Il Consiglio fiscale sulla qualità dell’ultima Strategia fiscale: un documento solido, ma senza soluzioni

Il successo della politica fiscale non può essere misurato esclusivamente sulla base dell’entità del deficit di bilancio e del debito pubblico, si legge nella valutazione della Strategia fiscale fino al 2029. Come sottolinea il Consiglio fiscale, “la finalità più ampia delle finanze pubbliche è consentire il raggiungimento degli obiettivi sociali più importanti, dalla qualità dell’istruzione, della sanità e delle infrastrutture alla sicurezza sociale e allo sviluppo economico di lungo periodo”.

Nella sua analisi si evidenzia che il principale merito della Strategia consiste nel fatto che mantiene le finanze pubbliche stabili e su un livello sostenibile. “Ciò è particolarmente importante oggi, poiché le grandi incertezze economiche e politiche sono diventate la nuova realtà: dalle guerre e dai conflitti commerciali agli shock energetici e climatici. In questo contesto è positivo che la Strategia preveda un deficit fiscale moderato pari al 3% del PIL nel 2026 e nel 2027 e al 2,5% nel periodo 2028-2029. Questo, insieme alla crescita economica prevista, porterebbe a una graduale riduzione del debito pubblico dal 44,7% del PIL alla fine del 2025 al 43,9% entro la fine del 2029. Livelli di deficit e debito pubblico di questo tipo sono sostenibili e garantiscono allo Stato il necessario margine fiscale per reagire rapidamente in caso di crisi o di altri shock imprevisti”, si legge nella valutazione.

Ma qui, di fatto, terminano gli elogi per uno dei documenti più importanti della politica fiscale serba. Tutto il resto è costituito da rischi e avvertimenti sulle possibili sfide che le finanze pubbliche, nel senso più ampio del termine, potrebbero dover affrontare.

Un documento solido, ma senza soluzioni ai problemi

Secondo il Consiglio fiscale, la Strategia è un documento preparato in modo accurato. Tuttavia, la sua credibilità diminuisce quando si passa dagli indicatori quantitativi generali alle politiche concrete. “La Strategia è molto più convincente come documento che conferma l’impegno del Governo verso la stabilità fiscale che come documento che offre un piano chiaro per affrontare i principali problemi di sviluppo della Serbia”, afferma il Consiglio fiscale.

È prevista una crescita economica solida, pari in media al 3,9%. Nel 2027 essa dovrebbe accelerare temporaneamente al 4,5% grazie allo svolgimento dell’Esposizione specializzata EXPO 2027. Le proiezioni sull’inflazione indicano che nel 2027 essa si manterrà moderatamente elevata, al 4,2%, per poi scendere entro il 2029 al centro della fascia obiettivo della Banca nazionale di Serbia, pari al 3%. “La realizzazione della previsione di crescita economica del 4,5% nel 2027 dipenderà in larga misura dal fatto che gli effetti dell’EXPO 2027 siano stati valutati in modo realistico”, si legge nella valutazione.

Un elemento positivo è che la Strategia, per la prima volta, presenta esplicitamente il contributo stimato dell’EXPO 2027 alla crescita economica. Secondo il documento, l’effetto complessivo della manifestazione è quantificato in 1,5 punti percentuali e comprende gli effetti diretti sul turismo e sulla ristorazione, quelli indiretti derivanti dall’aumento della domanda e quelli indotti dalla maggiore richiesta di input nazionali e dall’attivazione delle catene di fornitura.

Tuttavia, la Strategia non contiene analisi più dettagliate né le ipotesi su cui si basano tali stime. Di conseguenza, non è possibile valutarne in modo indipendente la realistica fondatezza.

L’uscita degli investitori stranieri aumenta la disoccupazione

Il Consiglio fiscale avverte inoltre che si sono verificati cambiamenti strutturali nell’andamento dell’occupazione, motivo per cui nel medio termine non si può più contare sulla sua crescita. Dopo anni di aumento dell’occupazione, nel 2025 si è registrata per la prima volta dal 2014 una diminuzione del numero di occupati.

Secondo l’Indagine sulle forze di lavoro (ARS), il numero degli occupati è diminuito di circa l’1%. “Le tendenze negative sono proseguite e si sono aggravate nel primo trimestre del 2026. La maggiore riduzione dell’occupazione è stata registrata nella Serbia meridionale e orientale, dove il salario medio è significativamente inferiore rispetto al resto del Paese. Il calo ha interessato anche i settori tradizionali a basso valore aggiunto. La causa più probabile è rappresentata dalla crescita delle retribuzioni, che da anni supera quella della produttività. A ciò si sono aggiunti gli aumenti particolarmente consistenti del salario minimo, soprattutto nel 2025 e nel 2026. Di conseguenza, i costi del lavoro in alcune attività ad alta intensità di manodopera hanno raggiunto livelli tali da ridurne la competitività, favorendo il ritiro di alcuni investitori stranieri dai settori a minore valore aggiunto”.

I prestiti dell’EPS come rischio per il debito pubblico

I principali rischi per il percorso previsto del debito pubblico provengono soprattutto dal settore energetico. Si tratta, in particolare, delle garanzie statali previste per i progetti legati alla transizione energetica e dei possibili esborsi di bilancio connessi alla risoluzione della struttura proprietaria della NIS. “Nel documento è prevista l’emissione di ingenti garanzie a favore delle imprese energetiche nazionali (EPS, Srbijagas, EDS e Transnafta). Il principale beneficiario è di gran lunga l’EPS, con quattro progetti per un valore complessivo di 292,4 miliardi di dinari, pari a circa 2,5 miliardi di euro o a circa il 70% di tutte le garanzie annunciate”.

