Lavoro: alti i livelli di disoccupazione delle donne nei Balcani occidentali

Secondo una relazione del Fondo Monetario Internazionale, quasi due terzi delle donne in età lavorativa nei Balcani occidentali sono al di fuori della forza lavoro o disoccupate. Tale scenario ha determinato nella regione alcuni dei tassi di disoccupazione più elevati in Europa, in un momento, tra l’altro, in cui i mercati del lavoro nei paesi sviluppati più centrali e orientali (CEE) si sono piuttosto rafforzati.

Il documento “Balcani occidentali: ruolo crescente delle donne nell’economia,” rileva che diversi fattori, quali i livelli di istruzione superiore, politiche equilibrate di congedo familiare e il “cuneo fiscale”, potrebbe migliorare la situazione. Tuttavia, per inserire in modo significativo più donne nella forza lavoro, sarebbero necessarie una crescita economica sostenuta ed istituzioni robuste.

La disoccupazione nei Balcani occidentali è ben al di sopra dei livelli dell’UE per uomini e donne, ma è particolarmente elevata per le donne, di circa 14 punti percentuali superiore rispetto alla media dell’UE nell’ultimo decennio.

Il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro è inferiore al 20% in Kosovo e di circa il 30% in Bosnia, mentre in altri paesi, come Albania e Montenegro, non è lontano dalla media dell’UE. Nel frattempo, il tasso di occupazione femminile si differenzia ancora di più rispetto al tasso nell’UE.

Gli autori del rapporto, Ruben Atoyan e Jesmin Rahman, sottolineano le conseguenze negative di questa situazione per il reddito di convergenza della regione rispetto ai paesi più avanzati in Europa, rimasta indietro rispetto ad altri paesi della CEE.

“Guardando avanti, la regione è destinata a registrare un calo della sua popolazione in età lavorativa che smorza ulteriormente i prospettive di convergenza”, sostiene la relazione. “Oggi c’è una letteratura ben documentata che dimostra come aumentare la partecipazione delle donne può contribuire significativamente all’incremento del reddito pro capite, soprattutto nei paesi dal reddito medio”.

La situazione attuale è in parte dovuta al più basso livello di sviluppo economico della regione rispetto ad altre parti dell’Europa. Un decennio di guerra, che ha colpito la maggior parte dei paesi della regione, ha rappresentato una battuta d’arresto dal punto di vista economico, distruggendo molte industrie e ritardando le privatizzazioni e la liberalizzazione economica, che ha avuto luogo all’inizio del periodo di transizione in altre parti del blocco.

Ciò ha avuto implicazioni sulla partecipazione femminile alla forza lavoro, che in genere è alta nei paesi poveri, ma cala con l’aumentare del reddito, a causa di una combinazione di fattori sociali e della concorrenza da parte di uomini, per poi rialzarsi nuovamente in linea con i livelli di istruzione superiore delle donne.

La relazione sottolinea l’importanza del livello di istruzione per la partecipazione femminile alla forza lavoro. “Le donne tendono a rimanere al di fuori della forza lavoro o disoccupate in modo significativo più degli uomini a meno che non abbiano una laurea terziaria”, affermano gli autori. Ciò ha contribuito anche al livello più basso delle donne in posizioni specializzate o manageriali, una situazione che si verifica anche in altri paesi CEE.

Ma ci sono altri fattori che contribuiscono. L’occupazione femminile raggiunge il picco nella fascia di età compresa tra i 25 e i 54 anni. La disoccupazione giovanile è particolarmente elevata nella regione. Nel frattempo, l’età legale per il pensionamento, fissata a 60 anni nella maggior parte dei paesi, e un’età effettiva di pensionamento ancora più bassa, contribuisce ad elevati tassi di inattività tra le donne anziane, afferma il rapporto.

I dati ufficiali non considerano i lavori informali (e spesso non retribuiti) sia in casa che in attività familiari.

Altri fattori sociali da considerarsi sono la mancanza di servizi di assistenza sanitaria a prezzi accessibili e la presenza di politiche di congedo familiare che tendono a scoraggiare le donne a tornare al lavoro dopo aver avuto figli e non offrono alternative come il congedo di paternità.

Sul versante fiscale, “disincentivi sotto forma di cunei fiscali più elevati e benefici sociali contribuiscono alla partecipazione relativamente bassa delle donne sul mercato formale del lavoro”.

“L’emancipazione relativa e il successo duraturo dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro sembrano essere fortemente correlate, in senso positivo, alle politiche per migliorare l’istruzione, alle barriere giuridiche, alle politiche di congedo parentale e di sostegno dell’imprenditoria. La regione dei Balcani occidentali, rispetto agli altri paesi europei, è più povera sia nelle politiche che nei risultati”.

(Intellinews, 11.09.2017)

http://www.intellinews.com/women-left-out-of-western-balkans-workforce-128680/?source=serbia

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