Come gli investimenti cinesi influenzeranno il quadro degli investimenti diretti esteri in Serbia?

Quasi un miliardo di euro: è questo l’ammontare dei nuovi investimenti cinesi annunciati dal Presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, durante la sua visita in Cina. Una cifra che potrebbe migliorare il quadro degli investimenti diretti esteri in Serbia, in forte calo lo scorso anno. Resta però ancora poco chiaro quanto degli investimenti annunciati verrà effettivamente realizzato e se la Serbia beneficerà di nuove conoscenze e tecnologie oppure servirà soltanto alla Cina come porta d’ingresso verso il mercato europeo.

In questi giorni il Presidente serbo Aleksandar Vučić si trova in visita in Cina, dove sono stati concordati nuovi investimenti di aziende cinesi in Serbia per oltre 940 milioni di euro, con la previsione di creare circa 1.650 nuovi posti di lavoro.

Numerose aziende cinesi operano già in Serbia, ma sembra che la struttura di questi investimenti sia in parte diversa rispetto al passato. Per ora si parla soprattutto di progetti legati all’industria automobilistica, ma anche di intelligenza artificiale, chip e robotica.

Vučić ha infatti confermato quanto annunciato già alcuni mesi fa: a luglio inizierà la produzione di robot umanoidi. “Nessun altro in Europa avrà ciò che la Serbia avrà tra appena due mesi”, ha sottolineato il presidente.

I nuovi investimenti, pari a quasi un miliardo di euro, potrebbero dunque migliorare il quadro degli investimenti diretti esteri (IDE) in Serbia, che lo scorso anno hanno registrato un forte calo. Nel 2025 l’afflusso complessivo di IDE in Serbia è stato inferiore ai 3,5 miliardi di euro, ovvero il 33,5% in meno rispetto al 2024, quando gli investimenti avevano raggiunto circa 5,2 miliardi di euro. Allo stesso tempo, sono aumentati in modo significativo gli investimenti delle aziende serbe all’estero, arrivati a circa 1,2 miliardi di euro, pari a un incremento del 90,8% rispetto al 2024. L’afflusso netto di IDE in Serbia nel 2025 è stato pari a 2,3 miliardi di euro. Tuttavia, rispetto all’anno precedente, questo dato si è più che dimezzato, registrando un calo del 50,5%.

Nenad Jevtović, direttore dell’Istituto per lo sviluppo e l’innovazione, conferma a Danas che lo scorso anno si è verificato un forte calo degli IDE, ma sottolinea che si tratta di un fenomeno osservato in tutta Europa. “Non sorprende che ciò sia accaduto anche da noi lo scorso anno. Tuttavia, questa situazione non dovrebbe nascondere ciò che probabilmente accadrà nei prossimi anni, dato che il nostro modello di crescita si basa prevalentemente sugli investimenti diretti esteri e sui grandi investimenti pubblici”, afferma.

Per questo motivo, secondo lui, gli investimenti provenienti dalla Cina sono comunque benvenuti. “Si tratta certamente di un elemento positivo, ma resta da vedere quando questi investimenti verranno realizzati e in quale misura quanto concordato sarà effettivamente attuato. Per ora abbiamo soltanto indicazioni generali”, osserva Jevtović. Ricorda inoltre che nel 2024 la Serbia aveva raggiunto circa quattro miliardi di euro di IDE e che, dividendo nel tempo questo ulteriore miliardo annunciato, non si tratta comunque di una somma capace di risolvere tutti i problemi.

Secondo Jevtović non esistono investimenti completamente sicuri, ma quelli provenienti dalla Cina si differenziano da quelli europei. “Gli investimenti europei arrivavano e arrivano soprattutto grazie alla manodopera serba relativamente qualificata e a basso costo. Questo rapporto tra qualità e prezzo era fortemente a nostro favore ed è per questo che tali investimenti sono iniziati. Ai cinesi questo non interessa. La Cina viene qui per avvicinarsi alle catene di approvvigionamento europee, all’Unione europea e per ampliare la propria influenza economica”, spiega Jevtović. Queste motivazioni, secondo lui, non sono né positive né negative, ma è importante riconoscerle nella definizione della politica economica. “Credo che i nostri decisori politici lo abbiano capito ed è per questo che assistiamo a questo famoso gioco su due, tre o quattro tavoli”, aggiunge.

Jevtović spiega inoltre che la Serbia rappresenta per la Cina un buon punto d’accesso al mercato europeo e che il Paese dovrebbe sfruttare questa posizione. Come sottolinea, la Serbia non può diventare dipendente dal capitale cinese, ma la crescita economica del Paese dipende già dagli investimenti diretti esteri. “Con questi investimenti stiamo semplicemente aggiungendo un nuovo fornitore di capitali esteri. Ogni volta che gli investimenti stranieri diminuiscono, iniziamo immediatamente ad avere problemi con il tasso di crescita del PIL e siamo costretti a rivedere le previsioni al ribasso”, afferma Jevtović.

Secondo lui, l’arrivo di questi investimenti è positivo, ma non bisogna illudersi che qualcuno regali la propria tecnologia solo per simpatia. “Tutti questi investimenti non conoscono nazioni, conoscono soltanto l’interesse. Che arrivino da est o da ovest, ciò che conta è esclusivamente l’interesse”, sostiene.

Per quanto riguarda la fabbrica di robot, Jevtović evidenzia che la Serbia potrebbe beneficiare della crescita delle esportazioni, dell’occupazione e dell’eventuale trasferimento tecnologico. “Per quanto limitato possa essere, per il nostro livello attuale di sviluppo ogni trasferimento tecnologico è importante. Attraverso questo processo migliora anche la qualità della nostra forza lavoro. Ma se ciò non dovesse accadere, se nelle fabbriche lavorassero soltanto ingegneri cinesi senza condividere conoscenze e competenze, allora l’effetto sulla nostra economia non sarebbe dei migliori”, conclude Jevtović.

(Danas, 28.05.2026)
https://www.danas.rs/vesti/ekonomija/investicije-kina-tehnologija-roboti/

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