Sebbene tali prestiti entrerebbero automaticamente a far parte del debito pubblico nel momento in cui lo Stato rilasciasse le relative garanzie, questo aspetto non è incluso nella proiezione ufficiale contenuta nella Strategia fiscale.

NIS come ulteriore problema

Un secondo importante rischio per l’andamento del debito pubblico, già nel breve periodo, riguarda la definizione della struttura proprietaria della NIS. “Ricordiamo che nella Legge di bilancio per il 2026 il Governo ha previsto la possibilità di un ulteriore indebitamento pari a 164 miliardi di dinari, ovvero circa 1,4 miliardi di euro, nel caso in cui, a seguito del fallimento dei negoziati, lo Stato fosse costretto ad acquisire direttamente la quota azionaria della società”.

Qualora tale scenario si concretizzasse, il livello del debito pubblico della Serbia aumenterebbe. La transazione, tuttavia, non inciderebbe sul deficit fiscale, poiché verrebbe registrata sul conto di finanziamento del bilancio, ossia “al di sotto della linea”.

Infrastrutture molto più costose del previsto

I costi di costruzione dei progetti infrastrutturali stanno superando le stime iniziali. Le analisi del Consiglio fiscale, condotte su un campione di otto grandi assi stradali, mostrano che i costi complessivi sono stati in media almeno del 75-80% superiori a quelli originariamente previsti.

Ciò è particolarmente importante considerando che si avvicinano rapidamente le scadenze per il completamento di alcuni grandi progetti, soprattutto del complesso EXPO e delle infrastrutture correlate. In tali circostanze non è escluso che nei prossimi uno o due anni saranno necessari ulteriori fondi di bilancio per recuperare i ritardi e garantire il rispetto degli impegni assunti entro i termini previsti.

Scarsa trasparenza nella pianificazione degli investimenti pubblici

L’elevato livello degli investimenti pubblici richiede un grado altrettanto elevato di trasparenza nella loro pianificazione e nel loro monitoraggio, avverte ancora il Consiglio fiscale. Secondo l’istituzione, la Strategia fiscale sottolinea l’impatto positivo degli investimenti pubblici sulla crescita e sullo sviluppo, ma dedica molta meno attenzione ai costi, alla loro giustificazione economica e ai rischi fiscali che comportano.

Il Consiglio fiscale ricorda che la Serbia non dispone ancora di un piano settennale degli investimenti pubblici che colleghi tutti i settori chiave, nonostante esso sia previsto dalla Legge sul sistema di pianificazione del 2018. La politica degli investimenti continua invece a essere gestita attraverso programmi e iniziative frammentati promossi da diversi organi statali.

“Invece di una presentazione chiara e quantificata della struttura degli investimenti, il quadro si riduce per lo più a un elenco di aree prioritarie che, nella pratica, comprendono quasi tutti i settori nei quali lo Stato investe abitualmente. Per questo motivo, l’opinione pubblica continua a non disporre di informazioni affidabili sulle reali priorità dello Stato nel campo degli investimenti pubblici e non è quindi possibile formulare una valutazione indipendente della coerenza del piano di investimenti a medio termine con le effettive esigenze del Paese”, si legge nella valutazione.

L’EXPO costerà 3,4 miliardi di euro

Con l’avvicinarsi della data di apertura dell’esposizione, emergono con maggiore chiarezza i costi complessivi dell’EXPO 2027 e dei progetti collegati, che potrebbero raggiungere circa 3,4 miliardi di euro.

Secondo il Consiglio fiscale, non è semplice stimare l’ammontare totale delle spese legate all’organizzazione della manifestazione e alla costruzione delle infrastrutture di supporto, poiché esse sono registrate in numerose voci di bilancio e vengono sostenute da diversi enti pubblici. Inoltre, negli anni precedenti alcuni progetti sono stati aggiunti, eliminati o modificati.

I dati sull’esecuzione del bilancio nel periodo 2023-2025 mostrano che, fino all’inizio dell’anno in corso, lo Stato ha destinato all’EXPO 2027 in senso stretto circa 1,25 miliardi di euro, principalmente attraverso il bilancio del Ministero delle Finanze.

Per quanto riguarda i progetti infrastrutturali collegati, la spesa complessiva degli anni precedenti ha raggiunto circa 750 milioni di euro, attraverso i bilanci del Ministero delle Finanze (Stadio Nazionale, infrastrutture lineari e altri progetti) e del Ministero dei Trasporti (costruzione della linea ferroviaria da Zemun Polje allo Stadio Nazionale). Ciò significa che entro la fine del 2025 i costi complessivi avevano già raggiunto circa 2 miliardi di euro.

La riserva corrente resta un problema

La flessibilità del bilancio serbo è relativamente elevata e una parte significativa di questa flessibilità deriva dall’entità e dalle modalità di utilizzo della riserva corrente di bilancio, sottolinea il Consiglio fiscale. “La riserva corrente, da strumento di gestione del bilancio nelle situazioni di crisi – che era la sua finalità originaria – si sta gradualmente trasformando in un meccanismo di finanziamento ordinario delle politiche pubbliche e della spesa pubblica.”

Sebbene nella Strategia del giugno 2025 fosse stato annunciato un miglioramento della trasparenza, tali misure sono già state eliminate nella versione rivista del documento pubblicata nel novembre dello stesso anno.

Nella Strategia 2027-2029 la questione è stata nuovamente esclusa dall’agenda delle riforme. Si è così persa un’altra occasione per migliorare il quadro normativo, aumentare la trasparenza e ridurre il margine per l’utilizzo discrezionale delle risorse pubbliche.

(Forbes Serbia, 09.06.2026)
https://forbes.n1info.rs/novac/fiskalni-savet-o-kvalitetu-najnovije-fiskalne-strategije-cena-osam-putnih-pravaca-povecana-70-do-80-odsto/

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