Tutto il greggio che importa la Serbia arriva tramite navi container al terminale di Omislja sull’isola di Krk e da lì arriva in Serbia attraverso l’oleodotto adriatico JANAF lungo il Danubio. Successivamente da Novi Sad viene instradato verso la raffineria di Pancevo.
Fino a pochi mesi fa la Serbia riceveva quasi i due terzi del greggio dall’Iraq, pari al 45% delle importazioni, il 10% arrivava dal Kazakhstan e l’1% dalla Norvegia. Il 15% del totale arrivava dalla Russia, che negli ultimi mesi ha proposto sul mercato un prezzo significativamente più basso. Proprio per questo motivo, e in previsione dell’entrata in vigore delle sanzioni europee, la Serbia ha significativamente incrementato negl ultimi mesi la quota delle improtazioni di greggio russo, dal 16 fino al 60% del totale, mentre le importazioni da Iraq e Kazakhstan si sono ridotte.
Con l’entrata in vigore del sesto pacchetto di sanzioni approvato dall’Unione europea, anche la Serbia sarà costretta a rivolgersi ad altri fornitori, e per questo il prezzo di acquisto aumenterà tanto per gli importatori quanto per i consumatori finali. Ad esempio, il prezzo del greggio iracheno è stato di 30 dollari pù alto che quello russo negli ultimi mesi. Inoltre, il prezzo del greggio è frutto della domanda e dell’offerta globale, per cui, visto che anche gli altri paesi europei dovrannorivolgersi a fornitori come l’Iraq, è facile prevedere aumenti molto consistenti a partire da novembre.
Cosa è l’oleodotto JANAF?
L’oleodotto adriatico JANAF è entrato in funzione nel 1979, quando la prima nave container è arrivata al terminal di Omisljaj sull’isola di Krk. All’epoca l’isola era parte della Jugoslavia e l’oleodotto ancora oggi serve Croazia, Slovenia, Serbia, Bosnia Erzegovina come anche Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.
