La Comunità dell’Energia minaccia sanzioni alla Serbia

La Comunità dell’Energia, mercato interno dell’energia elettrica e del gas naturale che raggruppa i 28 Stati membri dell’Unione europea (UE) e i 6 Stati e territori europei dei Balcani, potrebbe imporre sanzioni alla Serbia per la mancata osservanza delle regole previste dal Trattato istitutivo della Comunità. 

Secondo la relazione annuale della Comunità energetica che l’agenzia di stampa Beta riporta, la Serbia non ha risolto la questione chiave della ripartizione delle attività tra le compagnie del gas. In virtù di questa mancanza, il Consiglio ministeriale della Comunità dell’Energia nel mese di ottobre dovrebbe pronunciarsi in merito alla necessità di imporre sanzioni alla Serbia.

L’Assemblea Nazionale della Serbia ha approvato la legge sulla ratifica del Trattato che istituisce la Comunità dell’energia il 14 luglio 2006, entrando a far parte del mercato europeo dell’energia.

“La Serbia non ha risolto la questione chiave della mancanza di armonizzazione con l’acquis comunitario, che presenta una violazione costante degli obblighi sanciti dal Contratto sulla Comunità dell’Energia in relazione alla ripartizione tra Srbijagas e Yugorosgaz secondo il Secondo Pacchetto Energia”: è quanto viene sottolineato nel rapporto, che prende in esame il periodo compreso tra settembre 2015 e settembre 2016.

Pubblicato il 27 settembre, il documento ricorda che il Segretariato della Comunità dell’energia ha inoltrato richiesta affinché il Consiglio dei Ministri prenda una decisione in merito nel mese di ottobre, a norma dell’articolo 92 del Contratto sulla Comunità dell’energia: “Nel caso ECS-9/13 contro la Serbia per il mancato conformarsi agli obblighi derivanti dal Trattato dell’energia relativa alla separazione di due imprese di gas verticalmente integrate, la Segreteria ha presentato una richiesta presso il Consiglio Ministeriale per una decisione ai sensi dell’articolo 92 del Trattato da adottare in ottobre 2016. Questa richiesta segue una decisione del Consiglio del 23 settembre 2014 sul mancato rispetto delle regole di ripartizione previste dal secondo pacchetto energia, che aveva fissato al 30 giugno 2015 la scadenza per rettificare la violazione. Sia Srbijagas che Yugorosgaz non sono ancora state scorporate, come previsto dall’articolo 9 della direttiva 2003/55/CE. I programmi di conformità richiesti dalla direttiva sul gas non sono stati adottati ed applicati dalle due società”. Secondo l’articolo 92, in seguito alla richiesta del Segretariato o del Corpo di vigilanza del Consiglio dei Ministri può essere accertata l’esistenza di una violazione grave e persistente degli obblighi sanciti dal contratto, e successivamente si può procedere alla sospensione di alcuni diritti di uno Stato membro.

La sospensione può riguardare il diritto di voto, o l’espulsione da una riunione o l’interdizione all’utilizzo dei meccanismi previsti dal Contratto sulla Comunità dell’Energia, mentre il Consiglio dei Ministri può a maggioranza annullare la decisione di sospendere uno stato membro.

Il segretariato della Comunità dell’Energia aveva fissato la data del 1° luglio 2016 come termine per Srbijagas per finire la separazione, avvertendo che, in caso l’onere non fosse stato assolto, la questione sarebbe stata sottoposta all’attenzione del Consiglio dei Ministri. Il direttore della Comunità dell’energia, Janez Kopac, ha dichiarato che potrebbe trattarsi tanto di sanzioni simboliche, quanto di sanzioni più gravi, come il blocco dei fondi pre-adesione IPA per l’energia.

(b92, 28.09.2016)

http://www.b92.net/eng/news/business.php?yyyy=2016&mm=09&dd=28&nav_id=99328

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