Davenport anticipa la relazione annuale dell’UE sulla Serbia

L’emittente Deutsche Welle (DW) ha reso noto il contenuto di un documento riservato del Ministero degli Esteri tedesco, cui avrebbe avuto accesso, che rivela alcuni dettagli della prossima relazione annuale dell’UE sulla Serbia.

All’inizio del mese, in occasione della celebrazione per i quindici anni di “partenariato” tra il paese balcanico e la confederazione di stati europei, il capo della delegazione dell’Unione Europea in Serbia, Michael Davenport, aveva dichiarato che l’ingresso della Serbia nell’Unione non rappresenta più solo un sogno lontano, ma una realtà concreta: secondo b92 le sue parole erano sembrate appropriate, nel contesto di una politica di conciliazione con l’intera regione, e di rafforzamento dei rapporti con l’attuale governo di Belgrado.

Tuttavia, la settimana scorsa, Davenport ha partecipato ad un gruppo di lavoro sull’allargamento della UE, che si riunisce ogni due giorni a Bruxelles per analizzare gli sviluppi dei negoziati di adesione con i paesi candidati. A porte chiuse, le dichiarazioni di Davenport sarebbero state di registro piuttosto differente. In prima istanza, il capo della delegazione dell’Unione Europea in Serbia avrebbe sottolineato il considerevole ritardo, causato da motivi “non del tutto chiari”, nella formazione del nuovo governo, ricordando che il Primo Ministro Aleksandar Vucic, pur potendo fare affidamento su una maggioranza rassicurante, ha preferito optare per un governo di coalizione. Nello scenario delineatosi, la posizione del Partito Socialista Serbo (SPS) apparirebbe ora più debole rispetto al periodo precedente le elezioni anticipate. Davenport ha espresso gradimento nei confronti del generale orientamento filo-europeo del nuovo governo, evidenziando come il processo di integrazione europea costituisca il leit-motiv delle linee programmatiche.

Successivamente Davenport avrebbe elencato quelle che costituiscono le più grandi sfide e problematiche irrisolte: la formazione di istituzioni indipendenti, le riforme della pubblica amministrazione, gli investimenti in agricoltura, la privatizzazione delle aziende statali, l’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio.

In particolare, egli ha sottolineato che “è giunta l’ora” di dimostrare la determinazione del governo nell’attuazione delle difficili riforme dello Stato di diritto, considerando come carenze significative la mancata piena attuazione del Piano d’Azione per le Minoranze Nazionali e la mancata nomina di un procuratore per crimini di guerra (secondo Vecernje Novosti, il Consiglio di Stato dei Procuratori dovrebbe nominarne uno il 19 settembre), nonché la non sempre piena cooperazione con il Tribunale dell’Aja.

Il rapporto reso pubblico da Deutsche Welle non è chiaro in merito all’ultimo punto, ma la Serbia è stata criticata nei mesi scorsi dall’UE per non aver consentito l’estradizione di Vojislav Seselj all’Aja prima che fosse annunciato il verdetto del processo che lo vedeva imputato, così come per aver ignorato l’ordine di estradizione emesso nei confronti di tre collaboratori di Seselj accusati di oltraggio alla corte.

In relazione alle riforme nel campo del diritto, pur esprimendo fiducia nella competenza della nuova Ministra della Giustizia, Davenport si è detto scettico sulle possibilità che Nela Kuburovic ha di ottenere “il sostegno politico” necessario per l’attuazione di una seria riforma, che contempli anche la modifica della Costituzione. Le resistenze maggiori riguardano il piano di trasferimento dei fondi agli istituti indipendenti.

Davenport non si è voluto sbilanciare oltre, in vista della relazione che la Commissione Europea dovrebbe elaborare entro fine ottobre, specialmente in relazione al tema delle relazioni tra Belgrado e Pristina. Ha ribadito però che a Belgrado i tempi appaiono maturi per il raggiungimento di un accordo su Mitrovica e telecomunicazioni, ma non maturi altrettanto per quanto riguarda il settore dell’energia. Il dialogo dovrebbe essere portato avanti ancora al più alto livello politico, e la strada dovrebbe essere spianata per la formazione della Comunità delle Municipalità Serbe.

Interrogato da delegati provenienti da diversi paesi (Germania, Francia, Croazia) in merito allo stato della libertà dei media in Serbia, Davenport ha risposto di reputare necessario porre la Regulatory Authority for Electronic Media ed il Consiglio della Stampa nelle condizioni di esercitare pienamente il proprio ruolo normativo. Rispetto a questo ambito, la relazione della Commissione non dovrebbe discostarsi di molto da quella, aspramente critica, dello scorso anno, considerando però alcune differenze che riguardano la difficoltà di attuazione delle riforme dei media.

Per quanto riguarda il tema della stabilità regionale, Davenport ha ribadito che “tutti” dovrebbero astenersi dal compiere atti controproducenti, probabilmente anche alludendo alla retorica che caratterizza il comportamento politico del Ministro degli Esteri Ivica Dacic, il quale avrebbe recentemente criticato l’approccio “filosofico” che i diplomatici europei hanno adottato nel caso delle tensioni crescenti con la Croazia. Il rappresentante croato nel gruppo di lavoro ha accusato la leadership del Governo di voluto screditare la Croazia, tagliandola fuori da un incontro recentemente organizzato con gli ambasciatori dei 27 paesi membri dell’Unione Europea.

I delegati del gruppo di lavoro hanno anche interpellato il capo della delegazione UE in merito alle strategie di comunicazione dell’Unione in Serbia: secondo Davenport, a questo proposito, di fronte al rafforzamento del soft-power esercitato dalla Russia, l’Unione Europea dovrebbe cercare di elaborare una narrazione più efficace. 

(b92, 16.09.2016)

http://www.b92.net/eng/news/politics.php?yyyy=2016&mm=09&dd=16&nav_id=99232

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