Dacic: “Non ci sarà riconciliazione finché l’UCK non risponderà per i crimini”

Il ministro degli Esteri della Serbia Ivica Dacic ha dichiarato che la questione chiave di Belgrado all’interno del dialogo con le istituzioni kosovare consiste nella formazione dei comuni serbi come anche nella decisione di Pristina sulla creazione di un tribunale speciale.

Alla sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tenutasi ieri, Dacic ha detto che il processo di reciproca riconciliazione non può essere completo se non si perseguiscono gli ex membri dell’UCK responsabili delle persecuzioni dei serbi, dei rom e degli altri non albanesi, nonché degli avversari politici tra gli stessi albanesi del Kosovo, esprimendo la speranza che saranno create le condizioni necessarie per realizzare questo processo.

“Di particolare rilievo è l’elaborazione dei casi sul trattamento inumano delle persone nonché il traffico illecito di organi umani in Kosovo e ci aspettiamo che la decisione sulla formazione di un tribunale speciale sia presto adottata”. Il capo della diplomazia serba Ivica Dacic ha sottolineato inoltre che il governo serbo è pienamente dedicato al dialogo condotto con la mediazione della UE. “Le questioni chiave per la Serbia sono ancora il ritorno degli sfollati interni, la posizione della Chiesa ortodossa serba, nonché le questioni di proprietà”, ha detto Dacic e ha avvertito dell’assenza di condizioni per il ritorno di circa 204.000 sfollati, visto che negli ultimi tre mesi sono tornate solo 14 persone.

“La Serbia continuerà a lottare contro il terrorismo in tutte le sue manifestazioni. Ci aspettiamo che le missioni internazionali presenti in Kosovo e Metohija e le istituzioni provvisorie locali di autogoverno, contribuiranno a questa nostra lotta comune che è di importanza globale”, ha detto il capo della diplomazia serba Ivica Dacic.

Tanjug/Vesti 26.05.2015

 

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