Nelle discariche serbe rifiuti per 50 milioni di euro

Frigoriferi, forni e lavatrici, invece di essere portati nei centri di riciclaggio vengono gettati in sversatoi abusivi vicino ai fiumi e conseguentemente i detriti entrano con l’acqua nelle case di molti cittadini in Serbia. A queste conseguenze contribuisce anche l’abitudine di buttare i rifiuti “dietro la casa”, nei canali di scolo e nelle condotte fognarie.

Il danno materiale è enorme. Secondo i dati della Camera di Commercio, in Serbia ogni anno vengono “sepolti” 50 milioni di euro di materiale che potrebbe essere riciclato. Il problema non è solo la perdita di questi soldi, ma anche una quantità enorme di rifiuti abbandonati nelle discariche in Serbia. 

Sinisa Mitrovic, consulente nel Centro per la protezione dell’ambiente dalla Camera di Commercio, indica che in Serbia ci sono sette discariche regionali, due comunali ed oltre 3.500 sversatoi di rifiuti, spesso vicino ai fiumi. “Stiamo affrontando il problema dei rifiuti comunali da decenni e non riusciamo a riciclare oltre il 5-7% dei rifiuti. Servono investimenti, sviluppo dell’industria verde, consumo sostenibile e il senso di responsabilità dei cittadini. Lo Stato e le autorità locali sono tenuti a costruire un’infrastruttura per la selezione dei rifiuti presenti nelle discariche in Serbia”, ha detto Mitrovic, il quale ha anche sottolineato che in risposta al cambiamento climato siamo tutti chiamati a cambiare comportamenti, bisogni e stile di vita. “Le leggi devono essere rispettate, polizze di assicurazione vanno offerte a cittadini e imprese. C’è bisogno di più risorse per lavorare sulla prevenzione, rafforzare i controlli e la sorveglianza, imparare da chi è più avanti su come rispettare la natura. Altrimenti perderemo una grande fetta di futuro”.

Ana Petrovic Vukicevic, la presidente dell’Associazione del riciclaggio in Serbia, ha detto che bisogna lavorare sulla prevenzione, partendo con l’educazione ambientale dagli asili fino all’età adulta. “Quando non si investe in ecologia, questo non significa un risparmio, ma una spesa enorme. Se puliamo i canali in tempo in caso di alluvione le conseguenze saranno sicuramente inferiori. Quando si arriva alle inondazioni, le colture subiscono un danno, ma i terreni ancora peggio”, ha concluso la Petrovic Vukicevic.

(Novosti, 22.03.2016.)

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