Di proprietà straniera quasi tutte le fabbriche serbe di acqua minerale

La notizia che Elon Musk è interessato ad acquistare una parte della società di acque minerali di Novi Sad “Minaqua”, insieme a quella che la società “Rosa Homolje” è entrata a far parte della Coca-Cola, ha sollevato di nuovo lo stesso dubbio: può una società straniera acquistare una fonte d’acqua in Serbia?

Secondo le informazioni fornite da Aleksandar Bogunović, segretario dell’Associazione per la produzione vegetale e l’industria alimentare della “PKS”, ci sono circa 300 sorgenti in Serbia e 25-30 stabilimenti di diversa capacità si occupano dell’imbottigliamento dell’acqua. Si sottolinea che le risorse devono essere utilizzate con razionalità e che devono deve essere gestite come una ricchezza preziosa che sta acquisendo sempre più importanza nel mondo.

“L’importanza delle nostre fabbriche di acqua minerale è dimostrata dal fatto che sono state privatizzate da partner stranieri: la più grande fabbrica, la “Knjaz Milos” è passata nelle mani del proprietario della Pepsi americana e del produttore ceco di bibite “Motoni 1873”. La fabbrica “Vlasinka” con il marchio Rosa è diventata parte di Coca-Cola. La “Mg Mivela” è di proprietà del Gruppo croato “Fortenova” e la “Palanački kiseljak” opera all’interno del “Gruppo Atlantic” sempre croato. La “Minaqua” è una fabbrica di acqua minerale di Novi Sad, ed è una società a responsabilità limitata, il cui proprietario è la “Pandam NS”, che opera come parte del fondo di investimento internazionale “Global Water Investment Group LTD”.

La Coca-Cola possiede anche il produttore di acqua “Duboka”. Vale a dire, la “Allied Beverages Adriatic” ha firmato un accordo per l’acquisto di una quota nella società “Anđelković”, quindi dopo il completamento della transazione, è stata messa sotto il controllo indiretto di Coca-Cola attraverso le sue affiliate “Barlan Inc. e The Coca-Cola Export Corporation”.

Ciò significa che sono ancora di proprietà nazionale, quando si parla delle fabbriche più grandi che imbottigliano l’acqua, solo la “Heba” di Bujanovac, il cui proprietario è la “Nektar” di Backa Palanka, la “Voda Vrnjci” (Ekstra pet), la “Prolom Voda” (piccoli azionisti), la “Voda Voda” (Vojin Djordjevic) e la “Voda Jazak” (NIS).

La privatizzazione delle fabbriche era stata vista in modo completamente diverso dall’economista Nada Vidović, che aveva sottolineato in una conferenza intitolata “L’acqua come bene pubblico o interesse strategico” organizzata dal Forum sociale di Zrenjanin nel lontano 2016 che la Serbia “aveva venduto le sorgenti in silenzio, senza dibattiti pubblici e il consenso dei suoi cittadini”. Come affermato all’epoca, “il nostro Paese non ha colto l’occasione per trasformarsi strategicamente in un punto importante e ricco attraverso le sue risorse naturali più ricche. I 60 milioni di euro guadagnati non sono stati utilizzati per risolvere i problemi di approvvigionamento idrico nelle nostre città”.

“Abbiamo venduto le nostre risorse naturali trattandole come “merci” per una casseruola di pesce, quindi ora le aziende private e le società straniere stanno facendo soldi sull’acqua” disse all’epoca la Vidović, aggiungendo che con la privatizzazione dei sistemi pubblici di approvvigionamento idrico la Serbia perderebbe completamente l’indipendenza nella disponibilità di questa risorsa.

https://www.ekapija.com/news/3691410/stranci-privatizovali-nase-fabrike-mineralnih-voda-koliko-je-proizvodnja-vode-za-pice

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