A causa di anni di cattura dello Stato, dell’indebolimento delle istituzioni e di diffuse manipolazioni elettorali, la Serbia è stata classificata come un’autocrazia moderata, con una trasformazione economica limitata e una governance debole, nel nuovo Indice di Trasformazione pubblicato dalla fondazione tedesca Bertelsmann.
“La democrazia in Serbia continua a deteriorarsi, con un significativo peggioramento delle condizioni elettorali, dello stato di diritto e della libertà dei media, accompagnato da una crescente polarizzazione politica”, si legge nel rapporto.
Il declino della Serbia su tutti i parametri
La Serbia è arretrata in quasi tutti i parametri rispetto al precedente BTI, quando era classificata come una democrazia difettosa.
Nell’indice di trasformazione politica ha ottenuto un punteggio di 5,18 su un massimo di 10, classificandosi al 61° posto su 137 paesi analizzati, dieci posizioni in meno rispetto al 2024. Nell’indice di status è scesa di nove posizioni, al 47° posto, con un punteggio di 5,98.
Ha registrato i risultati peggiori nell’indice di governance, dove si colloca al 96° posto con un punteggio di 3,96, perdendo ben 15 posizioni, e i migliori nell’indice di trasformazione economica, al 27° posto con un punteggio di 6,79, una posizione in più rispetto al 2024.
Il rapporto sulla Serbia evidenzia un ulteriore deterioramento dello stato di diritto e della libertà dei media, nonché un aumento della polarizzazione politica.
“Il presidente Aleksandar Vučić e il Partito Progressista Serbo dominano il sistema politico, controllando di fatto il governo, il parlamento e il sistema giudiziario, nonostante il presidente abbia un ruolo in gran parte cerimoniale secondo la Costituzione”, si legge nel rapporto.
Abuso del processo elettorale
Il rapporto rileva che il regime ha intensificato la manipolazione elettorale, che il controllo parlamentare è debole poiché “approva principalmente le leggi in linea con la volontà del presidente” e che l’opposizione rimane frammentata e sotto costante pressione.
“Il governo abusa sistematicamente del processo elettorale, ad esempio dividendo le elezioni locali in due parti senza giustificazione, evidentemente per consentire la migrazione illegale degli elettori, cioè registrando elettori dove non risiedono al fine di influenzare i risultati”, si legge nel rapporto.
Si aggiunge che l’opposizione è composta da numerosi partiti e movimenti politici che sono individualmente deboli e costretti a unirsi in coalizioni elettorali.
“Nel complesso, l’opposizione potrebbe rappresentare una seria sfida per il governo, come si è visto nelle elezioni del 2023, ma è caratterizzata da differenze ideologiche e da una mancanza di fiducia tra i leader dei partiti”, si afferma nel rapporto.
Molestie sistematiche
La società civile e i media indipendenti affrontano molestie sistematiche, tra cui campagne diffamatorie, cause legali strategiche e sorveglianza, si legge nel rapporto, che aggiunge come le proteste di massa del 2024-2025 siano state delegittimate come “tentativi di destabilizzazione sostenuti dall’estero”.
“Il governo controlla le principali istituzioni di regolamentazione dei media e manipola il mercato dei media a favore di organi di informazione che diffondono una propaganda governativa aggressiva”, osserva il rapporto.
Economia stabile in presenza di forti disuguaglianze
Per quanto riguarda la trasformazione economica, il rapporto valuta che, dopo importanti shock esterni, l’economia serba si sia stabilizzata, in gran parte grazie alla spesa pubblica.
L’inflazione è diminuita rapidamente entro il 2024, il debito pubblico è stato ridotto e la crescita è continuata. Tuttavia, povertà e disuguaglianza restano tra le più elevate in Europa, il ruolo dello Stato nell’economia è significativo e persistono disparità sociali strutturali.
“La governance rimane altamente centralizzata e personalizzata. L’elaborazione delle politiche serve al consolidamento politico, la cooperazione internazionale ristagna, il processo di adesione all’UE è in stallo e i legami economici con la Cina stanno acquisendo maggiore importanza. Non vi è volontà politica di perseguire la corruzione, poiché una cultura dell’impunità prevale nel governo e nella pubblica amministrazione”, si legge nel rapporto.
L’integrazione europea non ha favorito la democratizzazione
Il rapporto sottolinea inoltre che l’integrazione europea è spesso considerata un fattore chiave della democratizzazione, ma che ciò non si è concretizzato nella pratica.
“Nonostante un significativo arretramento democratico, l’Unione europea manca della volontà politica di esercitare pressione sulla Serbia affinché si democratizzi. I funzionari della Commissione europea elogiano i processi di riforma in Serbia e reagiscono alle crisi politiche con dichiarazioni standard sulla necessità di riforme”, si legge nel rapporto.
Si aggiunge che alcuni Stati membri dell’UE sono sempre più disposti a dare priorità agli interessi economici e strategici a scapito della democrazia, citando la Francia come esempio, insieme agli accordi relativi all’aeroporto di Belgrado, alla metropolitana e all’acquisto di aerei da combattimento.
“Se l’UE intende sostenere la trasformazione democratica della Serbia, dovrà porre la democrazia al centro delle sue relazioni con Belgrado. Sebbene i rapporti della Commissione europea documentino costantemente tendenze preoccupanti nella democrazia e nello stato di diritto, tali risultati sono raramente seguiti da azioni concrete da parte delle istituzioni dell’UE o dei governi degli Stati membri. Questo divario consente alle autorità serbe di trasferire la responsabilità dello stallo dell’integrazione sull’UE e di citare dichiarazioni favorevoli dei funzionari europei come prova del rispetto degli standard democratici”, sottolinea il rapporto.
La Serbia, insieme a Turchia ed El Salvador, è anche citata come esempio che dimostra come “la promessa di efficienza autoritaria raramente venga mantenuta” e che la concentrazione del potere, pur potendo garantire il controllo, spesso crea nuove reti clientelari e mina la responsabilità.
Che cos’è l’Indice Bertelsmann?
Nel suo ultimo rapporto, il BTI ha analizzato 137 paesi nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2023 e il 31 gennaio 2025. L’indice viene pubblicato ogni due anni e misura i progressi dei paesi verso una democrazia costituzionale e un’economia di mercato socialmente equilibrata.
L’analisi mostra un aumento delle tendenze autoritarie, un’erosione dello stato di diritto, una stagnazione nella trasformazione socio-economica e una governance meno orientata al consenso e all’inclusione.
“Tuttavia, anche dove gli standard democratici sono sotto pressione, la resistenza sociale alla repressione, alla corruzione e all’abuso di potere rimane straordinariamente forte. Proteste, resistenza istituzionale, impegno della società civile e progressi selettivi nelle riforme dimostrano che le richieste di partecipazione, responsabilità e concorrenza leale non sono affatto scomparse. Soprattutto in un ordine internazionale sempre più fragile, questa perseveranza e resistenza offrono un notevole potenziale per un rinnovato slancio delle riforme e per un rinnovamento democratico”, conclude il rapporto.
(Nedeljnik, 27.03.2026)
