Cosa si cela dietro l’offerta della Cina di costruire piccoli reattori nucleari modulari in Serbia?

Il dibattito sulla possibile costruzione di una centrale nucleare in Serbia si sta intensificando sempre di più, come dimostrano i preparativi in corso sul piano tecnico, giuridico e delle risorse umane.

Tuttavia, le discussioni sulle centrali nucleari procedono ormai di pari passo con quelle sui piccoli reattori modulari (SMR), una nuova tecnologia che viene considerata a livello globale come una possibile soluzione alla crescente domanda di energia elettrica, soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale.

Sebbene i sistemi SMR siano ancora in una fase iniziale di sviluppo e la loro applicazione commerciale stia appena iniziando a essere presa in considerazione, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato durante una recente visita in Cina che la Serbia ha ricevuto dai partner cinesi un’offerta per la costruzione di piccoli impianti nucleari modulari a “condizioni favorevoli, con tempi di costruzione brevi e programmi di formazione e addestramento del personale”.

Gli esperti intervistati da Insajder ritengono che questo annuncio sia poco più che “vendere illusioni”, sostenendo che lo sviluppo di questa tecnologia in Serbia sia quasi impossibile e che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) non autorizzerebbe programmi non ancora collaudati.

L’offerta cinese, tuttavia, non è l’unica. Anche la Francia è in corsa per lo sviluppo dell’energia nucleare in Serbia, mentre, secondo il presidente serbo, è in considerazione anche la Russia.

“Continueremo a discutere. Sapete che abbiamo un accordo con EDF francese e abbiamo parlato anche con i russi, che hanno molto successo in questo settore. Abbiamo ricevuto offerte anche da altri Paesi asiatici e valuteremo quale sia la soluzione migliore per la Serbia, ma questa proposta è stata molto concreta”, ha dichiarato Vučić alla RTS il 27 maggio.

La Serbia potrebbe ottenere la sua prima centrale nucleare entro il 2040 e i preparativi concreti sono iniziati con l’abolizione della moratoria sull’energia nucleare nel 2024. Poco dopo, il ministero competente ha avviato una collaborazione con Électricité de France (EDF), una delle più grandi aziende nucleari del mondo.

Due mesi fa, EDF ha inoltre pubblicato uno studio tecnico preliminare sull’uso pacifico dell’energia nucleare in Serbia, che rappresenta una delle tappe fondamentali di un processo necessario per soddisfare gli standard internazionali richiesti per l’eventuale costruzione di una centrale nucleare.

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sulle grandi centrali nucleari, i riferimenti ai piccoli reattori modulari sono passati quasi inosservati. Si tratta di una tecnologia ancora nelle prime fasi di sviluppo e non ancora utilizzata commercialmente.

“A differenza dei reattori tradizionali ad alta capacità, che richiedono ampie opere di costruzione sul sito, gli SMR seguono un modello basato sul prodotto che consente l’assemblaggio presso siti di centrali esistenti o l’installazione in aree remote e industriali. Questo approccio modulare migliora la prevedibilità dei costi, riduce i tempi di costruzione e minimizza i rischi del progetto”, si legge nel riassunto dello studio tecnico preliminare di EDF.

Progetti pilota e tecnologie non collaudate

Il professor Miloš Banjac della Facoltà di Ingegneria Meccanica ha dichiarato a Insajder che l’intero progetto presenta diversi problemi, che vanno dalla cooperazione con la Francia all’utilizzo di tecnologie non ancora testate.

“Con i francesi siamo già andati piuttosto avanti per quanto riguarda gli accordi e la costruzione di centrali nucleari. Abbiamo firmato un memorandum d’intesa e uno studio tecnico preliminare, creando di fatto un accordo preliminare per collaborare. Per quanto riguarda i piccoli reattori modulari, alla luce della situazione attuale, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica non permetterà ai nuovi Paesi di sviluppare programmi non collaudati”, ha affermato Banjac.

Ha aggiunto che, secondo questi criteri, sarebbero autorizzate soltanto centrali nucleari già testate e operative in altri Paesi, sostenendo che proprio questo sia l’approccio di cui la Serbia ha bisogno in questo momento.

“Non credo che l’opzione dei piccoli reattori modulari sia realistica. Stiamo parlando di una tecnologia di quarta generazione che resta ancora non collaudata. Nel mondo esistono solo pochi impianti di questo tipo e si tratta soprattutto di progetti pilota piuttosto che di una pratica consolidata”, ha dichiarato Banjac.

Anche l’esperto energetico Milun Babić considera improbabile la costruzione di piccoli reattori modulari in Serbia, definendo tali annunci come “vendere illusioni”.

“Se questa proposta verrà accettata, la Serbia diventerà ancora una volta una cavia sperimentale”, ha affermato.

Serve una grande centrale nucleare, non soluzioni parziali

Babić ha spiegato che i piccoli reattori modulari funzionano secondo gli stessi principi delle grandi centrali nucleari, ma su scala molto più ridotta, e che la loro applicazione resta limitata a causa della mancanza di sufficiente esperienza pratica.

Ha aggiunto che questi reattori comprendono quasi tutti i componenti fondamentali delle grandi centrali nucleari, inclusi il reattore, i sistemi di raffreddamento e rigorose procedure di sicurezza, ma producono molta meno energia.

