Dati statistici più che lusinghieri ma non proprio realistici

I cittadini della Serbia hanno il numero più alto di lavoratori autonomi rispetto al numero totale di dipendenti in tutta Europa, dimostrano le statistiche.

Vorrebbe dire che lo spirito imprenditoriale serbo è più sviluppato che altrove nel Vecchio Continente, ma quando si analizzano questi dati statistici, si arriva a qualcosa di completamente diverso e non lusinghiero.

Confrontando il numero di cittadini che hanno avviato una propria attività e quindi trovato lavoro, con il numero totale di dipendenti, la Serbia è la prima in Europa. Questa percentuale di lavoratori autonomi nell’occupazione totale ammonta al 30,6%! Ciò significherebbe che i serbi abbiano uno spirito imprenditoriale molto pronunciato,e soprattutto che ciò si rifletti sullo sviluppo del paese e sulla crescita dell’economia. Tuttavia, questo non è il caso.

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Dietro a questo tipo di dati statistici si nasconde qualcosa di completamente diverso. Vale a dire, al fine di evitare tasse elevate e obblighi nei confronti dello stato, come anche il possibile blocco del conto, molti aprono nuove società in cui non ci sono dipendenti o ce n’è uno solo.

Dragoljub Rajic della “Rete di supporto aziendale” ha sottolineato che tali statistiche non sono realistiche. Sottolinea che tasse e contributi sono inferiori quando una persona crea una società a suo nome, e questa è una delle principali ragioni della “nascita di nuovi imprenditori”.

“Questo è più che vantaggioso che essere impiegato da qualcuno e prendere un salario. Negli ultimi anni sono state fondate migliaia di aziende, perché invece di impiegare 5,10 persone, in accordo con il datore di lavoro, ognuno di loro apre un’agenzia e il datore di lavoro paga i costi per conto di tale società. Questo è più redditizio per tutti”, spiega Rajic.

D’altra parte, come affermato, dal 2012 ad oggi, c’è stata una notevole crescita del numero di aziende senza alcun dipendentie

“La percentuale, sei ani fa, era del 6,9%, oggi è del 23,8%. Questo è un numero enorme. Quindi, succede che le aziende legalmente attive sono gravate da prestiti e altri obblighi, così i capi di queste società stanno aprono altre società per conto dei loro parenti o amici. Quindi, in caso di blocco, possono trasferire parte del reddito ad una nuova società e continuare il loro normale lavoro”, dice Rajic.

Dice che, secondo una ricerca della “Rete di supporto aziendale” , ogni settima azienda in Serbia ha un’altra società di “riserva”. “La conclusione è che le tasse e i contributi elevati in Serbia generano questo presunto aumento del numero di nuove società “, sottolinea Rajic.

Se le statistiche mostrassero la situazione reale delle cose, la Serbia sarebbe al primo posto in europa per il numero di imprenditori. Nell’UE la quota di lavoratori autonomi rispetto all’occupazione totale è del 14,5%. Nell’elenco, dove la Serbia occupa il primo posto dietro a lei c’è la Grecia con il 30,1%, seguita dall’Italia con il 21,9% e dalla Turchia con il 21,6%, dal Montenegro, dalla Romania, Polonia e Macedonia …

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L’economista Miroslav Zdravkovic è arrivato a questi dati, confrontando le statistiche dell’Eurostat e dell’Istituto statistico della Repubblica di Serbia.

Per forza di cose, non perché abbiano mai pensato o voluto, decine di migliaia di persone hanno aperto società e hanno cominciato a occuparsi di tutto e di più solo per sfamare le loro famiglie”, ha detto Zdravkovic.

Secondo la lista, agli ultimi posti ci sono paesi come la Norvegia, la Danimarca, il Lussemburgo, la Svezia e la Germania, paeesi che dovrebbe indicare una relazione inversa tra il grado di sviluppo e la tendenza imprenditoriale.

Zdravkovic ritiene che la motivazione principale di questo “boom imprenditoriale” sia che un sacco di persone in Serbia abbia perso il loro posto di lavoro quando le grandi società statali sono andate in fallimento, quindi erano costretti a trovare un modo per guadagnare soldi e sostenere le loro famiglie.

“Il punto è che per i tedeschi, gli svedesi e i svizzeri è sottinteso un contratto di lavoro a tempo indeterminato, mentre in Serbia dalla fame si fa prima ricorso al lavoro in nero, e dopo aver guadagnato abbastanza denaro avviano il loro lavoro legale ovvero aprono una società”, conclude Zdravkovic.

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