Il cioccolato della discordia: tensione tra Croazia e Serbia

Alcune barrette di cioccolato serbo offerte ai bambini dal Presidente della Croazia hanno lasciato l’amaro in bocca tra i due ex nemici, nel quadro di un rapporto che si va inasprendo a livelli mai visti dai tempi della guerra degli anni ’90.

Il ribattezzato “Chocolategate” ha avuto inizio quando, in occasione della visita presso un asilo nella città adriatica di Dubrovnik, il Presidente croato Kolinda Grabar-Kitarović ha distribuito dolcetti ai bambini che lo hanno accolto entusiasti. La tenerezza del gesto non è stata sufficiente a far passare però in secondo piano un dettaglio problematico: alcuni dei dolci offerti provenivano dalla Serbia. E il Presidente non avrebbe potuto scegliere un giorno peggiore per distribuire cioccolato serbo: la visita ha infatti avuto luogo il 6 dicembre, giorno del 25° anniversario di una battaglia fondamentale per difendere Dubrovnik dall’assedio delle forze serbe all’inizio della guerra per l’Indipendenza della Croazia nel 1990. I genitori, furiosi, hanno protestando asserendo che, tra tutti i giorni, il gesto del Presidente ha avuto luogo in quello più infelice.

“Questo è quello che mio figlio ha ricevuto dalle mani del Kolinda: la sua foto e una barretta di cioccolato serba”, ha scritto uno di loro su Facebook, aggiungendo “non è triste? Nel giorno dei difensori di Dubrovnik”.

All’indomani dell’accaduto, Grabar-Kitarovic ha porto le sue pubbliche scuse, spiegando di non aver controllato personalmente i dolci: “sono rimasto estremamente deluso dal momento che personalmente sostengo la campagna ‘Compriamo croato'”, ha dichiarato ai giornalisti, impegnandosi affinché simili incidenti non si verifichino ancora in futuro e affinché ai genitori vengano inviati prodotto croati.

Il disappunto provocato dal gesto del Presidente ha però valicato i confini della Croazia, provocando un’ondata di rabbia in Serbia, dove diversi ministri e media si sono scagliati contro quello che hanno definito l’atteggiamento del Capo di stato croato come “un esempio di razzismo incomprensibile”: tra tutti le voci si è levata quella del Ministro del Lavoro Aleksandar Vulin, il quale ha sollecitato una reazione da parte dell’Unione europea, di cui la Croazia è un membro.

“Di che tipo di normalizzazione dei rapporti possiamo parlare quando una semplice barra di cioccolato può provocare tale intolleranza etnica?”, ha commentato invece il Ministro del Commercio Rasim Ljajic.

Non ultime, aspre critiche sono state rivolte alla mossa di Grabar-Kitarovic da parte dei serbo-croati: “queste barrette di cioccolato verranno ricordate come le barrette della vergogna”, ha dichiarato comparendo in una trasmissione televisiva presso l’emittente N1 il leader serbo-croato Milorad Pupovac.

I rapporti tra le due ex-repubbliche jugoslave sono ora ai minimi termini, al livello più basso dalla guerra del 1991-1995, durante la quale Belgrado garantì il proprio sostegno politico e militare ai ribelli serbi che si opponevano alla proclamazione di indipendenza del paese. Belgrado e Zagabria hanno continuato ad accusarsi reciprocamente per i crimini di guerra commessi dalle loro forze sia durante la guerra del 1991-1995 che durante la seconda guerra mondiale.

(SBS, 12.12.2016)

http://www.sbs.com.au/news/article/2016/12/12/chocolategate-sours-ties-between-croatia-serbia

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One Reply to “Il cioccolato della discordia: tensione tra Croazia e Serbia”

  1. Edward Teach ha detto:

    Il mercato serbo è pieno di prodotti croati venduti (ed acquistati) senza alcun problema e di imprese croate che operano senza alcuna restrizione.
    Lo stesso non si può dire del mercato croato dove se ti presenti come società serba (ma anche italiana…meno male che siamo comunitari) vieni scartato di principio.

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