Circa 200.000 persone in Serbia hanno perso il lavoro durante lo stato di emergenza

In Serbia circa 200.000 persone, l’8% dei lavoratori, ha perso il lavoro durante la pandemia e lo stato di emergenza, se includiamo i lavoratori informali e i lavoratori autonomi; è il risultato di un’analisi del gruppo SeConS per l’iniziativa di sviluppo e la Fondazione Friedrich Ebert.

La ricerca è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.600 persone che erano impiegate nel mese di febbraio 2020.

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Per quasi la metà di coloro che hanno perso il lavoro, il motivo del licenziamento è stato dovuto all’interruzione forzata del lavoro dell’azienda, mentre a poco più di 1/5 degli intervistati non è stato offerto un nuovo contratto dopo la scadenza del precedente.

Nella maggior parte degli altri casi, i dipendenti sono stati costretti a dare le dimissioni poiché a causa dello stato di emergenza, dell’abolizione del trasporto pubblico, della chiusura di asili e scuole e della sospensione dei servizi di assistenza sociale per gli anziani, non potevano organizzarsi per andare al lavoro e dovevano prendersi cura dei familiari.

I più colpiti dalle perdite dei posti di lavoro sono stati i dipendenti delle società private, della ristorazione, del commercio, dell’edilizia, i lavoratori autonomi, i lavoratori informali, nonché quelli che lavoravano con contratti a tempo determinato.

I lavoratori di tutte le regioni della Serbia sono stati colpiti quasi allo stesso modo, anche se la perdita del lavoro è stata più spesso vissuta dai residenti di aree rurali che di città.

I giovani sono stati particolarmente interessati dal fenomeno; gli uomini nelle città e le donne nelle zone rurali.

Il 5,4% dei dipendenti è stato costretto a usufruire delle ferie annuali e un altro 4,1% le ha concordate con il datore di lavoro. Un quarto dei dipendenti ha lavorato part-time o ha fatto un numero inferiore di turni, mentre il 5,6% ha dovuto accettare una riduzione dello stipendio.

Il carico maggiore, ma anche il rischio maggiore durante la crisi COVID-19, è stato per le donne, le quali rappresentavano l’86% dei dipendenti in prima linea per quanto riguarda l’infezione. L’aumento del carico di lavoro in famiglia e l’assistenza ai familiari sono rimasti sulle donne (nel 70% delle famiglie), che svolgevano questi compiti prevalentemente anche prima della crisi, afferma la ricerca.

D’altro canto, i dipendenti serbi si sono adattati bene al lavoro da casa: circa 1/4 di loro si è organizzato da casa, il 90% afferma di aver avuto i mezzi adeguati per lavorare, mentre solo il 15% è stato meno efficiente del solito.

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