nuovi prerequisiti da soddisfare per la Serbia, ma le relazioni tra le due parti dovrebbero essere normalizzate prima della conclusione dei negoziati di adesione. Noi sosteniamo il dialogo, ma siamo interessati principalmente a sostenere le riforme, in particolare quelle richieste dal Capitolo 23, di cruciale importanza per i cittadini serbi. La Germania rimarrà un partner leale e affidabile per la Serbia e continuerà a sostenere la Serbia nel suo cammino verso l’adesione all’UE”, è quanto afferma l’Ambasciatore tedesco in Serbia, Axel Dittmann, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano BLIC.

“Il capitolo 23 gioca un ruolo primario, in quanto riepilogativo dei valori fondamentali dell’UE quali la democrazia, l’indipendenza della magistratura, la libertà di pensiero e la lotta alla corruzione. Si tratta di un capitolo fondamentale anche per lo sviluppo economico sostenibile, in quanto solo un clima stabile in questo senso consente di attrarre investitori. E’ inoltre importante per la popolazione della Serbia poter fare affidamento su un sistema giudiziario indipendente e istituzioni stabili. E’ necessario proseguire nell’attuazione delle riforme relative allo stato di diritto, e testare i risultati nella pratica”, aggiunge Dittmann.

È stato fatto alcun progresso in questo settore o stiamo ancora facendo piccoli passi?

Il ritmo delle riforme ha subito delle variazioni nel primo semestre di quest’anno, tra la campagna elettorale, le elezioni e la formazione del nuovo governo. Ora è importante andare avanti e vorremmo cooperare strettamente con il governo su questo. Il Piano d’Azione che la Serbia ha messo a punto insieme con l’Unione europea è molto esigente e copre aree come la de-politicizzazione e la maggiore efficienza dei tribunali e la lotta alla corruzione, e modifiche alla Costituzione da attuare entro il 2017.

Pensa che lo scandalo Savamala sia qualcosa che potrebbe essere gestito in modo efficiente in uno stato di diritto? Che cosa ha dimostrato esattamente questo episodio?

Gli eventi in Savamala chiamano in causa questioni fondamentali dello Stato di diritto. Far luce su questo evento, compreso il lavoro svolto dalle autorità competenti, è molto importante. Stiamo monitorando da vicino l’indagine aperta dall’Ufficio del Procuratore di Stato”.

Crede che gli eventi di Savamala saranno inclusi nella relazione dell’UE sui progressi della Serbia quest’anno?

Per saperlo dovremmo aspettare il 9 novembre, data in cui la Commissione europea pubblicherà il rapporto nel quale verrà presa in esame la situazione attuale delle riforme in tutti i settori. I capitoli 23 e 24, che riguardano lo stato di diritto, svolgeranno un ruolo sicuramente importante, essendo rilevanti per la transizione e la modernizzazione della società.

Assegnerebbe alla Serbia un voto sufficiente sul Capitolo 23?

La Serbia ha adempiuto a tutte le condizioni per l’apertura del Capitolo 23: ciò è molto importante, ma non implica che il lavoro sia concluso. Il percorso delle riforme verrà valutato a chiusura del capitolo e fino a quel momento molto deve essere ancora fatto. La magistratura serba rimane il punto focale e si dovrebbe lavorare per migliorarne l’indipendenza, l’imparzialità e l’efficienza.

Nell’ultimo mese, il clima che circonda dialogo ufficiale tra Belgrado e Pristina si è surriscaldato. Il dialogo rappresenta la condizione imprescindibile per l’adesione della Serbia all’UE?

Lo scopo del dialogo è quello di raggiungere una normalizzazione completa delle relazioni tra le due parti, con l’obiettivo ultimo di migliorare la vita delle persone che vivono in Kosovo e in Serbia, inclusi i serbi kosovari. E’ positivo che un nuovo incontro ci sarà a Bruxelles il 16 novembre: la cosa più importante è attuare tutto quanto già concordato, a partire dai settori delle telecomunicazioni e dell’energia per passare a tutti gli altri accordi, come la formazione dell’Unione dei Comuni serbi. Questo richiede lavoro da entrambe le parti. I membri UE e la Serbia hanno concordato nel 2014 il quadro negoziale comune che definisce i principali argomenti per i colloqui di pre-adesione e le modalità attraverso cui il processo deve svolgersi. Il dialogo tra la Serbia e il Kosovo dovrebbe svolgersi di pari passo con i negoziati di adesione.

