Dacic: “La Serbia si batte per la protezione dell’Accordo di Bruxelles”

Il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, ha detto che le maschere devono cadere e che si deve finalmente riconoscere se l’accordo di Bruxelles esiste o no. Se gli Stati Uniti e l’Unione Europea non riescono a trovare una soluzione con (Albin) Kurti, allora si tratta della loro impotenza o del loro consenso tattico, ha sottolineato Dacic.

Il ministro degli Esteri serbo ha anche detto di aver firmato l’accordo di Bruxelles quando era primo ministro. “Dobbiamo vedere, dopo nove anni di rifiuto, se si formerà la Comunità dei Comuni serbi e se qualcuno pensa di attuare l’Accordo di Bruxelles, perché è per questo che l’abbiamo firmato”, ha detto Dacic in una dichiarazione per la Radiotelevisione della Serbia (RTS).

Secondo lui, la Serbia non è una parte del conflitto e sta combattendo per la protezione dell’Accordo di Bruxelles.

Alla domanda se l’Occidente sarà in grado di esercitare pressioni su Pristina, il capo della diplomazia serba ha sottolineato che non sa se possono fare pressione su Pristina, ma che nessuno in Serbia crede che non possano farlo. “Se gli Stati Uniti e l’Unione europea non riescono a trattare con Kurti, allora è colpa della loro impotenza o del loro consenso tattico”, ha detto Dacic.

Dacic ha anche detto che l’Unione Europea ha l’obbligo di formare la Comunità dei Comuni serbi (SZO): “L’UE è obbligata a formare la Comunità dei Comuni serbi, non solo quella di Kurti. Catherine Ashton ha firmato l’accordo”, ha osservato Dacic.

Commentando l’uscita dei serbi dalle istituzioni kosovare, Dacic ha affermato che si tratta di una decisione storica e che la sostiene. “Non dobbiamo giustificare se è stata presa in accordo con Belgrado o meno. Il mondo intero può prendere decisioni sul Kosovo e Metochia, ma Belgrado non può farlo. Questa è la decisione dei serbi del Kosovo e Metochia”, ha detto il capo della diplomazia serba, aggiungendo che Pristina pensa di aver anestetizzato i serbi e che questi stiano per accettare l’indipendenza.

“Faremo di tutto per preservare la pace”

Parlando della rimozione delle uniformi da parte dei poliziotti nel nord del Kosovo e Metochia, Dacic ha detto che nessun albanese del Kosovo ha mai lavorato nelle istituzioni statali nel nord del Kosovo e Metochia, né poliziotti, né giudici, né procuratori, e che l’accordo è che dovrebbero essere serbi, ma se la Comunità dei Comuni Serbi (SZO) non esiste, i serbi devono cercare un altro modo di organizzarsi.

“Vorremmo che questa situazione durasse il meno possibile. Faremo di tutto per preservare la pace, per protestare pacificamente, questa è una sorta di resistenza perché Pristina non vuole formare la Comunità dei Comuni Serbi”, ha spiegato Dacic.

Ha osservato che è necessario rispettare la Risoluzione 1244.

“O si comporteranno in conformità con la risoluzione 1244 o diranno apertamente che danno supporto a Pristina. Dobbiamo essere chiari su questo punto. Il pendolo storico sta iniziando a oscillare nella direzione opposta”, ha osservato Dacic.

Ha chiesto a Pristina cosa perchè vuole avere i serbi nelle sue istituzioni, se non vuole collaborare con loro.

“Dicono che l’Ucraina, la Spagna e altri Paesi hanno diritti su tutto il loro territorio, solo la Serbia non ha questi diritti. Per far tornare i serbi nelle istituzioni, sappiamo cosa devono fare Pristina e l’UE”, ha detto Dacic.

Commentando la possibilità che Pristina faccia la domanda di adesione all’UE, Dacic ha detto che sono liberi di farlo.

“Vogliono costringere l’UE a votare per loro. È una mossa che non ha nessuna possibilità di successo perché cinque Paesi dell’UE non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo”, ha detto Dacic, aggiungendo che sta prendendo sul serio la questione e ha già programmato diversi incontri per discuterne.

(RTS, 07.11.2022)

https://www.rts.rs/page/stories/ci/story/1/politika/5010279/dacic-briselski-sporazum-kosovo-.html

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