Covid-19: l’Ambasciatore Lo Cascio intervistato dal Kurir

Tutto il mondo e’ colpito dal Coronavirus, l’Italia in particolare. Quali errori nei passi ha fatto il Suo Paese, che hanno portato a questa situazione? 

All’inizio non è stato affatto semplice perchè ci siamo trovati di fronte ad un nemico letale, invisibile e sconosciuto. Poi abbiamo preso misure severe, impopolari, ma necessarie per combattere il COVID19 e abbiamo preso la strada giusta. L’OMS (WHO) continua ad elogiare l’azione dell’Italia che, come ha detto il Primo Ministro Conte, sta affrontando la crisi più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. In questo momento, migliaia di uomini e donne – medici, infermieri, ricercatori – sono ogni giorno “in trincea” per salvare vite umane, lavorando col massimo impegno. Ecco, di fronte allo straordinario senso del dovere di tantissimi italiani mi sembrerebbe davvero  ingeneroso parlare di errori. Supereremo questa difficile sfida con senso di responsabilità e solidarietà: ce la faremo!

Lei e’ in contatto con i Suoi colleghi e con la famiglia in Italia. Cosa dicono loro, come si svolge la vita? 

Gli Italiani hanno mostrato senso di responsabilità accettando le numerose limitazioni alla circolazione, che sono necessarie per contenere il contagio e salvaguardare la salute di tutti. Sono radicalmente cambiate le abitudini, la vita quotidiana – in tutte le sue espressioni anche più semplici – e anche il modo di studiare e lavorare (in molti lavorano da casa e ci sono i corsi on-line a tutti i livelli). Sono state sensibilmente ridotte le presenze fisiche negli uffici e in molte aziende (non tutte però, alcune categorie – quelle fondamentali – continuano ad operare). E’ una realtà del tutto nuova cui gli Italiani vanno abituandosi, sempre più consapevoli dell’importanza di stare a casa e di diradare i contatti con l’esterno. Quanto al lavoro, dall’inizio della crisi, il Ministero degli Esteri e la rete diplomatico-consolare italiana lavorano ininterrottamente su più fronti. Ne voglio ricordare in particolare due: da un lato, il reperimento all’estero di materiale sanitario necessario ai nostri ospedali, dall’altro, l’assistenza ai nostri connazionali che si trovano, a vario titolo, all’estero.

Il mondo e’ solidale con l’Italia, vengono inviati gli aiuti, il sostegno morale… Quanto questo e’ importante per voi? 

Importantissimo, mi creda. Intanto, vorrei ringraziare i tanti, tantissimi serbi che ci hanno fatto sentire, ancora una volta, la loro amicizia e la loro vicinanza. Stiamo ricevendo sostegno e aiuti da tanti Paesi – da Paesi membri dell’UE, dalla Cina, dalla Russia, dagli Stati Uniti e da tanti altri. Non siamo soli: una conferma, questa, di quanto l’Italia e gli Italiani siano benvoluti in ogni parte del mondo. Forse, all’inizio della crisi – quando la sua portata non era del tutto chiara – c’è stata qualche incomprensione, ma adesso tutti hanno compreso che l’emergenza “coronavirus” rappresenta una sfida immane, che riguarda tutti. L’Italia sta attraversando una prova molto dolorosa e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus potrà essere un modello da seguire per molti altri. Le divisioni non servono, occorrono coesione e solidarietà per combattere anche contro panico ed egoismo.

Qual’e’ il Suo messaggio per i cittadini serbi? Come superare la crisi? 

L’ho detto in altre occasioni e lo ripeto adesso: è fondamentale il rispetto delle norme igieniche e di comportamento prescritte dalle Autorità serbe. Non esiste attualmente un vaccino contro il virus, quindi il contagio va combattuto riducendo i contatti. E’ importante accettare questo punto, che non sempre viene compreso fino in fondo. Bisogna stare a casa il più possibile, uscire solo se ve ne è assoluta necessità, per tutelare la propria salute e quella di chi ci sta intorno. Qui in Serbia, come ormai in moltissimi Paesi europei, sono state adottate misure restrittive della circolazione, bisogna mostrarsi responsabili, con la consapevolezza che se tutti rispettano le norme, sarà possibile tornare gradualmente alle nostre abitudini. Forse possiamo utilizzare anche questo momento per fare per pensare a ciò che di davvero importante c’è nelle nostre vite. Sono sicuro che questa crisi ci renderà migliori. 

Quali messaggi trarra’ il mondo da questa tragedia che l’ha colpito?

E’ forse presto per dirlo. Molti Paesi, a cominciare dall’Italia, stanno pagando un prezzo molto alto in termini di vite umane. Parliamo inevitabilmente ogni giorno di cifre, ma bisogna pensare che dietro a ogni singola persona che perde la vita ci sono tante famiglie che dovranno cercare di tornare faticosamente alla normalità. Quando tutto sarà finito, sarà importante riflettere su quanto accaduto e trarne lezioni importanti. Un aspetto, ad esempio, sarà senz’altro quello della creazione di meccanismi rapidi di solidarietà tanto a livello europeo che internazionale.  Per questo, l’Unione Europea sta già definendo il funzionamento di un fondo per affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza. Il Presidente Conte ha lanciato pochi giorni fa un’importante iniziativa insieme ad altri otto Capi di Governo europei, proponendo a tutta l’Europa una strategia ambiziosa e comune per combattere il Covid19 e fronteggiare gli effetti economici e sociali della pandemia.

A proposito di UE, vorrei infine ricordare l’eccezionale assistenza finanziaria (93 milioni di euro) tempestivamente fornita da Bruxelles alla Serbia per l’emergenza COVID19: un’altra notevole prova del forte sostegno europeo a Belgrado. Concludo con una considerazione sul tema dell’allargamento: in questi giorni, nonostante l’emergenza in corso, l’Italia è stata in prima fila a Bruxelles nel sostenere l’apertura dei negoziati di adesione con Albania e Nord Macedonia, decisa dal Consiglio europeo grazie anche ai nostri sforzi. Si tratta di un messaggio molto positivo per l’intera regione balcanica che ci permette di guardare avanti, pensando anche al futuro della Serbia, in queste giornate così difficili.

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