Quindi, ci sono nuove condizioni che la Serbia deve osservare per quanto riguarda il Kosovo? Il fallimento del dialogo comprometterà l’apertura di nuovi capitoli?

Non ci sono nuove condizioni e il quadro negoziale comune è stato concordato nel 2014. Le condizioni per l’apertura di nuovi capitoli sono definite dal quadro negoziale. Oltre ai progressi in alcuni capitoli, è anche molto importante il progresso nel dialogo e i due processi devono avvenire contemporaneamente. Sulla base della misura in cui questi requisiti verranno soddisfatti, l’Unione europea vaglierà l’apertura di nuovi capitoli.

Ritiene che la Serbia dovrà riconoscere l’indipendenza del Kosovo, al termine del suo processo di adesione all’UE?

Il quadro negoziale comune è molto chiaro su questo e l’obiettivo per le due parti consiste nella piena normalizzazione delle relazioni attraverso un accordo giuridicamente vincolante. A parte questo, non ci sono nuovi prerequisiti.

Crede che il Primo Ministro serbo abbia ragione quando afferma che “Pristina sta facendo tutto ciò che vuole, e Bruxelles non reagisce affatto”?

Il dialogo sulla normalizzazione è importante, ma vorrei anche sottolineare che entrambe le parti saranno giudicate in base ai risultati che saranno state in grado di raggiungere e che le decisioni o le azioni del Kosovo non possono bloccare la strada della Serbia verso l’UE.

Cosa ne pensa della legge su Trepca?

Bisogna fare una netta distinzione tra Trepca, questione in merito alla quale Belgrado e Pristina non hanno lo stesso punto di vista, e il processo di normalizzazione dei rapporti. E’ importante che il dialogo continui, e che i problemi che si aprono lateralmente e indipendentemente dal dialogo non ostacolino il processo.

Qual è la posizione della Germania sull’esercitazione militare congiunta tra Serbia e Russia e sulle relazioni generali tra i due paesi? Berlino è infastidita da queste relazioni?

La Serbia ha preso la decisione strategica di aderire all’UE e il paese ha il nostro pieno sostegno in questa materia. L’Unione europea e la Serbia collaborano strettamente sulle questioni politiche, come sulla risoluzione dei problemi connessi alla crisi dei rifugiati o sul miglioramento della stabilità nella regione. L’UE rappresenta il maggior partner economico della Serbia e abbiamo anche stretti legami culturali. 300.000 persone provenienti dalla Serbia che vivono in Germania. La Serbia ha anche buoni rapporti con gli altri paesi e questo è perfettamente accettabile. Non è un problema, ma resta il fatto che l’adesione all’UE riveste una certa importanza. L’UE è un’unione di valori e più la Serbia diventerà integrata, più dovrà aderire a tali posizioni comuni, inclusa la politica estera. Una volta concluso il processo di adesione questo non sarà negoziabile.

Qual è la sua opinione delle relazioni regionali?

La stabilità regionale e la riconciliazione sono molto importanti e la Serbia gioca un ruolo fondamentale in questo. Nel caso della Bosnia-Erzegovina, è importante che la Serbia abbia dimostrato di voler sostenere l’integrità dello Stato. Apprezziamo anche il forte impegno della Serbia nel processo di Berlino. Riveste anche molta importanza un’iniziativa congiunta tra il governo serbo e quello albanese per stimolare la collaborazione tra i giovani della regione, che dovrebbe partire nel gennaio 2017.

Alcuni giorni fa, il PM Vucic ha affermato, durante una visita ad Amburgo che, se fosse un tedesco, investirebbe sicuramente in Serbia. Consiglierebbe la Serbia come destinazione di investimento per le imprese tedesche?

Certo che lo farei e in realtà lo faccio da tempo. La Serbia è una destinazione di investimento attraente e ci sono oltre 350 aziende tedesche qui che hanno investito 1,8 miliardi di euro creando oltre 33.000 nuovi posti di lavoro. Nelle ultime due settimane sono stato presente all’apertura ufficiale di due nuovi impianti da parte di imprese tedesche. Se il quadro per gli investimenti dovesse migliorare ulteriormente, in particolare nel suo Stato di diritto del segmento, la Serbia potrebbe attirare ancora più investitori.

(Blic, 06.11.2016)

http://www.blic.rs/vesti/politika/nemacki-ambasador-aksel-ditman-za-blic-pomno-pratimo-istragu-o-slucaju-savamala/x16bbhz

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