Sport, lamponi, nessun accesso al mare… : cinque cose da sapere sulla Serbia

La Serbia, che eleggerà il suo presidente domenica, è per sempre segnata dalle guerre balcaniche degli anni 1990, che da allora l’hanno privata di un accesso diretto al mare.

Di seguito diverse cose da sapere sulla Serbia, paese candidato a diventare membro dell’Unione europea, ma pur sempre stretto alleato di Mosca.

E’ un paese orgoglioso della propria identità nazionale ed anche popolato da una serie di minoranze, un piccolo paese innamorato dello sport e del buon cibo.

– Dalla Jugoslavia all’indipendenza –

I serbi, come gli svizzeri e i paraguaiani, sono costretti a recarsi all’estero per godere di una vacanza sulla costa. Dal momento della separazione tra Serbia e Montenegro nel 2006, il paese balcanico non gode più di un accesso diretto al mare. Sette navi della flotta militare navigano i fiumi, in particolare il Danubio.

La Jugoslavia comunista, sorta alla fine della seconda guerra mondiale, era composta da sei repubbliche: Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro e Macedonia. In seguito alla morte del suo leader autocratico, Josip Broz Tito, nel 1980, la federazione jugoslava piombò in una profonda crisi politica ed economica nei decenni che seguirono, con Slovenia e Croazia a dichiarare l’indipendenza nei primi anni anni ’90.

Quindici anni più tardi fu la volta del Montenegro, seguito dall’ex provincia meridionale serba del Kosovo, popolata da una maggioranza etnica albanese, che ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, quasi un decennio dopo la guerra conclusasi con la campagna di bombardamenti della NATO nel 1999, che costrinse la Serbia a ritirare le sue truppe dal territorio separatista.

Con le truppe stanziate nei paesi circostanti, la NATO rimane altamente impopolare per i serbi, che non hanno dimenticato i tre mesi di bombardamenti e le loro conseguenze.

– Un Paese diviso –

La Serbia è un paese candidato all’adesione all’Unione europea, il suo principale partner economico. Ma l’UE ha subito un calo di popolarità dall’inizio dei negoziati nel 2014.

Alcuni serbi preferiscono i legami di vicinanza con la Russia, il fratello maggiore ortodosso slavo. Sono grati per il sostegno di Mosca, evidente tra l’altro in seno alle Nazioni Unite, e per il suo rifiuto di riconoscere l’indipendenza del Kosovo.

Camminando lungo Knez Mihailova, la principale via pedonale di Belgrado, si possono notare marchi occidentali accostati a negozi che vendono magliette con ritratti di persone meno popolari in Occidente: Vladimir Putin, Dragoljub Draza Mihajlovic, leader di cetnici durante la seconda guerra mondiale, l’ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladic (sotto processo per genocidio presso il Tribunale penale delle Nazioni Unite), e Gavrilo Princip, un nazionalista serbo-bosniaco il cui assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando nel 1914 scatenò la prima guerra mondiale

– Un mosaico di nazionalità –

Secondo il censimento del 2011, i serbi rappresentano l’83% della popolazione e la maggior parte di loro sono cristiani ortodossi. Ma ci sono circa due dozzine di minoranze che vivono nel paese tra cui croati, rom, albanesi, ungheresi e slovacchi. Cattolici e musulmani costituiscono gli altri due maggiori gruppi religiosi.

Circa 7,1 milioni di persone vivono in Serbia, ma diversi milioni sono i serbi della diaspora: Vienna è considerata la seconda città più grande della Serbia nel mondo. La popolazione della diaspora serba si concentra in modo significativo anche a Toronto, Chicago, Parigi e persino in Australia.

Essi inoltre costituiscono minoranze significative nei paesi vicini (Bosnia, Montenegro e Croazia). 120.000 serbi vivono in Kosovo.

– Lo stato del lampone –

La Serbia è un paese agricolo, in particolare rappresenta l’esportatore numero uno al mondo di lamponi. Nel 2016, le esportazioni hanno raggiunto la quota di circa 125 milioni di euro (134 milioni di $), secondo i dati comunicati dall’Ufficio delle statistiche.

Ma questo non basta per una solida ripresa economica, che è stata lunga e dolorosa, ed ha dovuto patire il colpo inferto dalle sanzioni internazionali imposte per il ruolo giocato dalla Serbia nelle guerre balcaniche degli anni ’90.

L’economia è fluttuata dentro e fuori dalla recessione, negli ultimi anni, ma è cresciuta del 2,8% nel 2016. Tuttavia, lo stipendio medio mensile, di circa 330 euro, rimane uno dei più bassi in Europa.

– La passione per lo sport –

Il campione di tennis Novak Djokovic è un’icona.

Anche se i serbi sembrano amare il calcio, in realtà riscuotono molto più successo in altri sport collettivi. Hanno battuto regolarmente gli europei nel basket, nella pallavolo e nella pallanuoto.

La Serbia ha portato a casa otto medaglie alle Olimpiadi di Rio.

(Digital Journal, 31.03.2017)

http://www.digitaljournal.com/news/world/sports-raspberries-but-no-sea-five-things-about-serbia/article/489202

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