“Un reattore deve essere raffreddato, il che richiede grandi quantità d’acqua. La manutenzione deve essere estremamente rigorosa e precisa, proprio come nelle grandi centrali nucleari”, ha spiegato Babić.

Secondo lui, una delle maggiori sfide è proprio la mancanza di esperienza nella diffusione di questa tecnologia, oltre al fatto che “una sola piccola centrale nucleare non sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno energetico della Serbia”.

“Ne servirebbero di più. E appena ne hai di più, aumentano anche i problemi”, ha aggiunto.

Il professor Banjac ha osservato che i piccoli reattori sono utilizzati principalmente per applicazioni come sottomarini nucleari, navi e portaerei.

“La tecnologia esiste, ma le nostre esigenze energetiche non possono essere soddisfatte con reattori modulari. Abbiamo bisogno di una centrale nucleare tradizionale di grande capacità. Nei prossimi 10-15 anni dovremo eliminare una parte significativa della produzione termoelettrica, quindi ci servono grandi capacità produttive, non soluzioni frammentarie”, ha dichiarato.

Dipendenza energetica da altri Paesi

Banjac ha inoltre sottolineato che le istituzioni internazionali hanno regole molto chiare riguardo all’impiego dei piccoli reattori modulari.

“L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha una posizione molto chiara: un Paese che entra per la prima volta in un programma nucleare non dovrebbe adottare tecnologie che non siano già state utilizzate altrove. La Serbia non ha alcuna esperienza con le centrali nucleari e introdurre qualcosa di completamente nuovo non è un esperimento che dovremmo fare”, ha affermato.

Ha aggiunto che la politica energetica europea mira ad aumentare l’indipendenza dagli attori esterni e che una possibile cooperazione tra Serbia e Cina potrebbe andare contro questi obiettivi. Come esempio ha citato la costruzione della nuova centrale nucleare Paks II in Ungheria, realizzata dalla Russia.

“Quel progetto è già molto avanzato e probabilmente sarà completato. Ma rappresenta un impegno serio, una sorta di matrimonio tra due Paesi quando si realizza qualcosa del genere”, ha dichiarato.

Nel caso dei piccoli reattori modulari, secondo il professore, la Serbia diventerebbe dipendente dalla Cina “per la fornitura del combustibile nucleare, la gestione delle scorie nucleari e la tecnologia”.

Mancata manutenzione delle infrastrutture esistenti

L’esperto energetico Milun Babić sostiene che uno dei problemi fondamentali delle infrastrutture serbe sia l’insufficiente attenzione alla manutenzione dei sistemi esistenti, che porta al loro graduale deterioramento.

Ha citato come esempio i problemi emersi durante le alluvioni di Obrenovac, nonché numerosi guasti e incidenti successivi nei settori energetico e infrastrutturale.

“Da come vengono gestite le cose qui e da come vengono mantenuti gli impianti energetici, abbiamo già visto le conseguenze durante le grandi alluvioni di Obrenovac e successivamente attraverso vari incidenti. Semplicemente non siamo portati a effettuare una manutenzione corretta e sistematica”, ha affermato.

Secondo lui, problemi simili si riscontrano anche nelle infrastrutture stradali e ferroviarie, così come negli edifici che si deteriorano nel tempo nonostante siano stati costruiti secondo gli standard previsti.

Pianificazione a lungo termine

Gli interlocutori di Insajder sottolineano che la Serbia dovrebbe dotarsi di un piano a lungo termine chiaramente definito qualora intendesse costruire una centrale nucleare, accompagnato da una comunicazione tempestiva e trasparente con l’opinione pubblica.

Milun Babić ha evidenziato che la gestione centralizzata di sistemi complessi rappresenta una sfida aggiuntiva, poiché il funzionamento di tali tecnologie richiede un monitoraggio costante.

“Tali sistemi non possono essere gestiti in modo improvvisato. Richiedono previsioni continue e pianificazione preventiva, non semplicemente reazioni ai problemi quando si presentano”, ha affermato.

Il professor Miloš Banjac, invece, ritiene che prima di prendere ulteriori decisioni le autorità dovrebbero avviare una vasta campagna informativa per sensibilizzare i cittadini sia sulla necessità sia sugli aspetti legati alla sicurezza di tali progetti.

Ha osservato che in Serbia l’energia nucleare non viene attualmente discussa in modo sufficientemente sistematico e che manca una chiara strategia di comunicazione pubblica.

“Ritengo che i cittadini serbi dovrebbero essere preparati seriamente attraverso una campagna che spieghi se ne abbiamo bisogno e perché sia sicura, sia che si tratti di una grande centrale nucleare sia di qualsiasi altro tipo. Il modo in cui la questione viene gestita oggi è, a mio avviso, completamente sbagliato”, ha dichiarato Banjac.

Ha aggiunto che i problemi nella gestione di sistemi energetici complessi possono avere ripercussioni anche su altri settori, inclusa la produzione termoelettrica, dove una cattiva gestione può portare a conseguenze gravi.

“Gestiamo male anche altre cose e per questo si verificano problemi che altrimenti sarebbero difficili da immaginare, come la situazione delle centrali termoelettriche”, ha concluso Banjac.

(Insajder, 08.06.2026)

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