“Ci sono molte ragioni per cui la nuova versione della vicenda del “cannone sonico” viene diffusa attraverso tutti gli strumenti della propaganda. Uno degli obiettivi è modificare l’immagine negativa del regime, che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Inoltre, si cerca di screditare gli studenti e i cittadini che protestano e di attribuire a coloro che rappresentano la maggiore minaccia per il regime – gli studenti – tutto ciò che il regime stesso ha fatto. Il potere vuole anche creare un clima da stato d’emergenza, intimidire l’opinione pubblica e procurarsi un alibi per un’eventuale proibizione delle attività delle organizzazioni dell’opposizione e degli studenti”.
Così gli interlocutori del quotidiano Danas commentano le ragioni per cui il governo, quindici mesi dopo il 15 marzo, ha riportato al centro dell’attenzione la vicenda del “cannone sonico”, questa volta dalla propria prospettiva. Essi aggiungono che le accuse di “terrorismo” e di “istigazione alla guerra civile” servono al regime di Vučić come preludio alla più sporca campagna elettorale mai vista finora, mentre l’obiettivo manipolatorio consiste nel criminalizzare il legittimo malcontento dei cittadini.
La questione di come si svolgeranno le elezioni in Serbia è tornata ancora più attuale dopo il comunicato della Procura superiore della Repubblica, nel quale gli studenti vengono di fatto collegati all’uso del cannone sonico durante la manifestazione del 15 marzo dello scorso anno a Belgrado.
Ricordiamo che venerdì 19 giugno la Procura superiore della Repubblica ha comunicato che, nel corso di una perquisizione effettuata nell’ambito delle indagini preliminari sulla morte di una studentessa della Facoltà di Filosofia dell’Università di Belgrado, avvenuta il 27 marzo di quest’anno, è stata sequestrata documentazione relativa alle assemblee plenarie di diverse facoltà, nella quale è stato rinvenuto anche un verbale della riunione dell’organizzazione “Studenti in blocco” – Gruppo di lavoro centrale per la sicurezza (KRBG), tenutasi il 22 gennaio 2025.
La Procura ha inoltre affermato che esistono sospetti secondo cui i partecipanti a tale riunione e altre persone non identificate “abbiano successivamente intrapreso azioni finalizzate a simulare l’uso di un “cannone sonico” da parte degli organi statali durante la protesta del 15 marzo 2025 a Belgrado, affinché questi ultimi fossero poi accusati, nell’opinione pubblica nazionale e internazionale, di aver utilizzato tale dispositivo, con l’obiettivo di creare panico tra la popolazione, diffondere paura tra i cittadini e provocare disordini che avrebbero potuto portare a un cambiamento violento dell’ordine costituzionale e compromettere la sicurezza dello Stato”.
Gli studenti in blocco hanno respinto le accuse della Procura, affermando che, durante la preparazione di manifestazioni pacifiche, avevano semplicemente valutato i rischi ai quali i partecipanti avrebbero potuto essere esposti.
In una dichiarazione pubblicata sui social media, gli studenti hanno confermato che il documento citato dalla Procura era stato redatto due mesi prima della protesta del 15 marzo e riguardava materiale preparatorio per la manifestazione presso Autokomanda, nel quale venivano analizzati diversi rischi per la sicurezza e possibili forme di intervento della polizia nei confronti dei cittadini e degli studenti che stavano organizzando il blocco dell’importante nodo stradale di Belgrado per l’intera giornata.
Il presidente del Partito Progressivo Serbo, Miloš Vučević, ha dichiarato che tutti saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni, indipendentemente dal fatto che si tratti di politici o di altri soggetti coinvolti.
L’attacco del regime al potere, incarnato dal comunicato della Procura superiore della Repubblica di Belgrado e dalle “sentenze televisive” pronunciate dai più alti funzionari statali, rappresenta, secondo il partito Serbia Centro, “un brutale atto di persecuzione statale diretto contro l’opposizione e il movimento studentesco”. Essi aggiungono che, in un Paese ufficialmente candidato all’adesione all’Unione europea, si starebbe preparando una “purga stalinista degli oppositori politici”.
Dal cannone sonico al cannone della propaganda
Il politologo Zoran Lutovac ritiene che il “cannone sonico” si sia trasformato in un “cannone propagandistico ufficiale”, con il messaggio principale secondo cui è accaduto ciò che le istituzioni affermano sia accaduto, e non ciò che è realmente successo o che le persone hanno vissuto direttamente. E le istituzioni, osserva, sono per lo più guidate da persone nominate in base a criteri di fedeltà partitica. “Persone prive di credibilità, di moralità e di integrità professionale. Persone disposte a fare qualsiasi cosa venga loro ordinata“, aggiunge il Lutovac. Lui sottolinea che tali individui non tutelano l’interesse pubblico, bensì gli interessi di coloro che li hanno nominati. “Si può quindi affermare che si tratti di una forma di tentativo di gaslighting di massa, ovvero di manipolazione psicologica collettiva. È una forma di abuso psicologico ed emotivo in cui il manipolatore inganna sistematicamente le vittime affinché dubitino della propria memoria, del proprio buon senso o della propria percezione della realtà. Ciò che il regime sta facendo, abusando delle istituzioni e dei media, è estremamente pericoloso“, afferma il nostro interlocutore.
Secondo Lutovac, quando un oppositore o un critico del regime viene etichettato come “agente straniero” e “terrorista”, gli si sottrae simbolicamente lo status di cittadino a pieno titolo e lo si trasforma in una minaccia per la sopravvivenza dello Stato. Lo si abbandona all’arbitrio dell’illegalità, in una situazione in cui chiunque si sente autorizzato a giudicarlo.
Alla domanda su quale sia concretamente il motivo che spinge il governo a riproporre la vicenda del cannone sonico, l’interlocutore di Danas risponde che vi sono molte ragioni per cui la nuova versione di questa storia viene diffusa attraverso tutti i canali della propaganda.
“Innanzitutto, per modificare l’immagine negativa del regime che ha rapidamente fatto il giro del mondo. Poi, per screditare gli studenti e i cittadini che protestano e attribuire a coloro che rappresentano la principale minaccia per il regime – gli studenti – tutto ciò che il regime stesso ha fatto. Inoltre, per rafforzare il controllo sulla magistratura requirente e sulla polizia, legandole ancora più strettamente al regime attraverso questa nuova narrazione. E infine, per compattare i propri sostenitori, chiamati a difendere lo Stato dal “nemico esterno e dai traditori interni” che guidano le proteste“, conclude Lutovac.
(Danas, 22.06.2026)
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