Demostat: quanto spendono le famiglie in Serbia per il cibo?

Subito prima dell’adozione del decreto che ha limitato i margini commerciali nelle catene di distribuzione, una famiglia serba media ha destinato, nell’agosto dello scorso anno, il 42,5% dello stipendio medio soltanto all’alimentazione, scrive Demostat.

Si tratta di 1,5 punti percentuali in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre è aumentata di un punto percentuale anche la quota del cibo nel paniere medio dei consumi (a gennaio era pari al 40%, ora al 41%), calcolato sulla base dei consumi di una famiglia di tre persone.

Nella regione, secondo i calcoli dei sindacati locali, solo le famiglie del Montenegro destinano una quota maggiore dello stipendio medio al cibo – circa il 47,7%.

Secondo questo criterio, la situazione migliore si registra in Slovenia, dove per l’alimentazione si spende il 16,1% del salario medio, mentre in Croazia – dove nell’elenco delle necessità, oltre al cibo, sono inclusi anche i prodotti per l’igiene – si destina il 26,9% dello stipendio medio.

Tuttavia, ricorda Demostat, tutti e tre i Paesi calcolano i consumi sulla base dei bisogni di una famiglia di quattro persone. “Di norma, in Serbia solo in alcuni degli ultimi mesi si verifica la situazione in cui i lavoratori con uno stipendio medio riescono a coprire le spese mensili medie, oppure i lavoratori che percepiscono il salario minimo riescono a coprire il paniere minimo dei consumi. Nella maggior parte dei casi il denaro non basta. Nell’agosto dello scorso anno lo stipendio medio era pari a 105.590 dinari (902 euro). Il paniere medio “pesava” 109.449 dinari (935 euro), mentre per l’alimentazione, secondo il consumo medio, si spendevano 44.876 dinari (383 euro)”, si legge nel testo.

Secondo gli ultimi dati comparabili delle statistiche regionali, nell’agosto 2025 la Slovenia registrava uno stipendio netto medio di 1.562 euro, mentre il salario minimo per l’intero anno ammontava a 877 euro, a cui si aggiungono i buoni pasto, il trasporto e le trasferte (in Serbia tali voci vengono detratte dall’importo del salario minimo corrisposto). Il salario minimo, fissato al più tardi entro gennaio per l’anno in corso, deve essere compreso tra il 20% e il 40% al di sopra dei costi minimi di sussistenza, a cui si aggiunge l’adeguamento per l’inflazione.

In Slovenia, inoltre, i datori di lavoro sono tenuti a versare a tutti i lavoratori un’indennità annuale pari almeno al salario minimo, nonché un bonus natalizio di almeno la metà del salario minimo, il che aumenta su base mensile sia lo stipendio medio sia quello minimo di almeno 112 euro. Quanto alle spese, in Slovenia risultano predominanti, rispetto al cibo, i costi per trasporti e comunicazioni, nonché quelli per l’abitazione.

Quanto costa una vita “confortevole”?

In Croazia, nell’agosto in esame, lo stipendio medio era pari a 1.446 euro, mentre il salario minimo fissato per l’intero anno ammontava a 750 euro. Per il cibo – voce che comprende anche i prodotti essenziali per l’igiene – una famiglia di tre persone spende mensilmente 389 euro, pari al 26,9% dello stipendio medio.

In Montenegro, lo stipendio medio ad agosto era di 1.015 euro, mentre le famiglie di quattro persone destinano 645 euro soltanto all’alimentazione. Il calcolo è stato effettuato dai sindacati, che due anni fa hanno assunto dalla statistica ufficiale la gestione di questa categoria di dati. Se si effettua una conversione approssimativa su una famiglia di tre persone, la spesa per l’alimentazione è di circa 480 euro, pari al 47,7% dello stipendio.

In questi dati va considerato anche il fattore stagionale: nelle località turistiche di tutti e tre gli Stati dell’ex Jugoslavia i prezzi dei beni essenziali durante l’estate possono aumentare, il che incide in parte sull’aumento della quota del cibo nella spesa complessiva delle famiglie, ricordano da Demostat.

Per quanto riguarda quanto sia realmente necessario per una vita “confortevole” in questi Paesi, il portale NUMBEO ha calcolato che per coprire le spese mensili una famiglia di quattro persone a Belgrado dovrebbe disporre di 2.370 euro, ovvero quasi tre stipendi medi (2,7 per la precisione). A Podgorica la cifra sarebbe inferiore, 2.184 euro (poco più del doppio dello stipendio medio); a Zagabria servono 2.811 euro (circa 80 euro in meno rispetto a due stipendi medi), mentre a Lubiana sono necessari 2.919 euro (due stipendi superano di circa 200 euro tale costo stimato).

Lusso e povertà

Rispetto a questa variante più “lussuosa” dei costi, il paniere medio dei consumi in Serbia comprende un elenco molto più modesto di beni e spese, ignorando del tutto la necessità di una maggiore quota destinata a voci quali istruzione, sanità e cultura. Non è prevista alcuna spesa per le vacanze annuali né ciò che in Europa rappresenta uno standard, ossia destinare almeno il 5% della spesa minima al risparmio.

In altre parole, nemmeno il paniere medio copre i reali bisogni delle famiglie, mentre è ancora più paradossale il calcolo del paniere minimo dei consumi. In Serbia esso esiste tuttora ed è calcolato sulla base dei consumi delle 800.000 famiglie più povere. Dovrebbe essere coperto dal salario minimo, ma oltre a testimoniare la povertà, questo paniere è significativamente più leggero di quello medio, tanto da essere spesso definito “paniere della fame”.

Demostat ricordava all’inizio dell’anno che, oltre alla diversa struttura dei beni inclusi, nel paniere minimo variano in modo significativo anche le quantità, mentre la quota del cibo supera il 47% del valore complessivo dei consumi. Nel paniere medio figurano 36 chilogrammi di prodotti cerealicoli, 35,4 chilogrammi di verdura, 12,2 chilogrammi di frutta, 14 chilogrammi di carne, 27,2 litri di latte e derivati…

Nel paniere minimo non c’è neppure pane a sufficienza: vi figurano 32,7 chilogrammi di prodotti cerealicoli – tra cui tradizionalmente prevale proprio il pane – solo 23,9 chilogrammi di verdura, 7,3 chilogrammi di frutta, 7,9 chilogrammi di carne e derivati, 18,6 litri di latte… Sindacati, sociologi ed economisti sottolineano che il paniere minimo non consente di uscire dalla condizione di indigenza e che una quota così elevata del cibo nelle spese familiari, sia nel gruppo “medio” sia in quello “minimo”, indica un basso tenore di vita della popolazione. A titolo di confronto, le famiglie negli Stati Uniti destinano al cibo il 6% della spesa complessiva, nel Regno Unito l’8% e in Germania circa l’11%.

(Nova Ekonomija, 05.02.2026)
https://novaekonomija.rs/vesti-iz-zemlje/demostat-hrana-u-srbiji-najveci-trosak

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