Dejan Soskic: “La Banca di Serbia paga le conseguenze di politiche sbagliate”

“La Banca di Serbia non ha pagato il prezzo del rinvio delle riforme avvenuto nel 2013, quanto le conseguenze di una politica monetaria eccessivamente restrittiva che ha voluto tenere il corso del dinaro artificialmente alto”, ha detto l’ex governatore dell’istituto centrale, il professor Dejan Soskic. 

“La politica monetaria è basata sulla difesa del dinaro sebbene la Banca di Serbia non abbia come compito l’andamento del cambio ma il contenimento dell’inflazione. L’ampia spesa pubblica nel corso dell’ultimo anno, a causa della situazione estremamente difficile dell’economia del paese, non ha portato a un incremento della domanda, quanto a un calo anche della circolazione della moneta nel sistema economico. Per questo non vi era necessità per larghi e, peggio, costosi ritiri di denaro da parte della Banca di Serbia”.

“Per questo non credo che sia giusta l’interpretazione che afferma che la Banca di Serbia sta pagando per le mancate riforme nel 2013, quanto che stia pagando più del necessario l’implementazione della sua politica economica. Ricordo che il tasso ufficiale di sconto della Banca di Serbia è all’8,5% nella situazione in cui siamo: recessione, un’inflazione al di sotto dei limiti inferiori degli obiettivi previsti e previsioni di un’inflazione molto bassa. Lo sappiamo, ma giova ricordare che nel mondo i tassi ufficiali di sconto dei paesi in recessione o a bassa crescita sono allo 0,5%”, ha argomentato Soskic. 

In ogni caso la banca centrale ha concluso i primi nove mesi dell’anno con un utile di 52,54 miliardi di dinari. L’ex governatore concorda con l’attuale governatrice Jorgovanka Tabakovic sul fatto che la Banca di Serbia non deve registrare per forza profitti. “E’ vero che la banca centrale non ha obiettivi di profittabilità. Essa ha obiettivi chiaramente definiti per legge: stabilità finanziaria e dei prezzi, ma anche altri, quali, ad esempio, l’occupazione, ma solo se questi non inficiano il raggiungimento degli obiettivi primari”.

Nel frattempo la banca centrale produce risultati finanziari: perdite o profitti. Di questi ultimi ne beneficiano tutti i cittadini, perché i beni dello Stato varranno di più e poi perché i profitti vanno nel bilancio statale, con un beneficio diretto per i cittadini. Anche le perdite della Banca di Serbia condizionano direttamente i cittadini, perché le perdite costringono lo Stato a ripianarle attraverso l’emissione di bond, quindi attraverso l’aumento del debito”, spiega il professor Soskic.

Secondo la governatrice Tabakovic, la Banca di Serbia dovrebbe terminare l’anno con un utile di circa dieci miliardi di dinari ma al tempo stesso con un perdita operativa per cui non dovrebbe avere risorse da poter conferire nel bilancio statale. “Nel caso ci fosse un utile per legge deve essere versato nel bilancio statale”, ricorda Soskic.

(Blic, 16.11.2014)

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

scroll to top